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21 marzo 2017

NBA, Celtics: reunion del titolo 2008 senza Allen

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Allen, Pierce e Garnett

Allen, Pierce e Garnett a Roma nel 2007 (Foto Getty)

Rajon Rondo sta organizzando un viaggio insieme agli ex compagni per celebrare il decennale del titolo vinto nel 2008, ma tra gli invitati non ci sarà Ray Allen

I Boston Celtics campioni nel 2008 sono una delle squadre più iconiche dell’ultimo decennio, una collezione di talenti e personaggi che in un solo anno sono riusciti immediatamente a vincere il titolo NBA, rimanendo al top della lega per le successive quattro stagioni. Il loro mantra era l’espressione della lingua bantu Ubuntu, che significa “benevolenza verso il prossimo” e si basa sulla compassione e il rispetto dell’altro con un desiderio di pace e fratellanza. I Celtics la ripetevano ad ogni huddle prima delle partite e in uscita dai timeout, ma qualcosa deve essersi spezzato nell’estate del 2012, quando Ray Allen — uno dei tre membri cardine di quella squadra insieme a Paul Pierce e Kevin Garnett — decise di rifiutare la proposta di rinnovo dei Celtics e di unirsi ai Miami Heat dei nuovi Big Three formato da LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh, vincendo il titolo del 2013. Un addio che anche a distanza di anni non è stato perdonato dai membri della squadra campione del 2008, come testimoniato dal fatto che Rajon Rondo, impegnato a organizzare una reunion per la squadra in occasione del decennale del titolo, non ha ritenuto opportuno invitare il miglior tiratore della storia NBA. “Ho chiesto a un po’ di ragazzi e mi hanno risposto di no scuotendo la testa” la giustificazione data da Rondo a Marc Spears di The Undefeated. Un altro giocatore di quella squadra, in forma anonima, ha detto solo: “Ray se ne è andato. Ed è andato dal nemico”.

Paul Pierce e Ray Allen

 

Ci eravamo tanto amati — “È una lunga storia [quella di quell’addio], ma è andata come è andata” ha commentato Rondo, che non ha mai avuto un rapporto idilliaco con Allen e che pare sia stato uno dei motivi principali per cui il tiratore decise di andarsene. “Non ho una buona analogia per spiegare cosa è successo. Semplicemente non è stata la migliore delle separazioni, e nemmeno la migliore delle cose che potesse succedere alla nostra squadra e al nostro legame. Eravamo in guerra contro quei tizi [di Miami]. Unirsi al nemico è una cosa rara. O meglio, non lo è più così tanto: ora è quasi la normalità”. I termini con cui i membri di quella squadra descrivono la scelta di Allen sono quelli del tradimento, umano prima ancora che sportivo: “Per la mentalità che avevamo in quel gruppo, è una cosa che non si poteva fare. Ti fa rimettere in dubbio tutto quello che è successo in quelle finali [di conference nel 2012, in cui gli Heat rimontarono e vinsero la serie in gara-7, ndr]. Da che parte stava? Non sanguinava verde [come noi]. La gente pensa che abbiamo un rapporto incasinato, ed effettivamente non era il migliore possibile. Ma non sono solo io [a non volerlo]. Ho chiamato un paio degli altri veterani e gli ho chiesto cosa volessero fare per questa situazione: mi hanno risposto di rimanere con quelli che siamo [quindi senza Allen, ndr]”. 

Tradimento — Anche Paul Pierce nelle scorse settimane è stato intervistato da Spears per parlare della situazione legata a “He Got Game”, anche se non specificatamente sulla reunion. “È stata una situazione difficile perché pensavamo che fosse un tradimento. Per questo alla fine si è evoluta in quel modo, bloccando le comunicazioni tra di noi. Ray non aveva un grande rapporto con Rondo, ma non c’entrava: [prima di prendere la sua decisione] non ha parlato con nessuno di noi, da me a Kevin a Rajon. Avevo cercato di chiamarlo, ma non mi ha mai risposto prima della firma. Miami era la nostra rivale. Eravamo fratelli, eravamo arrivati assieme. Volevamo almeno un cenno o un’idea di cosa gli stesse passando per la testa. Poi all’improvviso se ne è andato. Quella è stata la più grande delusione per me: non ricevere nemmeno una chiamata in quel periodo”. Non tutti i membri della squadra però sono contro Allen (il quale non ha commentato la storia di The Undefeated): Leon Powe, oggi scout per i Celtics, ha dichiarato che “davo per scontato che Ray venisse chiamato: è uno dei miei ragazzi, e preferirei che un invito gli venisse quantomeno esteso”. Un altro giocatore di quella squadra, Scot Pollard, sul suo account Twitter ha scritto di non essere stato contattato, così come all’appello manca ancora P.J. Brown (apparentemente difficile da trovare in questo momento).

Il viaggio — Rondo ha deciso di organizzare un viaggio con i suoi ex compagni per celebrare il decennale di quel titolo, spiegando che “dovrebbero esserci tutti: girando per gli Stati Uniti ho incontrato Eddie House a Phoenix, Brian Scalabrine, Leon Powe. Andremo fuori dal paese in una località che preferiamo non divulgare: staremo insieme, ci godremo la vita, rifletteremo e ci racconteremo come stanno andando le cose. Anche se il decennale sarà solo l’anno prossimo, ho deciso di anticiparlo a quest’estate”. Un timing che porta a pensare a un altro viaggio insieme, quello che nell’estate del 2007 (stavolta sì, davvero decennale) portò i Celtics in Italia a Roma per una partita di pre-season. Una settimana passata insieme indicata da tutti i membri di quel gruppo come uno dei momenti chiave della stagione per incontrarsi e iniziare a legare sin da subito, essendo costretti a vivere assieme lontano dagli Stati Uniti. Chissà che la reunion organizzata da Rondo non si svolga proprio nella Città Eterna che dieci anni fa ha visto iniziare la loro lunga cavalcata insieme — anche senza uno dei personaggi più importanti per quei cinque anni passati insieme in cima all’NBA.

Pierce, Garnett e Allen a Roma (Foto Getty)

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