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NBA, infinito Manu Ginobili: la tripla del 40enne condanna Boston

NBA

La tripla a 5 secondi dalla fine della leggenda dei San Antonio Spurs spezza la parità e consegna il successo a Gregg Popovich. A Boston non bastano i 36 punti di uno scatenato Kyrie Irving, a cui esce il tiro del pareggio sulla sirena

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Kyrie Irving e Jaylen Brown avevano parlato giusto ieri mattina di come Manu Ginobili, alla veneranda età di 40 anni e 134 giorni, riuscisse ancora fare le cose che lo hanno reso Manu Ginobili. Poi, nell’ultimo minuto della sfida tra Boston Celtics e San Antonio Spurs, ne hanno avuto l’ennesima dimostrazione: sul 102-102, l’argentino prima ha recuperato un rimbalzo offensivo battendo sul tempo un distratto Jayson Tatum — che potrebbe benissimo essere suo figlio, visti i 20 anni di differenza tra i due —, poi ha fatto passare una ventina di secondi sul cronometro e quindi ha sfruttato il blocco di LaMarcus Aldridge per segnare la tripla sopra le braccia estese di Al Horford, spezzando la parità e aggiungendo l’ennesima perla alla sua inimitabile carriera. Un’eccellente rimessa disegnata da Brad Stevens ha permesso a Kyrie Irving di prendersi il tiro del contro-pareggio, ma la sua conclusione dall’angolo ha fatto “dentro-e-fuori” consegnando la vittoria agli Spurs. “Ero stra-convinto che andasse dentro, ma non è andata così. Peccato: ci penserò su altri 33 minuti e poi andrò avanti” ha commentato l’ex Cavs dopo la gara. Le due azioni finali sono state solo la ciliegina di una partita eccellente giocata in un’atmosfera da playoff, cominciata benissimo da Boston — parziale di 11-0 per aprire il match e immediato timeout di Gregg Popovich, che a metà primo quarto aveva già un tecnico a carico — ma ripresa subito da San Antonio, che all’intervallo era già avanti di 1 grazie a… un canestro allo scadere di Manu Ginobili, che ha realizzato le sue uniche due triple di serata per chiudere i due tempi. “Uno dei migliori giocatori per chiudere un quarto che io abbia mai visto” ha sintetizzato Brad Stevens, che per colpa delle giocate dell’argentino ha perso il miglior record della lega a favore dei caldissimi Houston Rockets di Mike D’Antoni.

La solita formula: LaMarcus Aldridge + veterani (ma Danny Green infortunato)

Se Ginobili ci ha messo la ciliegina, a cucinare tutta la torta del successo neroargento è stato LaMarcus Aldridge, decisivo con i suoi 27 punti e con la sua presenza a rimbalzo, catturandone ben 6 dei suoi 10 (e dei 14 di squadra) sotto il canestro dei Celtics, facendo fare una brutta figura — forse per la prima volta in stagione — ad Al Horford, che ha chiuso con 2 punti, 9 rimbalzi e 3 assist con altrettante palle perse e 1/6 al tiro. A rendere ancora più importante il successo di San Antonio c’è la situazione medica: dovendo già fare a meno di Kawhi Leonard (che ha spostato la data del rientro a martedì) e Kyle Anderson, gli Spurs avevano perso anche Danny Green nel primo tempo per un problema all’inguine. Ciò nonostante, l’apporto dei veterani — oltre a Ginobili ci sono stati anche i 14+11 di Pau Gasol, i 15 di Rudy Gay e gli 11 di Parker, che da quando è rientrato in quintetto sei partite fa non ha ancora perso — e un’eccellente parziale difensivo per aprire l’ultimo quarto — un solo canestro concesso in 4 minuti — hanno permesso agli uomini di Gregg Popovich di rimettere la testa avanti, subendo solo 20 punti nell’ultima frazione con gli avversari tenuti al 39% dal campo e 3/12 da tre con 5 palle perse.

Irving on fire, Brown con gli occhiali vede il mondo in 3D

L’ultimo degli errori dei Celtics è arrivato dalle mani di Irving, che dopo aver messo a ferro e fuoco per l’ennesima volta l’AT&T Center — dove ha realizzato il suo massimo in carriera da 57 punti due anni fa — ha sbagliato le ultime tre conclusioni negli 81 secondi finali, tra cui la tripla che avrebbe dato il pareggio ai suoi. Per comprendere quanto sia stata straordinaria la sua prestazione basti pensare che nonostante questi tre errori Irving ha comunque chiuso con 13/21 dal campo e 6/10 da tre, pur contribuendo poco nella altre voci statistiche (1 rimbalzo, 1 assist, 1 recupero e 1 palla persa). Una prestazione che comunque ha portato coach Popovich a tesserne le lodi: “È stato ben più che ottimo: è stato qualsiasi cosa. La sua capacità di palleggio, di tiro, di segnare, la sua velocità e rapidità, l’intelligenza: Kyrie ha tutto quanto”. Detto della brutta serata di Horford, sono stati i giovani Jayson Tatum e Jaylen Brown a dargli man forte: 20 punti con 8 rimbalzi per il roookie, che con 2/4 da tre si mantiene sopra il 50% dall’arco in stagione (miglior percentuale della lega); 15 punti con 7/10 al tiro per il secondo, che ha sfoggiato un paio di occhialoni alla Kareem-Abdul Jabbar al posto delle lenti a contatto utilizzate finora e ne è rimasto entusiasta. “Mi devo ancora abituare, ma tutto è super definito: è come vedere le cose in 3D”. Di sicuro si sono viste le sue schiacciate in chiusura di terzo quarto, talmente eccezionali da provocare una reazione ammirata persino nel pubblico avversario. Poi, però, ci ha pensato ancora Manu Ginobili a decidere la partita: i giovani possono ancora attendere il loro turno.

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