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NBA, i risultati della notte: Oladipo ferma i Cavs a quota 13, per Golden State 6 vittorie in 6 trasferte

NBA

I 33 punti di Oladipo fanno meglio dei 29 con 10 rimbalzi e 8 assist di LeBron James, mentre Golden State completa una trasferta perfetta (6 gare, 6 vittorie) grazie ai 35 punti di Kevin Durant. Vincono in overtime Kings e Bulls, che interrompono la loro striscia di 10 ko in fila. Middleton e DeRozan protagonisti nelle vittorie di Bucks e Raptors

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Indiana Pacers-Cleveland Cavaliers 106-102

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Non certo per la prima volta in questa stagione (era successo contro San Antonio a fine ottobre e contro Chicago solo pochi giorni fa) è un canestro nei momenti finali della gara di Victor Oladipo a trascinare i Pacers alla vittoria. Prestigiosissima, questa volta, perché arriva contro i Cleveland Cavaliers in striscia di 13 successi consecutivi, record di franchigia a questo punto solo eguagliato ma non battuto. I 33 punti della propria stella (che coach Tyronn Lue nel post-partita definisce “un All-Star”) sono la chiave del successo dei Pacers, che vincono la terza gara in fila, la nona nelle ultime dodici e diventano così la prima squadra a battere due volte i Cavs in questa stagione. La gara rimane in equilibrio sostanzialmente per tutti i 48 minuti, con Cleveland capace di mettere la testa avanti nel terzo quarto dopo un parziale di 11-2 ma la reazione di Indiana a riportare davanti padroni di casa, che poi piazzano la zampata decisiva con una tripla di Bojan Bogdanovic seguita da quattro punti in fila di Oladipo, compresa la tripla a 61 secondi dalla fine che condanna LeBron James (vicino alla tripla doppia con 29 punti, 10 rimbalzi e 8 assist) e compagni. Kevin Love a quota 20 e J.R. Smith a 15 sono gli unici altri due giocatori in doppia cifra tra gli ospiti, mentre Myles Turner (15, 7 rimbalzi e 3 stoppate) e Thaddeus Young (13 con 8 rimbalzi) fanno da spalla al Victor Oladipo Show: “Non sono per nulla soddisfatto o appagato, e di certo non lo è questa squadra”, le sue parole a fine gara. Ma intanto Indiana è sorprendentemente quinta a Est dietro a Milwaukee.

Detroit Pistons-Golden State Warriors 98-102

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Sei partite lontani dalla Oracle Arena, sei vittorie per gli Warriors, un risultato che nella NBA non si vedeva dal 2009 (con i Lakers ultima squadra capace di collezionare sei successi esterni consecutivi). L’ultima, dopo quelle contro Lakers, Magic, Heat, Pelicans e Hornets, arriva sul campo dei Detroit Pistons, in picchiata nella Eastern Conference e giunti al quinto ko consecutivo (la squadra di Stan Van Gundy, a lungo seconda a Est dietro Boston, è ora settima). Ancora una volta a dettar legge è Kevin Durant, che segna 13 dei suoi 36 punti nel terzo quarto, quando Golden State domina Detroit 31-17, mettendo una serie ipoteca sulla sfida. Sfida che Reggie Jackson a dir la verità ha una chance di riaprire negli ultimi secondi, pareggiando il punteggio, ma la sua entrata sconsiderata non trova la via del canestro e i liberi di Klay Thompson (21 punti per lui alla fine) chiudono definitivamente il conto. Vicini al proprio eccellente standard di 30 assist a sera (solo uno in meno, 29, contro i Pistons), gli Warriors hanno però visto chiudersi la striscia di dieci gare consecutive con almeno 10 triple a segno (solo 7/26 in serata, con un disastroso 1/12 nel primo tempo), ma hanno rimediato infliggendo 15 stoppate agli attaccanti di Detroit, 5 delle quali per mano di Kevin Durant, il primo giocatore di Golden State a registrare una gara da almeno 35 punti (36 per lui), 10 rimbalzi, 5 assist (7) e 5 stoppate da quando quest’ultima statistica viene conteggiata regolarmente. Il migliore tra i padroni di casa è stato Avery Bradley autore di 25 punti con 4 triple a segno, mentre Andre Drummond, dominante sotto le plance (17 rimbalzi) ha sofferto al tiro (solo 2/9 per 8 punti).

Milwaukee Bucks-Dallas Mavericks 109-102

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Giannis Antetokounmpo nella sua (ancor giovane) carriera non aveva mai segnato 20 o più punti per 15 gare consecutive: raggiunge l’obiettivo con i 27 (e 11 rimbalzi) mandati a referto contro Dallas, ma non è “The Greek Freak” il protagonista della quinta vittoria nelle ultime sei gare disputate dai Bucks, che ringraziano soprattutto la mano caldissima di Khris Middleton. Per l’ala di Milwaukee 12 dei 31 punti finali arrivano negli ultimi 4:38 di gara (5/6 al tiro per lui nell’ultimo quarto), tutti fondamentali per avere la meglio della resistenza dei Dallas Mavericks, in vantaggio di 5 all’intervallo, superati da un parziale di 12-0 dei padroni di casa nel terzo quarto ma battaglieri fino alla fine, grazie ai 29 punti di Wesley Matthews, che al Bradley Center ha giocato molte gare da protagonista al college, a Marquette. Per i Mavs, senza Dennis Smith Jr. ai box per un risentimento all’inguine sinistro, ci sono anche 18 punti e 8 rimbalzi di Harrison Barnes, mentre tra gli ospiti – a loro volta privi di Matthew Dellavedova e Tony Snell – è ancora una volta Eric Bledsoe il terzo dei “Big Three” con 24 punti e a referto. 

Memphis Grizzlies-Toronto Raptors 107-116

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I Grizzlies tirano il 74% nei primi dodici minuti e costruiscono fino a 17 punti di vantaggio nel secondo quarto prima di subire la lenta ma costante rimonta dei Raptors, che vanno all’intervallo sotto di 5, hanno un solo punto di svantaggio al termine del terzo quarto e piazzano il parziale decisivo di 24-14 negli ultimi 12 minuti, trascinati dal solito DeMar DeRozan, perfetto dalla lunetta (14/14) e top scorer dei canadesi con 26 punti. Letargica all’inizio, Toronto alza il ritmo nel corso della partita e a fine gara conta ben 41 punti in contropiede, con Serge Ibaka al massimo stagionale eguagliato (21 con 7/12 al tiro), Kyle Lowry vicino alla doppia doppia con 16 e 8 assist e Fred Van Vleet positivo dalla panchina con 12 punti e tre triple a segno. Non bastano a Memphis i 27 punti con 10/19 dal campo di Tyreke Evans, i 20 di Marc Gasol e i 15 con 6/10 al tiro di Chandler Parsons: per la squadra del Tennessee è la 13^ sconfitta nelle ultime 14 gare disputate, e il nervosismo in casa Grizzlies è a livelli di guardia, come testimoniato dai tecnici raccolti da Gasol prima e da Evans poi negli ultimi quattro minuti di gioco. Memphis è ancora senza vittorie (0-8) contro squadre della Eastern Conference.

Orlando Magic-Denver Nuggets 89-103

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Tornano al successo i Denver Nuggets, che a Orlando raccolgono la seconda vittoria in trasferta nell’ultimo mese e mezzo di stagione. Per riuscirci devono ringraziare soprattutto la panchina, visto che il quintetto – ancora privo di Paul Millsap e Nikola Jokic – era andato sotto anche 11 punti a fine primo quarto. Le riserve di Denver, però, hanno rimesso a posto le cose: 53 punti a segno contro i soli 16 di quelle di Orlando, con il miglior realizzatore della gara in Kenneth Faried (20 punti e 10 rimbalzi) e altri due giocatori in doppia cifra (Emmanuel Mudiay con 18 e Malik Beasley con 12). Insieme al solito Will Barton da 19, 6 rimbalzi e 5 assist, per gli uomini di coach Malone è stato tutto sommato semplice prendere il sopravvento sui Magic, che oltre ad essere privi di Evan Fournier hanno perso Aaron Gordon nel terzo quarto per un brutto colpo alla testa con Gary Harris. Non sono quindi bastati i 21 punti a testa della coppia Jonathon Simmons-Nikola Vucevic (protagonista anche con 17 rimbalzi) per conquistare la seconda vittoria in fila, mini-striscia che ormai manca da più di un mese ai Magic.

Charlotte Hornets-Chicago Bulls 111-119 OT

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Ormai la si potrebbe chiamare “la Maledizione di Michael Jordan”: quando la squadra con cui ha costruito la sua leggenda, i Chicago Bulls, incontra quella da lui attualmente presieduta, gli Charlotte Hornets, il risultato è sorprendente. I Bulls infatti sono la squadra col peggior record della lega, ma hanno vinto entrambe le due partite giocate contro gli Hornets e hanno invece perso 20 delle 22 disputate contro il resto della lega. Per riuscirci stanotte hanno avuto bisogno di un supplementare e di una prestazione da 24 punti e 12 rimbalzi di Lauri Markkanen, seguito da altri quattro giocatori in doppia cifra tra cui spicca la doppia doppia da 20 punti e 12 assist (e una sola palla persa) di Kris Dunn. A Charlotte invece – ancora priva del suo coach Steve Clifford per motivi di salute – non sono serviti i 25+20 di Dwight Howard e i 20 punti di Kemba Walker, freddo dalla lunetta per pareggiare la sfida a 5.3 secondi dalla fine – la ventesima parità in un match combattutissimo che ha avuto anche 17 avvicendamenti alla guida nel punteggio. Ad avere la meglio sono stati i Bulls, che hanno confermato una curiosa statistica: in questa stagione hanno un record di 3 vittorie e 3 sconfitte quando giocano di venerdì e di 1-17 negli altri sei giorni della settimana.

New Orleans Pelicans-Sacramento Kings 109-116 OT

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La prima volta che aveva affrontato i suoi ex compagni, a ottobre, DeMarcus Cousins era esploso per 41 punti e 23 rimbalzi. Non ci è andato lontano neppure nel rematch, chiudendo con 38 e 11 ma calando evidentemente nel finale (solo 2/12 tra quarto quarto e supplementare, con 0/5 da tre punti). Così il protagonista della serata non è il grande ex ma uno dei super veterani NBA, Zach Randolph, che a 36 anni si toglie lo sfizio di mandare a segno 5 triple (massimo in carriera, di cui due per aprire l'overtime) e chiudere con 35 punti e 13 rimbalzi, la sua miglior prestazione stagionale. Al resto ci pensa una panchina scatenata, capace di dominare il duello con le seconde linee dei Pelicans per 53-16, guidata dai 18 decisivi di Buddy Hield (otto infatti li mette a segno nel finale, compresa la tripla che porta la gara in overtime) e dai 12 di Frank Mason III. Ai Pelicans non è bastato trovarsi sopra di 10 punti a inizio quarto quarto e riabbracciare dopo tre gare di assenza Anthony Davis, autore di 18 punti al rientro: “Ci hanno dominato in ogni aspetto del gioco”, il lamento di coach Gentry nel post-partita, chiusa dai suoi anche con 11 rimbalzi in meno all’attivo (35 contro i 46 dei Kings).

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