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NBA, i risultati della notte: rimonta Spurs da -28

NBA
Senza Leonard e Aldridge, il migliore degli Spurs torna a essere Manu Ginobili: per lui 19 punti dalla panchina (foto Getty)

Senza Kawhi Leonard e LaMarcus Aldridge, gli Spurs vanno sotto di 28 contro i Kings prima di compiere la più grande rimonta dell'era Popovich. Utah passa a Houston e Minnesota batte i Clippers, mentre Denver cede in casa contro Washington senza Gallinari e Jokic

San Antonio Spurs-Sacramento Kings 114-104 – Niente Kawhi Leonard e LaMarcus Aldridge, playoff già matematicamente conquistati e Sacramento King in controllo sul 59-31 a quattro minuti dalla fine del primo tempo all’AT&T Center. Ci sta, è naturale tirare un minimo i remi in barca in un momento della regular season in cui è lecito staccare mentalmente. Non a San Antonio però, dove una sfida del genere diventa pretesto per piazzare la più grande rimonta dell’era Popovich agli Spurs, mai riuscito a vincere una gara dopo essere stato sotto di 28 punti (anche perché non è successo molto spesso). Manu Ginobili, Patty Millse David Lee orchestrano un ritorno in gran carriera, piazzando 66 punti in un secondo tempo da 57% al tiro e 47% da tre. Segnano tutti e i Kings non riescono a opporsi alla mareggiata. Alla fine sono 26 per Tyreke Evans e 15 per Labissiere, ma soprattutto sono 50 vittorie stagionali per i texani; la 18^ regular season consecutiva, mai nessuno c’era riuscito in NBA.

Houston Rockets-Utah Jazz 108-115 – Per la prima volta dopo 18 partite, Houston resta sotto le 10 triple segnate (8/32, solo il 25%) e peggio di tutti fa James Harden, che sbaglia tutti i suoi 8 tiri dall’arco. “Il Barba” ne segna lo stesso 35 (con 15/16 dalla lunetta) ed è la 73^ volta che ciò accade ma la prima senza neppure una tripla, in una serata in cui – collezionando 6 palle perse – infrange il suo stesso record stagionale (376 contro le 374 dello scorso anno). Utah – pur senza George Hill e Derrick Favors – ne approfitta vincendo la quarta gara consecutiva con i 23 a testa di Gordon Hayward e Rudy Gobert, che ci aggiunge anche 10 rimbalzi, mantenendo per quasi tutta la gara un margine di vantaggio in doppia cifra. Dei tre incontri stagionali contro i Rockets, i Jazz ne hanno così vinti due e si stanno avvicinando al terzo posto a Ovest di Houston, da cui distano solo tre partite.

Minnesota Timberwolves-L.A. Clippers 107-91 – La doppia doppia n°100 in carriera di Karl-Anthony Towns (solo Dwight Howard ha tagliato questo traguardo a una più giovane età) è anche la sua settima gara in fila con almeno 20 punti e 14 rimbalzi, una striscia che non si vedeva dai tempi di Charles Barkley nel 1989-90. Ma ai 29 con 14 rimbalzi di Towns, i T’Wolves ne aggiungono 20 di Andrew Wiggins e 15 con 12 assist e 6 rimbalzi di Ricky Rubio, capitalizzando in 23 punti le 17 palle perse dei Clippers, dominandoli sotto canestro (50-36 il conto a rimbalzo, 62-40 quello dei punti nell’area pitturata) e volando spesso e volentieri in contropiede (20-2). Il migliore per gli ospiti è DeAndre Jordan con 20 punti e 13 rimbalzi, ne mette 16 Blake Griffin mentre Chris Paul si ferma a 3/9 dal campo per 7 punti e 10 assist: per la prima volta dopo 9 successi, L.A. torna dal Minnesota con una sconfitta.

Denver Nuggets-Washington Wizards 113-123 – I Denver Nuggets, senza Danilo Gallinari fuori a causa dell’influenza oltre che a Jokic e Faried, restano in partita contro Washington soltanto un quarto, prima di essere travolti dall’artiglieria pesante del quintetto degli Wizards, tutto in doppia cifra trascinato dai 30 punti e 10 assist di John Wall e dai 23 con 5 triple e 5 assist di Bradley Beal. A metà terzo quarto il tabellone recita spesso +20 in favore dei capitolini, bravi a realizzare 97 punti in tre quarti contro la peggiore difesa NBA. Washington chiude il match sfiorando il 57% di realizzazione dal campo, rendendo del tutto inutili i 26 punti di Gary Harris e i 21 di Chandler, chiamati invano a fare le veci dei tanti assenti. I Nuggets così perdono ancora e vedono avvicinarsi così i Portland Trail Blazers alle loro spalle, distanti ormai soltanto due vittorie.

Orlando Magic-Chicago Bulls 98-91 – Elfrid Payton è il protagonista del match vinto dai Magic in casa contro i Bulls. Una gara che aveva un peso soprattutto per gli ospiti, in piena lotta playoff a differenza della squadra della Florida, sprofondata sempre più giù nella Eastern Conference in una stagione che da salto di qualità si è rivelata invece ennesima mediocrità. Una delle poche note positive però è proprio la point guard numero 4, autore di 22 punti, 14 rimbalzi e 14 assist; seconda tripla doppia consecutiva dopo quella contro i Knicks – quinto giocatore a riuscirci in stagione dopo Westbrook, Harden, James e Jokic. A Chicago invece, senza Dwyane Wade, non bastano i 21 di Jimmy Butler a evitare la quarta sconfitta nelle ultime cinque gare.

Milwaukee Bucks-New York Knicks 104-93 - I New York Knicks dicono ufficialmente addio alle loro ambizioni playoff in una regular season che da riscatto si è presto trasformata in soap-opera; tra sparizioni, risse a bordo campo e trade non riuscite/mancate/rifiutate, al Madison Square Garden si è davvero visto di tutto. Tranne che una squadra competitiva, ormai lontana cinque partite e mezzo dall’ottavo posto dei Chicago Bulls.  A Milwaukee l’ultimo carnefice della stagione dei Knicks è Giannis Antetokounmpo, trascinante con i suoi 32 punti, 22 dei quali arrivati nel secondo tempo, dopo che gli ospiti erano andati oltre la doppia cifra di vantaggio. “È venuta fuori la mia natura competitiva: quando li ho visti sopra di 10 o 12, non mi sono fermato molto a pensarci. È stato tutto molto naturale”. I Knicks chiudono con tutto il quintetto in doppia cifra, dai 26 di Derrick Rose ai 16 di Carmelo Anthony. L’ennesimo losing effort di una stagione che a New York non vedono l’ora finisca.

Indiana Pacers-Detroit Pistons 115-98 – Detroit non va mai volentieri in Indiana: quinta sconfitta in fila dei Pistons coi Pacers, e dopo il -21 dello scorso 4 febbraio arriva un’altra secca sconfitta (-17): “Non abbiamo difeso”, le dure parole di coach Stan Van Gundy, che di sicuro  non è riuscito a trovare un antidoto per Paul George: a 26.3 di media nelle tre precedenti sfide stagionali, ha chiuso a 21 ma ne ha segnati 13 nel terzo quarto decisivo, riposando poi in panchina per tutto il quarto periodo. Indiana tira benissimo dall’arco (11/23, 47.8%) e ha 18 punti con 9/14 al tiro da Thaddeus Young, mentre per Detroit il migliore è Tobias Harris a quota 22, con Stanley Johnson a 17, suo massimo stagionale, e Andre Drummond alla 43^ doppia doppia (14+15 rimbalzi).  

Atlanta Hawks-Brooklyn Nets 110-105 – L’uomo più atteso del match ha risposto presente. Dennis Schroder, panchinato durante la gara contro Golden State e già escluso precedentemente dopo essere ritornato in ritardo dopo la pausa per l’All-Star Game, è stato il protagonista in positivo dall’inizio alla fine della sfida vinta contro Brooklyn, autore di 31 punti e 5 assist, molti decisivi in un finale di gara più combattuto del previsto. “Alle volte sono troppo competitivo e questo mi porta a dire delle frasi durante il match che possono essere fraintese e possono farmi passare per pazzo”, racconta il playmaker tedesco a fine gara. Al suo fianco, Paul Millsap e i suoi 24 punti realizzati grazie allo stesso 10/21 al tiro: “Personalmente l’ho visto molto cresciuto, molto maturo. Un ragazzo che ha subito dimenticato quanto successo nell’ultima gara, impegnandosi al massimo senza stare a pensare a quanto accaduto”. Certo, dall’altra parte i Brooklyn Nets non rappresentavano l’ostacolo più complesso da superare (27 punti per Sean Kilpatrick in uscita dalla panchina e poco altro), ma pur di interrompere la striscia di tre sconfitte consecutive ogni avversario era ben accetto.

Toronto Raptors-New Orleans Pelicans 94-87 - “Sono pronto, sono pronto ogni dannata sera. Datemi una possibilità e lotterò duro su ogni pallone”. Non sono le parole né di Davis né di Cousins, ma quelle del lungo protagonista del match grazie al quale Toronto ha portato a casa il successo contro New Orleans. Jonas Valanciunas ha fatto la voce grossa sotto le plance, sgomitando nel catturare 13 rimbalzi e ha segnato tanti canestri decisivi in un finale in cui a dare una mano ai Raptors ci ha pensato l’incapacità realizzativa negli ultimi cinque minuti di gioco dei Pelicans. A quel punto del match Anthony Davis era già fuori dai giochi, uscito a causa di una botta al polso sinistro che tuttavia non gli ha impedito di realizzare i due tiri liberi guadagnati con la mano destra. Per lui dunque soltanto 17 minuti in campo, meno della metà di quelli di un Cousins da 25 punti, ma -6 di plus/minus, alla sesta sconfitta nelle sette gare giocate con i Pelicans. Toronto invece passa nonostante il lungo degente Kyle Lowry e un impreciso DeMar DeRozan da 14 punti e 5/15 al tiro: conta poco; l’importante è essersi rimessi in corsa alla caccia del secondo posto a Est.

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