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NBA: Kanter condannato a 4 anni di galera in Turchia, l'aggravante è avere troppi follower

NBA

Dopo il lungo e tormentato scontro con le autorità turche, la fuga precipitosa negli USA con l'impossibilità di rivedere i suoi cari, il lungo dei Knicks è stato condannato a 4 anni di reclusione per aver offeso il presidente Recep Tayyip Erdogan

Con il passare degli anni e in particolare in questi ultimi mesi, Enes Kanter abbiamo imparato a conoscerlo: sempre a muso duro contro tutti, da Kevin Durant a LeBron James senza abbassare la testa contro nessuno. Scaramucce, liti terminate non appena varcata la soglia dello spogliatoio; nulla insomma a che vedere con la battaglia che il lungo turco sta combattendo contro il governo centrale della sua nazione natale e in particolare contro Recep Tayyip Erdogan. La storia di questa estate è nota: la fuga dall’Indonesia, la detenzione in aeroporto in Romania e la definitiva partenza per gli USA. Lontano da casa e rinnegato (per forza di cose) da una famiglia che gli ha sbattuto la porta in faccia, volente o nolente allineata alla linea governativa. Un romanzo a cui si è aggiunto un nuovo capitolo nelle ultime ore: la condanna da parte della giustizia turca nei confronti di Kanter. Più di quattro anni di reclusione per aver insultato Erdogan via Twitter. Sì, in Turchia la situazione è questa. A inasprire la condanna nei suoi confronti in maniera quasi comica (se non fosse la realtà dei fatti) c’è il fatto che Kanter avesse all’epoca più di 500.000 follower; un’audience molto larga e imponente per diffondere le sue parole “infamanti e offensive”. Una notizia che, giunta al diretto interessato, non lo ha certo meravigliato: “Quattro anni? Tutto qui? Dopo tutte le denunce e le offese che ho pronunciato nei suoi confronti?”. Il giocatore dei Knicks infatti non ha mai nascosto di essere un sostenitore di Fethullah Gulen, l’oppositore politico di Erdogan fuggito proprio come Kanter negli States sin dal 1999. L’ideatore a detta del capo di governo turco del colpo di stato fallito nel luglio 2016. “Voglio che la gente sappia e venga a conoscenza di quanto accade in Turchia; voglio continuare a urlare al mondo e ai media: ‘Questo è il modo in cui vanno le cose nel mio Paese natale”. Questo soltanto uno dei tanti appelli lanciati nei mesi scorsi da Kanter, che glissa amabilmente su una condanna che difficilmente lo colpirà e si concentrasulla prossima sfida contro i Knicks: “Possiamo pensare di conquistare i playoff, qualcuno ci avrebbe scommesso a inizio anno?”. Di fronte a minacce del genere, la pressione della post-season sembra essere soltanto l’ultimo dei problemi.

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