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NBA, risultati della notte: Cleveland sbanca Detroit, Minnesota crolla a Charlotte

NBA

Quinta vittoria in fila per i Cavs, che vincono a Detroit grazie al tiro da tre punti. Charlotte infligge a Minnesota la seconda sconfitta in fila con 25+20 di Howard. Philadelphia torna al successo sulle ali del massimo in carriera di Ben Simmons, vittorie esterne per Washington a Milwaukee, Indiana a Orlando, Portland a Memphis e Denver a Sacramento

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Detroit Pistons-Cleveland Cavaliers 88-116

IL TABELLINO

Forse qualcosa è cambiato per i Cleveland Cavs: il quinto successo in fila per i campioni della Eastern Conference arriva contro un avversario di rilievo come i Detroit Pistons, leader della Central Division che negli ultimi tre anni è sempre stata dominata da LeBron James e soci. Tra i vuoti della Little Caesars Arena, che non si riempie nemmeno per “King James”, Cleveland mette subito in chiaro le cose con un primo quarto da 36-23 dominato quasi interamente dal numero 23 dei Cavs, che realizza 16 dei suoi 18 punti nei primi dodici minuti di gioco. Da lì in poi però ci pensano la panchina e il tiro da tre punti: le assenze per infortunio di tre non-tiratori come Derrick Rose, Iman Shumpert e Tristan Thompson hanno costretto coach Lue a ridisegnare la rotazione, ma in questo modo l’unico giocatore non pericoloso dall’arco è rimasto Dwyane Wade, non a caso l’unico a non partecipare nel festival del tiro da tre messo in piedi dai Cavs, che hanno mandato sei giocatori in doppia cifra guidati dai 19+11 di Kevin Love. Il dato finale è un eccellente 16/33 di squadra, di cui 11/17 nel solo primo tempo in cui Cleveland hanno segnato 73 punti (contro i 46 di Detroit) incrementando poi il vantaggio nel secondo fino a sfiorare il +40. “Non vincevamo in questo modo da parecchio tempo” ha commentato un soddisfatto LeBron James. “Questo è ciò che succede quando non ci lasciamo andare. Abbiamo disputato 48 minuti di pianificazione ed esecuzione eccellente: loro venivano da una grande vittoria a Minnesota, perciò sapevamo di doverci fare trovare pronti”. La partita di 24 ore prima contro i T’Wolves ha inevitabilmente pesato sulle gambe dei Pistons, che hanno mandato tre giocatori in doppia cifra ma nessuno sopra gli 11 di Tobias Harris. “Non sono arrabbiato coi miei: non li ho visti mollare o cose del genere. Siamo stati solo un po’ traumatizzati” ha dichiarato coach Van Gundy, che ha visto interrompersi la striscia di sei successi interni consecutivi.

Charlotte Hornets-Minnesota Timberwolves 118-102

IL TABELLINO

Per una volta il volto di copertina di una vittoria di Charlotte non è Kemba Walker ma Dwight Howard, che contro Minnesota si regala una serata vintage: 25 punti e 20 rimbalzi con 8/10 dal campo e 4 stoppate, peraltro con un buonissimo 9/14 ai liberi quando i T’Wolves hanno cercato di mandarlo volontariamente in lunetta. Si tratta della 49^ partita da 20+20 della sua carriera, il massimo tra i giocatori in attività, ma soprattutto di una lezione per il giovane Karl-Anthony Towns, che nonostante il 18+12 è apparso inerme contro la forza fisica del miglior Howard stagionale, il quale peraltro gli ha rifilato una gomitata nel terzo quarto prendendosi un fallo flagrant. A confezionare il parziale decisivo è stato però Frank Kaminsky, che con 9 dei suoi 24 punti nell’ultima frazione ha trasformato un vantaggio di 4 punti in uno in doppia cifra con il suo 4/5 da tre, mentre per i T’Wolves il pallone non ha davvero voluto saperne di entrare (6/27 dalla lunga di stanza di cui 1/14 nel primo tempo). Il fatto che fosse la terza partita in quattro notti — e la seconda di un back-to-back — non ha aiutato i ragazzi di Thibodeau, guidati dai 19 di Jamal Crawford e i 18 di Jeff Teague mentre Wiggins, Butler e Gibson hanno faticato combinando per 11/33 dal campo. “Abbiamo parecchia strada da fare per arrivare dove vogliamo, ma è una cosa buona: abbiamo del lavoro davanti a noi” ha commentato il 37enne Crawford, inguaribile ottimista.

Philadelphia 76ers-Utah Jazz 107-86

IL TABELLINO

Nella serata del massimo in carriera di Ben Simmons a quota 27 punti e 10 rimbalzi, a rubare la scena è ancora una volta Joel Embiid. Il centro camerunense ha fatto la giocata-chiave della partita provocando un fallo tecnico ai danni del rookie Donovan Mitchell (miglior realizzatore dei suoi con 17 punti) interrompendo la rimonta dei Jazz e permettendo ai Sixers di controllare la gara fino alla fine, complice anche il terribile 35% di squadra degli avversari al tiro. A guidare gli uomini di Brett Brown al successo è stata l’incredibile versatilità di Simmons, che segnando 22 dei suoi 27 nel secondo tempo ha spazzato via dal campo i Jazz, supportato da un J.J. Redick da 20 punti esclusivamente nella ripresa, un Embiid da 15+11 pur con 7/16 dal campo e un Covington da 13 punti pur con 4/12 al tiro. Philadelphia ha vinto così entrambe le partite stagionali contro i Jazz per la prima volta dal 1986.

Milwaukee Bucks-Washington Wizards 88-99

IL TABELLINO

Pare essersi già esaurito l’effetto positivo dell’arrivo di Eric Bledsoe ai Bucks: dopo 4 successi consecutivi, Milwaukee ha perso le ultime due rimanendo sotto i 90 punti contro due squadre che erano alla seconda partita di un back-to-back come Mavericks e Wizards. Con Jason Kidd assente per la nascita della figlia Cooper Anne, ai suoi ragazzi non è bastato mandare tutto il quintetto in doppia cifra guidato dai 23 con 8 rimbalzi di Giannis Antetokounmpo, perché dall’altra parte il rientro di John Wall (15 punti e 6 assist) ha permesso a Bradley Beal di concentrarsi sulla realizzazione, chiudendo con 23 punti e un ottimo 10/16 dal campo. Con due triple a segno Beal è diventato anche il più giovane nella storia NBA a raggiungere quota 700 triple a segno, segnando il personale 7-0 di parziale che ha lanciato quello decisivo di 13-4 in apertura di ultimo quarto per costruire un vantaggio di 16 lunghezze mai lasciato andare. Milwaukee, battuta a rimbalzo 46-33, non è riuscita a sopperire nemmeno con il tiro, visto il 4/22 da tre e le 20 conclusioni sbagliate nel pitturato. “Difensivamente abbiamo eseguito benissimo il piano partita” ha commentato coach Scott Brooks. “Eravamo aggressivi e fisici, ma giocando con intelligenza. Abbiamo fatto prendere loro i tiri che volevamo”.

Orlando Magic-Indiana Pacers 97-105

IL TABELLINO

Chissà se Victor Oladipo, anche a un anno e mezzo di distanza dallo scambio, ha ancora il dente avvelenato con gli Orlando Magic: a leggere la sua linea statistica — 29 punti, 9 rimbalzi, 5 assist, 7 recuperi e 2 stoppate con 8/19 dal campo e 12/14 ai liberi con una sola palla persa — parrebbe proprio di sì. Ad ascoltarlo, però, avversari e arena non c’entravano poi molto: “Onestamente, ogni partita quest’anno mi carica a mille. Dobbiamo andare in campo e competere contro il meglio del meglio: la voglia di primeggiare circolava già nelle mie vene”. Ad accompagnare il suo exploit anche i 26 punti di Bojan Bogdanovic, di cui 24 nel secondo tempo con 5/6 da tre punti per dare un contributo decisivo nel parziale di 16-3 che nel terzo quarto ha indirizzato la gara. Ai Magic non è bastata la doppia doppia da 25+13 di Nikola Vucevic per evitare la quinta sconfitta consecutiva, complici le 22 palle perse e il 33% di squadra nel secondo tempo.

Memphis Grizzlies-Portland Trail Blazers 92-100

IL TABELLINO

Non si interrompe il momento negativo dei Grizzlies, che incassano la quinta sconfitta consecutiva per mano dei Blazers dei soliti Lillard e McCollum, autori di 45 punti in coppia. A dare una grossa mano alle due stelle è stato però il resto del supporting cast, con Shabazz Napier ad aggiungere 16 punti dalla panchina e Noah Vonleh a giganteggiare sotto canestro (11 punti e 18 rimbalzi di cui 5 in attacco). “Ci hanno massacrato sotto i tabelloni” ha concesso coach Fizdale commentando un impietoso 60-35 per gli avversari, che hanno reso inutili i 21 del miglior Mario Chalmers di stagione, i 20 di Tyreke Evans e un Marc Gasol da 19, 12 e 7 assist all’interno di un brutto 38% al tiro di squadra. Le due squadre erano arrivate appaiate a quota 80 a 6:47 dalla fine, ma da lì in poi la ritrovata difesa dei Blazers — la seconda migliore della lega per rating difensivo dietro quella dei Celtics — ha fatto la differenza contro una squadra a cui manca terribilmente il leader Mike Conley.

Sacramento Kings-Denver Nuggets 98-114

IL TABELLINO

Senza poter contare su Paul Millsap e Wilson Chandler (infortunati) e coach Mike Malone (squalificato dopo l’espulsione della sera prima a Los Angeles), i Denver Nuggets fanno la differenza nel secondo tempo grazie ai sostituti Will Barton e Trey Lyles. Il primo è il miglior realizzatore di squadra con 25 punti a cui aggiunge 5 rimbalzi e 6 assist, mentre il secondo gli da una mano con due triple nel parziale decisivo di 19-7 nel terzo quarto per spezzare la perfetta parità del primo tempo (22-22 nel primo quarto, 25-25 nel secondo). Ad assisterli anche i 20 punti di Gary Harris, i 18 di Jamal Murray e i 16+14 di Nikola Jokic, mentre ai padroni di casa — che avevano vinto le ultime tre al Golden1 Center, ma hanno perso cinque delle ultime sei — non sono serviti i sei giocatori in doppia cifra guidati dai 16 a testa di George Hill e Kosta Koufos.

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