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Golden State stoppa tutti: grazie a Durant nessuno come loro nella NBA

NBA

Gli Warriors sono la prima squadra NBA per numero di stoppate: 8.68 a partita, a un soffio dalla media tenuta dagli Washington Bullets (8.73) nel 1985-85 e recordman ogni epoca. Merito di Durant, di Green, di Bell e soprattutto della capacità di forzare gli avversari a prendere i tiri che decidono loro

I Golden State Warriors sono la migliore squadra NBA (forse della storia) e questo lo abbiamo imparato negli ultimi tre anni. Che il loro sia il migliore attacco della lega non è mai stato in dubbio, così come in molti hanno imparato nel tempo ad apprezzarne la difesa (al momento il 101.2 di Net Rating li pone al 4° posto assoluto). Terzi per numero di triple realizzate e primi per percentuale dalla lunga distanza (tirano con il 40% di squadra!?!?!?), a guardare ogni classifica la loro prossimità alla vetta è quasi scontata. Tutte cose ovvie, se non fosse che nessuna di queste è quella in cui i campioni NBA stanno realmente facendo la differenza rispetto a tutto il resto della lega. La specialità della casa in questi primi due mesi infatti sono le stoppate, ennesima arma aggiunta a un bagaglio tecnico di cui è difficile definire i contorni. Dalla sua borsa personale (che evidentemente è come quella di Mary Poppins), Steve Kerr ha tirato fuori un altro tassello decisivo per rinnovare una squadra che riesce a migliorarsi anno dopo anno. Le cifre a cui stanno viaggiando gli Warriors sono in linea per tentare di diventare la squadra ad avere il maggior numero di stoppate in un’intera stagione: 8.73 è la media tenuta dagli Washington Bullets nella stagione 1985-86, di un soffio superiore rispetto alle 8.68 di Golden State. Una dato cresciuto ancora di più nelle ultime tre partite: senza Steph Curry, fuori a causa del problema alla caviglia, i quintetti sul parquet sono diventati ancora più lunghi e propensi alla stoppata (passati dalle 8.3 alle 12 di media nelle ultime gare). Una tendenza iniziata dalla passata stagione, da quando l’arrivo di Kevin Durant ha cambiato lo scenario difensivo. Avere in posizione di ala piccola (sì, fa ridere letta così) un giocatore ben più alto di quanto non sia scritto di fianco al suo nome nella lista dei convocati, con quelle braccia interminabili, permette a Golden State all’occorrenza di poter disporre del miglior stoppatore della NBA. Myles Turner e Rudy Gobert ne piazzano mediamente più di lui a partita, ma nessuno ne ha messe a referto tante quante KD. Quarantanove  stoppate che spesso e volentieri diventano punti veloci in contropiede.

Stoppate = contropiede = punti facili

Due dati sulla gestione del possesso fanno capire bene il concetto: gli Warriors sono la squadra più rapida nel prendersi un tiro dopo aver catturato il rimbalzo difensivo (9.5 secondi, uno in meno dei Rockets per intenderci) e sono nell’élite NBA nel rallentare l’attacco degli altri. Quasi il 10% dei tiri subìti da Golden State arrivano negli ultimi quattro secondi dell’azione; quelli in cui si ha fretta di trovare una conclusione con la paura che scada il tempo sul cronometro. Quindi quelli più facili da stoppare, anche in posizioni meno comode del campo come il midrange e la linea da tre punti. Gli Warriors sono chirurgici anche in questo: sono 41 le stoppate su tiri da quelle posizioni del campo; trampolino perfetto per tuffarsi nella metà campo avversaria. Un dato enorme: basta pensare che il solo Draymond Green ne ha dieci in stagione, più di sei intere squadre NBA nel loro complesso.  Golden State è prima per punti in contropiede (22 punti a partita) e quella è una delle riserve principale dalle quali attingere per continuare a foraggiare la transizione. Jordan Bell è stato una scelta perfetta anche in funzione di questo, David West in uscita dalla panchina garantisce sempre il suo contributo e JaVale McGee, con tutti i difetti del caso, ha l’esplosività per pensare di fermare qualsiasi atleta. Il numero 1 forse è l’unico che ricade sotto la definizione classica di centro stoppatore, a differenza della versatilità del resto del roster. Un’arma grazie alla quale vincere le partite; basta guardare alla sfida di qualche giorno fa contro Detroit: 94-89 per Golden State, palla Pistons. Durant stoppa un tentativo da tre punti di Tolliver e tre secondi dopo è già dall’altra parte a schiacciare il canestro del game-set-and-match. All’occorrenza, tirano fuori anche questa. Ingiocabili.

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