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La rinascita di Quincy Pondexter: dal letto d’ospedale alla NBA

NBA
Quincy Pondexter, 29 anni, in campo contro i Toronto Raptors (foto Getty)
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L'ala dei Chicago Bulls è tornata in campo dopo due anni di assenza a seguito di tre operazioni chirurgiche al ginocchio e una gravissima infezione che lo ha portato a un passo dalla morte: "È stato un viaggio pazzesco, non scambierei questo momento per niente al mondo"

La prima partita dell’anno rappresenta sempre un nuovo inizio. Per alcuni, però, può rappresentare una vera e propria rinascita. È il caso di Quincy Pondexter, veterano con cinque stagioni di NBA alle spalle che ieri notte a Toronto è tornato in campo dopo due anni di assenza a seguito di tre interventi chirurgici al ginocchio sinistro. Un avvenimento del genere sarebbe già una storia di per sé, ma è ciò che ha dovuto affrontare l’ala dei Chicago Bulls a rendere straordinaria anche una prestazione tutto sommato normale da 8 punti in 12 minuti per una squadra destinata agli ultimi posti della lega, peraltro prendendosi in testa una schiacciata dal rookie O.G. Anunoby. “La cosa peggiore dei due anni lontani dal campo? Essere su un letto d’ospedale e rischiare di morire”, ha detto senza girarci troppo intorno il 29enne, che ha dovuto sconfiggere nello scorso gennaio una terribile infezione alla pelle chiamata MRSA (in inglese Methicillin-resistant Staphylococcus aureus) che ha messo a rischio la sua stessa vita. “Avevo degli organi con degli scompensi, non ero messo bene per niente” ha dichiarato ieri Pondexter dopo la gara. “È stata dura. Ho pregato. La mia famiglia mi è rimasta vicina. Essere di nuovo in grado di giocare a pallacanestro è pazzesco. Questo viaggio è stato incredibile”.

A un passo dalla morte

Il suo percorso è stato raccontato in un lungo pezzo di ESPN nel quale Pondexter ha parlato per la prima volta di tutto quello che gli è successo: i mesi passati giocando sul dolore per non lasciare i Pelicans in piena corsa per i playoff nel 2015; l’intervento di pulizia al ginocchio che si è trasformato in una micro-operazione in artroscopia, poi rivelatasi fallita; la seconda operazione per cercare di rimediare ma con degli effetti collaterali non previsti; il crollo fisico in una farmacia di New York in preda ai sintomi dell’infezione che hanno costretto la sua famiglia a un viaggio da una costa all’altra per stargli vicino, visto che era seriamente convinto di essere a un passo dalla morte; le febbrili 24 ore successive necessarie per debellare l’infezione e le lunghe settimane di riabilitazione per tornare anche solo a camminare, avendo perso quasi 10 chili. Oggi Pondexter, dopo mesi a lavorare incessantemente sul proprio corpo anche per 20 ore al giorno, si trova a Chicago perché scambiato dai Pelicans per motivi salariali, ma con la maglia dei Bulls può cercare di riprendere confidenza con il campo e far ripartire la sua carriera rendendosi appetibile per una squadra da playoff alla ricerca di un 3&D sul perimetro. Al fianco di Robin Lopez, suo compagno di high school in California, può dare una mano nello spogliatoio con la sua etica del lavoro e la sua storia incredibile: “Sono ossessionato dalla pallacanestro, la amo fino alla morte. Il basket è ciò che mi ha permesso di superare tutto quanto insieme alla mia famiglia. Non scambierei questo momento con niente al mondo: quello che provo nel mio cuore non ha prezzo” ha dichiarato dopo la partita di Toronto. A volte, anche una sola partita di regular season può avere dietro un significato molto, molto più grande.

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