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06 marzo 2017

NBA, partita senza musica? “Patetica”, dice Green

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Il messaggio del Madison Square Garden

Il messaggio del Madison Square Garden (Foto Getty)

L'esperimento dei Knicks di non utilizzare musica e video di intrattenimento durante il primo tempo della partita con Golden State non è piaciuto proprio a nessuno, soprattutto a Draymond Green

Patetico, ridicolo, irrispettoso. Sono solo tre degli aggettivi utilizzati da Draymond Green per definire l’esperimento dei New York Knicks, che per tutto il primo tempo della partita di ieri non hanno utilizzato musica o intrattenimento nei tempi morti del matinée contro la miglior squadra della lega. Il risultato, però, non è piaciuto ai protagonisti in campo, soprattutto al mai quieto numero 23 dei Golden State Warriors: “È stato patetico e ridicolo. Ha cambiato il flusso della partita. Siamo abituati a giocare in un certo modo e questa scelta l’ha completamente cambiato. A mio modo di vedere è irrispettoso nei confronti di tutti, da Michael Levine [responsabile della NBA per l’intrattenimento e il marketing dei giocatori, ndr] a Rick Welts [presidente e direttore operativo degli Warriors, ndr] e tutte le persone che hanno cambiato il gioco dal punto di vista dell’intrattenimento”.

L’esperimento — I Knicks avevano annunciato la decisione di non utilizzare musica, video o intrattenimento attraverso un messaggio sui megaschermi del Madison Square Garden poco prima dell’inizio della gara, ma ai giocatori e agli allenatori la novità non è piaciuta per niente. “È stato come tornare alle medie, con i riscaldamenti in cui sei solo tu con i tuoi compagni” ha detto Steph Curry, anche lui non entusiasta dell’idea. “Ho letto il messaggio sul tabellone: volevano che i tifosi si godessero la partita nella sua forma più pura. È un bel modo di venderla…”. Un sentimento condiviso anche nell’altro spogliatoio, quello dei teorici padroni di casa: Kristaps Porzingis ha detto chiaramente che non gli è piaciuto, e Courtney Lee ha aggiunto che “ha tolto il fattore campo alla partita, perché il pubblico non era coinvolto e non ci ha dato energia”. Carmelo Anthony, dal canto suo, si è limitato a definire la scelta come “diversa”, mentre Steve Kerr ha chiosato con parole chiare: “È stato strano, davvero strano. A volte lo si da per scontato perché ogni partita NBA ha un sottofondo musicale, non ci fai quasi più caso fino a quando non lo trovi più. Sembrava di stare in chiesa, era davvero silenzioso. Forse lo hanno scelto perché era domenica, non so. Nel secondo tempo è andata meglio, sembrava più normale”.

B***c don’t kill my vibe — Proprio il vibe differente della gara prima dell’intervallo è la principale critica mossa da Green, il più vocale in assoluto nell’esprimere il proprio disappunto: “Avete visto il primo tempo? È stato orrendo, approssimativo, confuso. Non c’era alcun ritmo. E che ci crediate oppure no, tutte queste cose fanno la differenza in una partita. Ti aiuta a entrare in certo ritmo: quando c’è la musica, ti aiuta a entrare in uno stato mentale e fisico diverso. Non penso che lo abbiano fatto per farci un danno, ma di sicuro lo hanno fatto alla partita. Devono prendere questa idea e cestinarla immediatamente”. Un vero e proprio rant sul tema che per Green abbraccia anche prospettive più ampie: “Nel mondo si va avanti cercando di rendere migliori le cose, non tornando indietro a quando le cose facevano schifo. Voglio dire, i computer oggi fanno qualsiasi cosa per noi: [stasera] invece è stato come tornare alla carta. Perché mai si dovrebbe fare? È stato ridicolo”. Se qualcun altro avrà l’idea di replicare l’esperimento dei Knicks, conviene che si prepari a una veemente risposta da parte dei giocatori in campo.

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