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George torna in Indiana: “Non verrò fischiato: i fan dei Pacers sono di più di quelli che tifavano per me”

NBA

Il numero 13 dei Thunder è passato in estate a Oklahoma City al termine di una trattativa in cui tutti vedevano i Pacers come la parte debole dello scambio. E questa notte il pubblico dell’Indiana ha voglia di ricordarlo direttamente a Paul George

La partita su cui questa notte verrà catalizzata l’attenzione degli addetti ai lavori (e non solo) è quella di Indianapolis, dove il protagonista principale è Paul George, al primo ritorno alla Banker Life Fieldhouse da quando ha smesso di vestire la maglia dei Pacers. Durante il primo incrocio stagionale dei suoi Thunder contro Indiana, ci pensarono i compagni ha sopperire alle sue difficoltà: una gara molto sentita, forse troppo dal numero 13 che chiuse con 10 punti in soli 19 minuti di gioco trascorsi sul parquet in un match terminato anticipatamente a causa dei sei falli commessi. “Qui possiamo permetterci una serata storta”, commentò Carmelo Anthony, sottolineando come la condivisione del parquet con altri All-Star fosse la marcia in più dei Thunder. A guardare i risultati al termine dei primi due mesi le cose sembrano essere leggermente diverse. Tutti (e quando dico tutti, intendo letteralmente l’intera umanità collegata al mondo NBA) avevano proclamato come unico e solo vincitore della trade tra Pacers e Thunder il GM Sam Presti. Un colpo da maestro che venne festeggiato dalla polizia dell’Oklahoma con un tweet tanto ironico quando sintomatico del modo di vedere le cose lo scorso giugno: “Vi ringraziamo per i tweet che ci segnalano il furto di Paul George da parte degli Thunder. Da quanto risulta dalle indagini: è tutto totalmente legale e frutto di grande furbizia”. Commenti che ricevettero un mare di reazioni e risposte ironiche, in cui lo zimbello di turno era diventato Kevin Pritchard, il President Of Basketball Operation dei Pacers. Adesso però in molti vedono del valore nelle sue scelte: Domantas Sabonis non sarà come suo padre Arvydas, ma le sue medie e soprattutto le percentuali dal campo si sono drasticamente impennate (dal 40.4% dello scorso anno al 54.4%); meglio di lui Victor Oladipo, che oltre a essersi già assicurato un posto all’All-Star Game di febbraio, è diventato il trascinatore di una squadra da 16 vittorie e 11 sconfitte. Sì, meglio della scorsa stagione con Paul George. Un ideale cerchio che si chiude, il momento perfetto per ripescare quei pessimi commenti e fare dell’autoironia mettendo il like su Twitter: “Come va l’indagine per il furto di Oladipo e Sabonis da parte di Pritchard?”. Bene, grazie.

Questi i tweet tra i preferiti del profilo di Kevin Pritchard

“A Indianapolis ho lasciato tanti amici; sarà strano essere dall’altra parte”

Ad Oklahoma City invece le cose non stanno andando molto bene, anzi. Il crollo, l’ennesimo, contro gli Charlotte Hornets ha portato lo stesso Paul George a sottolineare come il tempo degli alibi sia finito: “Basta dire che miglioreremo, dobbiamo iniziare a farlo”. Non tutto però è da buttare: “Non siamo di certo felici delle sconfitte, ma proviamo a essere positivi vista la grinta mostrata. Siamo felici e pronti a combattere. Siamo orgogliosi del lavoro che stiamo facendo per costruire un gruppo che sia realmente coeso. Tutto bene dunque, tranne le sconfitte raccolte”. Che non sono di poco conto, verrebbe da dire, visto che i Thunder a inizio stagione puntavano da subito al titolo NBA. Ben altro rispetto alle ultime stagioni con i Pacers: “Sono cresciuto a livello umano e cestistico a Indianapolis, qui ho conosciuto alcune delle migliori persone che abbia mai incontrato. Alcuni dei rapporti più importanti e significativi della mia vita li ho coltivati lì. Sarà una grande emozione vedere quelle persone per la prima volta sedute dall’altra parte, ma sono felicissimo di riabbracciarle. Di poter raccontare loro come vanno le cose, di confrontarmi e di discutere di tante cose che non riguardano il basket. Detto questo, resta sempre una questione di lavoro quando si alzerà la palla a due”. Ma il pubblico di Indianapolis come reagirà? “Non credo che verrò fischiato. Fortunatamente i tifosi dei Pacers sono sempre stati più numerosi di quelli di Paul George. Ma è qualcosa alla quale proverò a non fare caso”. Al suo fianco è pronto a schierarsi Anthony, che in questo tour a Est vivrà le stesse sensazioni del compagno qualche giorno dopo al Madison Square Garden. “Se lui viene fischiato, tutti noi in realtà lo siamo. Affrontiamo tutte le cose insieme, da squadra”. L’opportunità per unirsi ancora di più: “È un’occasione per noi per essere ancora più vicini e uniti del solito, perché in queste due arene [tenendo conto della trasferta a New York, nrd] è l’unica cosa di cui avremo bisogna. Dovremo fare gruppo. Non possiamo permettere che un ambiente ostile renda tutto più complesso. Avremo bisogno uno dell’altro in quei momenti”. E di un paio di vittorie, che non fanno mai male.

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