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NBA, chi si rivede: Darko Milicic fa l'ultrà in curva per Stella Rossa-Arsenal

NBA

L'ex scelta n°2 al Draft 2003 - infaustamente scelto prima di Carmelo Anthony, Chris Bosh e Dwyane Wade - scatenato in curva al seguito della sua Stella Rossa di Belgrado in trasferta a Londra per la sfida di Europa League

Le ultime notizie relative a Darko Milicic – l’indimenticata ma dimenticabile seconda scelta assoluta al Draft 2003, dopo LeBron James ma davanti a Carmelo Anthony, Chris Bosh e Dwyane Wade – erano dello scorso agosto, quando un reportage uscito su ESPN Deportes aveva fatto il punto sulla vista post-NBA del giocatore serbo. Ne era emerso un ritratto ai limiti dell’incredibile, di una persona totalmente diversa per atteggiamento e comportamenti dal 99% del resto dei giocatori – se non del mondo. A partire dal modo in cui aveva scelto di accettare il suo fallimento: “Wade, ‘Melo, Bosh, voi avete sicuramente fatto meglio di me, ma quello che viene ricordato di più sono io”, afferma oggi ironicamente, senza specificare di venir ricordato per meriti tutt’altro che sportivi. Di Milicic si racconta di come, appena sbarcato nella NBA, raccontasse a tutti di voler essere come Kevin Garnett, “ma solo perché mi avevano detto di dirlo, io neppure sapevo bene chi fosse”; di quando, tornato a casa dalle partite – spesso senza aver giocato che pochi inutili minuti – prendesse selvaggiamente a pugni i muri di casa, creando degli enormi buchi nelle pareti (quelli di Memphis hanno subìto il trattamento peggiore); di come Chauncey Billups abbia dovuto convincerlo a farsi la doccia all’arena, finita la partita, senza andare a casa a farla o di quando gli ha insegnato a guidare, non senza rischiare la vita “perché Darko aveva la tendenza ad accelerare ogni volta che entrava in curva”; di come esagerasse con la bottiglia in mano (“il classico comportamento adolescenziale”, dice lui oggi: “non puoi essere la star della squadra, allora vuoi essere il bad boy”) e di quando, il giorno stesso di una gara dei suoi Celtics, ultima tappa della sua carriera NBA, andò a bussare all’ufficio di Doc Rivers. “Coach, io ho già fatto i bagagli. Vado”. “Ma dove vuoi andare, Darko? Stasera abbiamo una partita!”. Niente da fare, Darko i bagagli li aveva fatti per davvero, e la sera stessa era già su un aereo per la Serbia. Basta con la NBA, finita l’avventura da giocatore professionista. Ma tutt’altro che finite le avventure, tout court

Dai ring del kickboxing alle curve degli stadi

Emozioni che Milicic, lontano dal parquet, ha cercato prima sul ring, abbozzando un’improbabile carriera nel kickboxing. “Al primo incontro – ricorda la moglie – è salito sulla bilancia per la cerimonia del peso… e l’ha spaccata. Ci hanno messo mezz’ora per trovarne un’altra. Ha spaccato anche la seconda”. Alla fine gli han chiesto quanto pesasse (135 chili, come oggi) e l’hanno mandato sul ring. Non è andata bene, per cui l’ex Pistons ha deciso di cercare brividi ed emozioni comparabili nella velocità. Il suo parco auto lo conferma: una Porsche Panamera (targa del Minnesota), un Range Rover (New York), una Mercedes S600 (Tennessee) e un truck della Ford, un F350. Poi però l’epifania: Darko Milicic trova lontano dal basket, lontano dal mondo dello sport, lontano dagli eccessi la sua ragione di vita. Mele e ciliegie. Coltivazioni sterminate di frutta, il suo business attuale, che l’ex n°2 assoluta al Draft 2003 produce ed esporta ovunque, dal Dubai alla Russia fino all’Africa. Un viaggio in Italia per studiare le diverse qualità di frutteti è stato fondamentale nella nascita della sua nuova passione, che però – e queste sono notizie dell’ultima ora – evidentemente non è l’unica. Perché per un ragazzo serbo come lui, nato a Novi Sad, meno di cento chilometri da Belgrado, la passione per la Stella Rossa è normale e quasi scontata. Meno normale, però, ritrovarlo sugli spalti dell’Emirates Stadium di Londra durante la sfida contro l’Arsenal, stesso girone (gruppo H) di Europa League. Non in tribuna d’onore (non fa per Darko…), ma in mezzo ai tifosi serbi in trasferta in Inghilterra e in piedi – spalle al campo – a guidare i cori dei supporter della Stella Rossa. È finita 0-0, e i serbi ora sono al secondo posto – ma a 5 punti di distanza – proprio dall’Arsenal, che guida il gruppo. C’è da guardarsi alle spalle, dal Bate Borisov, ma se la squadra bielorussa viene a conoscenza della presenza di Milicic tra gli “ultras” della Stella Rossa, si potrebbero guardar bene dal volergli dare un dispiacere. 

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