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11 febbraio 2017

NBA divieto per Oakley al MSG.Via il capo security

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Vietato l'accesso in futuro all'ex giocatore dei Knicks Charles Oakley al Madison Square Garden dopo la rissa di qualche giorno fa. Il presidente Dolan licenzia anche il capo della sicurezza della struttura. Mentre su Phil Jackson e Carmelo Anthony...

La soap opera in casa Knicks si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo la plateale cacciata di Charles Oakley durante il primo quarto della sfida contro i Clippers, la franchigia di New York ha deciso di vietare l’accesso all’ex giocatore dei Knicks al Madison Square Garden. Secondo quanto dichiarato da James Dolan in persona, questa non sarà necessariamente un’estromissione a vita, ma un allontanamento necessario per garantire che il Garden resti un “luogo confortevole e sicuro”. Il presidente dei Knicks ha poi proseguito: “Penso che Charles sia imbarazzato da quanto successo. Perché dovremmo esserlo noi? No, non lo siamo. È tutto molto triste. Lo staff del MSG è stato maltrattato, altro che imbarazzo – ci rifiutiamo di esserlo. È chiaro che Oakley sia arrivato al Garden quella sera con una missione da compiere. Sin dal momento in cui è entrato, fino a quando è stato portato fuori con la forza lui ha assunto questi comportamenti deprecabili, abusivi, orrendi”. Un attacco frontale, addolcito (almeno a parole) dal seguito delle dichiarazioni rilasciate ai microfoni del programma radiofonico The Michael Klay Show: “Mi ascolti, non c’è nessuna cosa che possa rendermi più felice del vedere Charles al centro del campo assieme ai suoi compagni ricevere tutti i premi che meritano, prendendosi tutti gli applausi. Tutto ciò che serve affinché questo accada è che lui rifletta sul suo modo di comportarsi”. 

La rissa sugli spalti durante la gara contro i Clippers

La storia non finisce qui - Nonostante Oakley sia stato uno dei beniamini dei tifosi del Garden nei suoi 10 anni di carriera con i Knicks, da quando si è ritirato non è mai stato invitato a prendere parte a ricorrenze o a partite della squadra di New York, proprio a causa delle tensioni fra lui e Dolan. Ogni volta che l’ex numero 34 è apparso sugli spalti a vedere le partite casalinghe in questi anni, ha sempre acquistato il biglietto di tasca propria. Come è accaduto anche lo scorso mercoledì. “Volevo soltanto essere trattato con rispetto”, ha commentato il diretto interessato, prima di postare via Twitter messaggi di ringraziamento rivolti ai tifosi che gli hanno manifestato il loro supporto. “Probabilmente ha dei problemi con l’alcool, ma non ne sono a conoscenza”, ha chiosato il presidente dei Knicks, lanciandogli l’ennesima stoccata. Oakley però ha già provveduto a muoversi per vie legali, come precisato dal procuratore David Z. Chesnoff in un comunicato ufficiale: “Il modo in cui il signor Oakley è stato trattato è preoccupante e lui intende avvalersi di ogni tipo di supporto legale di cui si può disporre in questi casi. Siamo fiduciosi di poter risolvere il problema e chiediamo a chiunque disponga di immagini, video o quant’altro che possano chiarire quanto successo di contattarci”. La storia sembra dunque tutt’altro che finita qui.

Il capo della sicurezza sì, Phil Jackson no - Non solo Oakley però non sarà più presente a bordo campo al Madison Square Garden, ma anche Frank Benedetto, uno dei capi della sicurezza della struttura newyorchese che ha già rivestito in passato ruoli di primo piano nella gestione delle scorte di due presidenti degli Stati Uniti. “Era già una situazione particolare e l’incidente con Oakley è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Quella è stata certamente una delle cause”, ha raccontato Dolan, che ha colto la palla al balzo per estromettere un componente dello staff a lui poco gradito. C’è poi il tempo anche per commentare la delicata situazione di campo dei Knicks, incapaci di vincere come tutti auspicavano quando tre anni fa fu contatto e assunto Phil Jackson. “Rispetterò il mio contratto con lui, ovviamente. Non sta scritto da nessuna parte quale sia il numero di vittorie da raggiungere o in quanto tempo questo traguardo debba essere raggiunto. Che mi piacciano o meno i risultati raccolti, rispetterò l’accordo fino alla scadenza: non eserciterò alcun tipo di opzione per uscire in anticipo dal contratto”. Phil Jackson quindi può godersi i suoi altri due anni di contratto con i Knicks. E Carmelo, invece? “Non sono io a dover dare spiegazioni. Vorrebbe dire immischiarsi col lavoro fatto da Phil e dirgli come dover agire. Non ho la minima intenzione di farlo”.

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