NBA: Kyle Kuzma, il compagno di giochi di Lonzo Ball che fa sognare i Lakers

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I due rookie dei Lakers danno spettacolo anche in allenamento e lasciano ben sperare i tifosi losangelini; per Kuzma le sfide contro Ball sono molto meno impegnative di quanto affrontato in passato nella sua complicata infanzia

La parola rebuilding non era mai stata presente nel vocabolario dei Los Angeles Lakers, almeno fino a qualche anno fa. Da quando però si è dovuto fare di necessità virtù, le cose non sempre hanno preso la piega sperata, dopo che ripetuti buchi nell’acqua e la sfortuna (l’infortunio all’esordio di Julius Randle è soltanto uno dei tanti episodi) hanno rimandato ogni volta un po’ più in là l’inizio della rinascita. Vietato dunque cantar vittoria, ma il presente sembra finalmente aver riservato ai giallo-viola la speranza di poter sognare un futuro migliore, soprattutto grazie alla maturità dimostrata da Brandon Ingram, e al duo di rookie a cui sono vengono quotidianamente affidate responsabilità in quintetto: Lonzo Ball e Kyle Kuzma, la luce in fondo al tunnel che a Los Angeles sperano non diventi il faro dell’ennesimo treno lanciato in direzione opposta. Piccola parentesi: questo articolo doveva soltanto fare da corollario alle spettacolari immagini dei due rookie che si sfidano in allenamento, segnando a ripetizione l’uno in faccia all’altro canestri fuori equilibrio, conditi da divertenti prese in giro (“He can’t guard me”, urla Lonzo a un certo punto guardando fisso nella telecamera). Scavando, leggendo e guardando numeri e dichiarazioni, si scopre però che in realtà la storia di Kuzma è una di quelle che merita di essere raccontata. “L’altro rookie” scelto dai Lakers lo scorso giugno infatti ha conquistato spazio e importanza anche grazie al suo vissuto, spesso molto più complicato rispetto ad andare a lottare a rimbalzo contro giocatori ben più alti di lui (una delle tante critiche che gli vengono mosse).  

“Il giocatore più forte di tutta Flint”

La sua storia parte da un posto molto particolare degli USA (con tutta l’accezione negativa che potete dare all'aggettivo): Flint, la settima città più grande del Michigan tristemente nota per il disastro idrico che ha messo in ginocchio l’intera comunità. In città infatti ormai da anni tutta la popolazione è costretta a non utilizzare l’acqua che viene fuori dai rubinetti perché contaminata e piena zeppa di piombo, dopo che le scelte sciagurate e votate al risparmio effettuate dall’amministrazione pubblica hanno prima portato all’utilizzo dell’acqua tossica del fiume cittadino (da cui Flint prende il nome) e poi distrutto la rete idrica, al momento la causa principale per cui la gente continua ad avere a disposizione soltanto acqua non potabile. Bisognerebbe sostituire l’acquedotto ormai definitivamente danneggiato, ma semplicemente non ci sono soldi per farlo. E così le persone sono costrette a fare scorte di acqua in bottiglia per evitare di restare intossicati. Ecco, questo è il contesto in cui Kyle Kuzma ha vissuto i primi sedici anni della sua vita. “Non ho alcuna intenzione di tornare indietro, di guardare al passato. Ho sempre sognato di esplorare il mondo e di far sì che la mia vita andasse ben oltre Flint”. Difficile dargli torto, soprattutto considerando quanti sacrifici lui e sua madre sono stati costretti a fare in quegli anni. Karri Kuzma infatti aveva dovuto rinunciare al college, alla sua laurea alla scuola d’arte per prendersi cura del figlio che non aveva messo in preventivo, ma che l’aveva costretta a tornare a casa. A Flint. Un posto dove non poter bere l’acqua dal rubinetto, dove non poter aprire la bocca durante la doccia. “Se fosse rimasto qui, avrebbe avuto possibilità molto più ridotte. Non avrebbe mai avuto l’opportunità di farsi notare al college e di far sì che la sua vita prendesse una piega totalmente diversa”. Schiacciare nel canestro di gomma e tirare i liberi da una fantomatica linea del tiro libero è uno dei primi ricordi della sua infanzia, così come in molti ricordano in città la spavalderia del ragazzo che andava in giro a raccontare ai suoi insegnanti e amici di come avrebbe sfondato un giorno in NBA.

La NBA e la conquista del posto in quintetto ai Lakers

Il necessario viaggio a Philadelphia per un camp estivo quindi porta in dote non soltanto la malinconia di essere costretto a star lontano da mamma Karri, ma soprattutto una chiamata al college da parte di Utah, la scuola che in tre anni lo renderà a tutti gli effetti un giocatore in grado di sudarsi la possibilità di andare a prendersi una chiamata al Draft. Uno di quelli a cui un’eccellente NBA Combine e 17 workout bastano a convincere i Lakers a spendere la loro 27^ chiamata all’ultimo Draft per sceglierlo, selezionato dai Nets soltanto pro-forma e poi subito spedito a Los Angeles all'interno della trade che ha portato D’Angelo Russell e Timofey Mozgov a New York. Non un approdo scontato per un ragazzo definito dal suo allenatore dell’high school: “Non è un grande difensore, non è un grande attaccante né tantomeno uno che sa trattare molto bene il pallone dal palleggio. Ma è in grado di fare bene tutto il resto”. L’esatto opposto insomma di quanto possa andare a caccia una franchigia all'interno di una Lega che punta all’eccellenza. Kuzma però, sin dalla Summer League, ha fatto di tutto per contraddire la folte schiera di scettici: 21.9 punti e 6.4 rimbalzi di media dopo, si era già ritagliato il ruolo di miglior realizzatore dei Lakers in estate. Prestazioni confermate anche in preseason, durante la quale ha chiuso le sei partite oltre i 17 punti. Abbastanza per convincere coach Walton prima a ritagliargli un posto importante in uscita dalla panchina, per poi affidarsi a lui sin dalla palla a due nelle ultime gare dei Lakers. Una responsabilità che lo ha motivato ancora di più, facendo crescere la sua produzione da 15 a 17 punti e soprattutto il suo impatto sotto i tabelloni, triplicando i rimbalzi catturati. Numeri ancora poco indicativi (si sta parlando di un campione di due partite, entrambe stranamente vinte dai Lakers). Magari però, oltre a essere un prospetto interessante sul parquet, schierarlo in quintetto può diventare anche una questione scaramantica. E ai giallo-viola ricorrere anche a quella al momento non guasta.

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