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NBA, senza Gallinari Clippers ancora ko a San Antonio, cadono Washington e OKC

NBA

L'azzurro salta per infortunio la gara in Texas, L.A. perde la quarta delle ultime cinque. Porzingis ancora decisivo nella vittoria di New York su Charlotte, brutti scivoloni per Wizards e Thunder, contro Dallas e Sacramento

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San Antonio Spurs-L.A. Clippers 120-107

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Danilo Gallinari non ce la fa a recuperare dall’infortunio muscolare al gluteo sinistro che lo aveva fermato ai box nel secondo tempo della sfida di domenica contro Miami e il suo posto in quintetto è affidato a Wesley Johnson. Dall’altra parte, gli Spurs sono sempre senza Tony Parker e Kawhi Leonard, dato da coach Popovich “in ritardo sulle tabelle di recupero” (peraltro mai comunicate). “Il suo corpo ha reagito più lentamente del previsto alla riabilitazione, ci vorrà ancora un po’ prima di rivederlo in campo”. Sono in campo invece Danny Green (24 punti), Rudy Gay (22) e Pau Gasol (19 con 8 rimbalzi e 6 assist), tutti al proprio massimo stagionale, capaci di segnare un combinato 11/15 da tre punti. È una serata magica per tutti gli Spurs dall’arco: le 15 triple a segno (su 28) sono anch’esse il miglior dato fin qui messo a referto, così come anche i 12 recuperi di squadra. Sono le basi per la terza vittoria consecutiva dei nero-argento, ancora una volta guidati da LaMarcus Aldridge, miglior marcatore a quota 25 punti. Per i losangelini, giunti alla quarta sconfitta nelle ultime cinque gare (dopo il 4-0 di avvio campionato), il migliore è Austin Rivers a quota 24, con 10/17 al tiro e un ottimo 4/6 dall’arco, mentre 17 ne aggiunge Lou Williams dalla panchina. Fa fatica Blake Griffin, solo 4/13 al tiro (ma con 2 triple a segno) e 15 punti per lui, cui aggiunge 9 rimbalzi e 6 assist, mentre DeAndre Jordan viene limitato a 11 punti e 7 rimbalzi. I Clippers pagano le 18 palle perse (tramutate in 20 punti dagli Spurs) e un terzo quarto perso 40-21 che li condanna al primo ko esterno della stagione. 

New York Knicks-Charlotte Hornets 118-113

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Kristaps Porzingis non smette di incantare e lo fa anche in una sera in cui è tenuto sotto i 30 punti (evento occorso solo tre volte in dieci gare quest’anno). Il lèttone ne mette comunque 28 di cui sette negli ultimi 152 secondi partita, compreso il canestro da tre a 1:48 dalla sirena che dà ai Knicks il vantaggio decisivo, 114-111. Per lui, nelle prime 10 gare dell’anno, un totale di 300 punti tondi, più dei 298 fatti registrare da Bernard King nel 1984-85, fino a oggi record di franchigia. “Non conta nulla – dice il lungo blu-arancio – la cosa più bella sarebbe riuscire a fare i playoff”. Se New York saprà continuare su questa squadra non è un obiettivo fuori portata: il record dei Knicks (6-4) è per la prima volta sopra il 50% dalla stagione 2012-13 e a contribuire alla vittoria su Charlotte anche i 20 punti (massimo stagionale) di Doug McDermott e i 19 di Tim Hardaway Jr., due nuovi arrivi estivi. New York chiude il primo tempo tirando il 61% dal campo ma nonostante questo è sotto di 11 (69-58) perché gli Hornets indovinano una prima frazione da 10/19 da tre punti con 19 assist sui 25 canestri messi a segno. Le mani più calde sono quelle di Kemba Walker, Dwight Howard e del rookie Malik Monk, tutti a quota 21 a fine gara, ma Charlotte subisce il break decisivo di 14-2 nel quarto quarto (35-19 il parziale) dopo essere stata avanti anche di 15 punti. “Senza Nic Batum, senza Michael Kidd-Gildchrist e a lungo senza Cody Zeller, un record di 5-6 dopo le prime 11 gare non è tutto sommato male”, ammette coach Clifford. 

Washington Wizards-Dallas Mavericks 99-113

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Fragorosa sconfitta casalinga degli Washington Wizards, battuti al Verizon Center in maniera molto più netta di quanto il punteggio finale non racconti da una delle peggiori squadre di questo inizio di stagione, i Dallas Mavericks. I texani conquistano la seconda vittoria della loro regular season, interrompendo una striscia di sei ko consecutivi e soprattutto allungando il filotto di successi raccolti nella capitale, dove la squadra di coach Carlisle vince interrottamente dal 2008. “Siamo stati presi a calci da chiunque in queste prime tre settimane, ma i ragazzi è come se avessero voluto tirare una linea e iniziare a fare le cose seriamente in difesa”, racconta l’allenatore dei Mavs. In attacco invece ci hanno pensato Harrison Barnes, autore di 31 punti e dominante in area contro avversari quasi sempre meno equipaggiati fisicamente di lui, e dal più convincente Dennis Smith Jr. di questo inizio: 22 punti, 8 rimbalzi, 8 assist e un atletismo invidiabile su entrambi i lati del campo. Il rientro di John Wall, protagonista nel primo tempo grazie a 19 dei suoi 23 punti totali conditi con 14 assist, non basta agli Wizards ad evitare la fuga degli ospiti che nel terzo quarto volano anche sul +16. Washington perde ancora, il terzo ko nelle ultime quattro gare giocate. Una prova bella e buona visti i tre indizi raccolti, un campanello d’allarme da tenere bene in considerazione.

Toronto Raptors-Chicago Bulls 119-114

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I Chicago Bulls vanno all’intervallo sotto di 20 (65-45) e coach Hoiberg si fa sentire negli spogliatoi, deluso dall’approccio dei suoi. Che nel secondo tempo reagiscono, guidati dal rientrante Bobby Portis (21 punti e 13 rimbalzi per il giustiziere del suo compagno Nikola Mirotic) fino a portarsi a -3 sul 115-112. È allora che sale in cattedra DeMar DeRozan, miglior marcatore dei canadesi con 24 punti, che mette a segno il canestro che assicura a Toronto una vittoria costruita anche con i canestri dall’arco (ben 13, massimo stagionale per la squadra di coach Casey). Per i Raptors ci sono 21 punti e 10 rimbalzi di Jonas Valanciunas, 17 di Kyle Lowry e 16 di Serge Ibaka, mentre i 20 punti di Robin Lopez e i 15 di Justin Holiday non bastano a evitare ai Bulls la quarta sconfitta nelle ultime cinque gare, facendoli precipitare al penultimo posto della Eastern Conference (solo Atlanta fa peggio). 

Indiana Pacers-New Orleans Pelicans 112-117

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I Pacers – pur senza Domantas Sabonis, fermato da un risentimento al polpaccio destro – partono fortissimo: segnano 37 punti nel primo quarto (loro massimo stagionale) e chiudono il primo tempo sopra di 14, 75-61. Nel terzo quarto però subiscono un parziale di 35-19 e nonostante i 21 punti e 12 rimbalzi di Myles Turner è proprio sottocanestro dove soffrono di più (52 punti subiti in the paint), finendo per arrendersi al talento della super-coppia di New Orleans Anthony Davis-DeMarcus Cousins: per il primo alla sirena ci sono 37 punti e 14 rimbalzi con uno strabiliante 14/18 al tiro, il secondo ci aggiunge 32 punti, 13 rimbalzi e anche 6 assist. “E quello che state vedendo è solo la superficie”, avvisa l’ex centro di Sacramento. La vittoria dà ai Pelicans un record vincente (6-5) e il quinto successo esterno su sei gare disputate; per Indiana, invece, si tratta del terzo ko in fila, arrivato nonostante sei giocatori in doppia cifra (Oladipo il migliore dopo Turner, con 15, seguito dai 14 a testa di Bojan Bogdanovic e Lance Stephenson). 

Utah Jazz-Philadelphia 76ers 97-104

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Quinta vittoria consecutiva, sesta delle ultime sette giocate per i lanciatissimi Philadelphia 76ers che passano in trasferta sul campo degli Utah Jazz, dominando la sfida per tre quarti di gara. L’inizio infatti è tutto a favore degli ospiti, abili a portarsi sul +16 già nel primo quarto, sfruttando le enormi difficoltà a trovare il fondo della retina da parte di Rubio e compagni. Nella seconda frazione il black-out totale manda in tilt l’attacco dei 76ers, incapaci di segnare per oltre cinque minuti di gioco; una rottura prolungata che riporta in partita i mormoni. Dura poco però, perché nel secondo tempo Philadelphia scappa via grazie ai 25 punti e 10 rimbalzi di Dario Saric, i 20 di J.J. Redick e la solita partita piena zeppa di cose di Ben Simmons (16-13-6-3-3, una stat line infinita), tutti bravi a non far sentire l’assenza di Joel Embiid, tenuto precauzionalmente a riposo dopo le indicazione arrivate dallo staff medico. Sedici punti e 15 rimbalzi per Rudy Gobert dall’altra parte, incapace di evitare la terza sconfitta consecutiva dei suoi Jazz, chiamati appena possibile a tirarsi fuori dal primo vero momento di difficoltà di questa regular season.

Denver Nuggets-Brooklyn Nets 112-104

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Jokic, Jokic e ancora Jokic. Il giocatore serbo è il grande protagonista della vittoria sui Brooklyn Nets, i cui cinque titolari combinati segnano meno (40 punti) di quanto fa il giocatore serbo di coach Malone: per lui infatti a fine serata ci sono 41 punti con 4 triple a segno, 12 rimbalzi, 5 assist, 2 recuperi e 2 stoppate, una linea statistica fatta registrare solo da altri 8 giocatori nella storia NBA. Denver ha 17 punti a testa da Paul Millsap e Wilie Barton (che ci aggiunge anche 8 rimbalzi, massimo stagionale eguagliato) e i Nuggets approfittano mettendo a tabellone 27 punti sulle 25 perse dei Nets, il loro peggior dato di questo campionato. Il migliore di Brooklyn esce dalla panchina, ed è Tyler Zeller con 21 punti, mentre i due ex Lakers D’Angelo Russell e Timofey Mozgov mandano a referto 12 e 11 punti rispettivamente: la rimonta degli ospiti nel finale (13-4 negli ultimi tre minuti) non basta a evitare la quinta sconfitta nelle ultime sei. 

Portland Trail Blazers-Memphis Grizzlies 97-98

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A Portland sanno che col cronometro vicino allo zero e il punteggio in equilibrio è “Dame-time”, tempo di Damian Lillard, decisivo contro i Lakers solo pochi giorni fa. Non questa volta, però, perché il n°0 dei Blazers ha una serata difficile, iniziata sbagliando i primi 7 tiri e finendo con solo 12 punti e 4/16 al tiro. Molto più calda la mano del suo partner-in-crime C.J. McCollum, autore di 36 punti con 14/26 dal campo e 4 triple, ed è quindi naturale che vada a lui l’ultimo tiro per cercare la vittoria. McCollum però lo fallisce e consegna così ai Grizzlies una vittoria importante, la seconda in tre trasferte, segnata dai 21 punti dalla panchina dell’ancora positivissimo Tyreke Evans e dai 20 (tutti nel secondo tempo) di Mike Conley. Memphis ha anche 16 punti da Marc Gasol e un canestro importante nel finale da Dillon Brooks, matricola da Oregon, accolto tra gli applausi nello stato dove ha giocato al college. 

Sacramento Kings-Oklahoma City Thunder 94-86

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La seconda sconfitta a sorpresa della notte, oltre quella casalinga degli Washington Wizards, la incassano gli Oklahoma City Thunder in trasferta a Sacramento, travolti dai 18 punti (tutti arrivati nel secondo tempo) di Zach Randolph e dai 21 di Buddy Hield; una manna dal cielo per i Kings che interrompono così una striscia di sette sconfitte consecutive e portano a casa il secondo successo in questo difficile inizio di regular season. Le premesse del match nel primo quarto però erano state ben diverse: parziale da 25-10 in favore dei Thunder subito dopo la palla a due, con i padroni di casa che tirano 4/25 dal campo nella prima frazione e OKC che senza un grosso sforzo sembra avviata a conquistare un facile successo già dopo 15 minuti di gioco. Le cose cambiano profondamente nel secondo quarto, quando i Kings tirano 12/17 di squadra con cinque triple a segno e ribaltano il punteggio sul tabellone (sì, il basket è molto strano); la situazione emotiva del match è completamente capovolta. Da lì in poi infatti Westbrook e compagni non riescono più a rimettere il naso avanti, nonostante i 20 punti, 12 rimbalzi e 6 assist del numero 0. George&Anthony combinano per 28 punti, ma OKC incassa lo stesso la sesta sconfitta nelle prime dieci gare (Thunder mai vincenti contro squadre della Western Conference). Coach Donovan ha ancora molto da lavorare per trovare la giusta chimica alla sua squadra.

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