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25 febbraio 2017

NBA, i risultati della notte: Westbrook da record

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Russell Westbrook mette a referto la 28^ tripla doppia della sua regular season e trascina OKC al successo. DeMar DeRozan chiude con 43 punti, suo massimo in carriera, nella vittoria in rimonta contro Boston. Gli Spurs battono a domicilio i Clippers nonostante i problemi di falli di un Kawhi Leonard da 21 punti

Oklahoma City Thunder-Los Angeles Lakers 110-93 – Russell Westbrook ricomincia da dove aveva lasciato una settimana fa, mettendo a referto la sua 28^ tripla doppia stagionale in una gara in cui i Thunder hanno saldamente mantenuto il controllo nell’arco dei 48 minuti di gioco. Diciassette punti, 18 rimbalzi e 17 assist per la point guard di OKC - soltanto la decima volta nelle ultime 21 stagioni che un giocatore fa registrare una tripla doppia da almeno 15-15-15. Una gara partita male per Westbrook, incapace di trovare il bersaglio dal campo nei primi 20 minuti, in un match chiuso con 4/18 al tiro. Bene anche l’innesto dei due nuovi arrivati Taj Gibson e Doug McDermott, i quali hanno combinato per 20 punti totali in uscita dalla panchina. In casa Lakers da sottolineare i 29 punti di D’Angelo Russell in una squadra che senza la spinta realizzativa di Lou Williams da sfruttare a gara in corso, ha perso anche una delle sue poche armi di imprevedibilità. Ci sarà davvero tanto lavoro da fare per Magic Johnson nei prossimi mesi per rilanciare le ambizioni dei gialloviola. In bocca al lupo. 

Toronto Raptors-Boston Celtics 107-97 - Niente Kyle Lowry nella sfida al vertice della Eastern Conference tra Raptors e Celtics all’Air Canada Center. Poco importa, a guidare al successo in rimonta i padroni di casa ci pensa DeMar DeRozan, autore di 43 punti (suo massimo in carriera), decisivi nel recuperare i 17 di vantaggio accumulati nel secondo quarto da Boston. A cambiare il corso della partita anche i 15 punti dell’esordiente Serge Ibaka, oltre a un episodio controverso sul finire di primo tempo. DeMarre Carrol abbatte con un fallo duro Isaiah Thomas lanciato in contropiede: uno scontro e una rissa che col senno di poi giovano molto di più ai canadesi che, nonostante le sole cinque triple mandate a bersaglio, trovano le energie per rimettersi in partita nel secondo tempo. In casa Celtics non bastano i 20 punti del playmaker numero 4 (che non interrompe così la striscia da record di gare con almeno 20 punti a referto) e i 19 a testa di Marcus Smart e Jae Crowder. Boston palesa così ancora una volta la sua incapacità nel riuscire a vincere contro squadre di vertice della Eastern Conference, aggiornando il proprio record a quota 7 sconfitte, a fronte di 2 sole vittorie.

L.A. Clippers-San Antonio Spurs 97-105 – Dopo il ko contro Golden State, arriva anche quello incassato dai San Antonio Spurs per i ragazzi di coach Doc Rivers, giunti al termine di un back-to-back micidiale non solo più in basso in classifica (quinti alle spalle dei Jazz), ma anche ridimensionati in termini di ambizioni in una stagione che finora è stata avara di soddisfazioni. Non basta il ritorno in campo di un Chris Paul da 17 punti in 33 minuti di gioco, cinque settimane dopo il suo ultimo match. Cinque infatti sono anche i falli commessi da Kawhi Leonard, quando però mancano ancora 7 minuti alla fine del terzo quarto. Gregg Popovich è quindi costretto a far sedere in panchina il prodotto di San Diego State, uscito lasciando i texani sotto di due nel punteggio. Quando però ritrova il campo nove minuti più tardi, il punteggio dice +8 Spurs: una rimonta merito sia dei 31 punti combinati in uscita dalla panchina da Pau Gasol (anche lui al rientro post infortunio) e Patty Mills, che soprattutto frutto dello straordinario contributo di un Manu Ginobili da +24 di plus/minus in 22 minuti di gioco. È lui a mettere le ali a San Antonio, unica forza che sembra in grado di poter competere e tenere testa a Golden State tra le squadre della Western Conference.

Philadelphia 76ers-Washington Wizards 120-112 – John Wall e Bradley Beal dominano la partita al Wells Fargo Center: il primo mettendo a referto 29 punti e 14 assist; il secondo addirittura realizzandone 40 contro i Sixers. Tutto inutile però, perché ad avere la meglio sono proprio i padroni di casa, in controllo del match sin da subito e già in doppia cifra di vantaggio prima dell’intervallo. Joel Embiid è ancora convalescente, mentre Ben Simmons resterà ufficialmente fuori per tutta la stagione: poco importa, alla sirena finale ci pensano i 25 punti e 11 rimbalzi di Robert Covington, a cui si aggiungono i 20 di Dario Saric. Philadelphia interrompe così la striscia di successi dei capitolini, reduci da 15 vittorie nelle ultime 17 gare.

Indiana Pacers-Memphis Grizzlies 102-92 – I Pacers ripartono dopo le sei sconfitte consecutive collezionate prima della pausa per l’All-Star Game, battendo in casa i Memphis Grizzlies, grazie a un parziale da 64-42 a cavallo di secondo e terzo quarto, a cui gli ospiti non hanno più saputo replicare. Ben sei giocatori in doppia cifra per Indiana, tra cui non compare Paul George - desiderio di molte squadre nelle ultime ore di mercato, ma rimasto alla fine alla corte di Larry Bird. Nove punti, 9 rimbalzi e una serata storta al tiro per lui (3/12 dal campo) non hanno impedito ai Pacers di conquistare un successo che mancava contro i Grizzlies dall’11 novembre 2013. Memphis  perde così la 12^ gara contro una squadra dell’Est (a fronte delle dieci vittorie), tirando con solo il 41% dal campo. Troppo poco per impedire ai ragazzi di coach McMillan di incassare il 21° successo casalingo in questa regular season: è dalla stagione 1988-89 che i Pacers chiudono con un record positivo in casa, la striscia aperta più lunga in NBA.

Chicago Bulls-Phoenix Suns 128-121 OT - I 27 punti di un sempre più promettente Devin Booker hanno il sapore amaro della beffa per i Suns, battuti all’overtime in trasferta dai Chicago Bulls. Il numero 1 di Phoenix ha infatti sprecato la possibilità di regalare la vittoria ai suoi al termine dei 48 minuti, sbagliando il terzo tiro libero a un secondo e mezzo dalla fine, dopo aver mandato a bersaglio i primi due che erano valsi il pareggio a quota 108. Alla fine la portano a casa Dwyane Wade (23 punti) e Jimmy Butler (22), in una gara in cui i padroni di casa hanno concesso oltre il 52% dal campo agli avversari. Chicago allunga così al settimo posto, allontanando a ben quattro partite di distanza i Miami Heat attualmente noni.

Atlanta Hawks-Miami Heat 90-108 - Un nono posto raggiunto grazie all’importante successo in trasferta sul campo degli Atlanta Hawks; la 15^ vittoria nelle ultime 17 partite. Gli Heat infatti lo scorso 13 gennaio erano 11-30 al giro di boa della stagione, al punto più basso di una regular season alla quale non sembravano più avere molto da chiedere. Da quel momento in poi invece, la compattezza di squadra, unita alla ritrovata solidità difensiva, hanno rimesso in carreggiata la squadra di coach Spoelstra. Miami chiude la partita con 17 triple a bersaglio e con almeno 100 punti a referto per la 14^ gara consecutiva (record di franchigia eguagliato), brava ad approfittare dell’assenza di Dennis Schroder, punito con una gara di sospensione dopo essere tornato in ritardo dalla Germania al termine della pausa per l’All-Star Game. Non bastano ai padroni di casa i 21 punti di Paul Millsap, in una gara chiusa con il 38% dal campo dagli Hawks.

Milwaukee Bucks-Utah Jazz 95-109 - Appaiati al nono posto, con lo stesso record degli Heat, ci sono anche i Milwaukee Bucks, battuti in casa dagli Utah Jazz di un solidissimo Gordon Hayward, protagonista del match con i suoi 29 punti. Dopo soli quattro minuti scarsi di gioco, il prodotto di Butler sguscia via sulla linea di fondo e inchioda la schiacciata che chiude il parziale da 11-3 di inizio partita. L’abbrivio verso quella che è stata una gara in pieno controllo da parte degli ospiti, più precisi dal campo (50% vs. 43.2%), più abili a rimbalzo (42 vs. 35) e meno sbadati nel controllo del pallone (14 vs. 15 il conto delle palle perse). I 33 punti con 16 tiri di Giannis Antetokounmpo sono una gioia per gli occhi nei 34 minuti che resta sul parquet, dimostrazione di quanto sia meritata l’investitura da All-Star. Bisogna solo imparare a vincere con più frequenza, ma per quello c’è ancora tanto tempo.

Minnesota Timberwolves-Dallas Mavericks 97-84 - Sedicesima gara con almeno 20 punti a referto per Andrew Wiggins (27 alla sirena), che eguaglia così il record di franchigia in casa Minnesota Timberwolves e regala il successo ai suoi contro i Dallas Mavericks, in quello che a tutti gli effetti era uno scontro nella rincorsa ai playoff a Ovest. I ragazzi di coach Tom Thibodeau con questo successo infatti scavalcano proprio i texani e agganciano i New Orleans Pelicans all’undicesimo posto, distanti entrambe ora tre partite dall’ottava piazza occupata dai Nuggets. Doppie doppie sia per Karl-Anthony Towns (26 punti e 18 rimbalzi) che per Ricky Rubio (13 punti e 14 assist), mentre a Dallas non basta il massimo in carriera di Seth Curry, che chiude con 31 punti e 13/17 al tiro.

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