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NBA, i risultati della notte: OKC vola grazie ai Big Three, Rondo da record

NBA

I Thunder battono anche i Raptors e conquistano il 12° successo nelle ultime 15 gare. Rajon Rondo chiude con 25 assist a referto (massimo in carriera) contro Brooklyn. Jimmy Butler (39 punti) regala il successo all’OT ai T’wolves, vittorie facili per Golden State e Boston

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Oklahoma City Thunder-Toronto Raptors 124-107

IL TABELLINO

Bastava fare click (e iniziare a vincere qualche partita), affinché tutto andasse al posto giusto. Ci hanno messo qualche settimana in più del previsto, ma i Thunder sembrano esserci finalmente riusciti: contro Toronto è arrivato il 12° successo nelle ultime 15, quello che vale il quinto posto in solitaria a Ovest e che avvicina OKC alle migliori della classe. Merito degli 81 punti realizzati dal trio Westbrook-George-Anthony, il massimo messo a referto in combinata dai tre in questa stagione, con i primi due per la prima volta in contemporanea oltre quota 30 punti. Westbrook ne segna 24 nel solo primo tempo (in cui i Thunder mettono a referto 66 punti, mai così tanti di squadra in questa stagione nei primi 24 minuti), a cui si aggiunge il 7/10 dall’arco di George che a fine partita per descrivere il suo 2017 non ha dubbi: “Il mio momento preferito dell’ultimo anno? Il passaggio ai Thunder”. Anthony magari farebbe più fatica a dirlo, anche se sembra sempre più a suo agio nel ruolo di esecutore finale. Meno pallone tra le mani, senza ridurre il numero di tiri: 8/15 dal campo, 24 punti, nonostante lo 0/5 dall’arco. Dall’altra parte invece i Raptors sembrano avere sempre più le vertigini: arrivati con merito in vetta alla Eastern Conference, i canadesi hanno incassato un doppio ko che li ha rispediti al secondo posto in meno di 24 ore. Inutili i 20 punti in uscita dalla panchina di C.J. Miles, contro il 53% dal campo raccolto di squadra da OKC, a conferma del fatto che l’attacco dei Thunder ha trovato finalmente la sua dimensione.

New Orleans Pelicans-Brooklyn Nets 128-113

IL TABELLINO

Della partita in sé in fondo, interessa il giusto. Ossia, molto poco, visto che a tenere a bada i Nets ci ha pensato un Anthony Davis da 33 punti, 11 rimbalzi e 6 stoppate, a cui si aggiungono i 27 con 14 rimbalzi (e +39 di plus/minus) di DeMarcus Cousins, i 23 di Holiday e i 20 di Moore. Tanti punti e soprattutto tantissimi canestri, che avevano bisogno di un sapiente direttore d’orchestra che potesse coordinare e imbeccare tutti. Infatti, nonostante le cifre di tutto rispetto dei compagni, è Rajon Rondo il protagonista della sfida grazie ai suoi 25 assist a referto, mai così numerosi nella sua pur prolifica carriera e mai così tanti per un giocatore con indosso la maglia dei Pelicans. Ben 60 punti realizzati da New Orleans sono in parte imputabili a lui, nonostante soltanto due portino ufficialmente la sua firma: era dal febbraio 1996 (quella volta fu Jason Kidd) che un giocatore non chiudeva con almeno 25 assist. Mai invece qualcuno c’era riuscito in soli 30 minuti: “La cosa più importante ovviamente è aver vinto la partita. E soltanto dopo posso preoccuparmi di me e delle mie cifre. Ho sempre amato passare il pallone e devo soltanto essere grato di avere l’opportunità di giocare con dei compagni di questo livello. Ciò che mi rende più orgoglioso infatti è rendere il loro lavoro il più semplice possibile”. Dopo 20 partite ai Pelicans, Rondo sembra già aver trovato il modo migliore per riuscirci.

Golden State Warriors-Utah Jazz 126-101

IL TABELLINO

Raramente su un campo da basket si era vista una costanza e uno standard di rendimento così continuo e allo stesso tempo così alto: i Golden State Warriors sono letteralmente impermeabili a tutto che accade attorno a loro, a tutti gli infortuni (ancora senza Steph Curry, ma si fa quasi fatica a ricordarlo) e alle variazioni di roster. La qualità del gioco espresso dai campioni NBA è ormai un dato di fatto, così come il parziale mortifero del terzo quarto: 42-22 è quello piazzato contro i Jazz, che nel primo tempo erano apparsi come un avversario credibile soprattutto grazie ai 26 punti in uscita dalla panchina di Rodney Hood e ai 17 a testa di Favors e Mitchell. Poi, l’ondata. La solita mareggiata in cui tutti portano il loro contributo, in cui ognuno trova il suo spazio e il suo senso: Kevin Durant è essenziale con i suoi 21 punti (7/10 al tiro), uniti alle solite tre stoppate d’ordinanza (la candidatura a difensore dell’anno ormai è stata ufficialmente avanzata), a cui si aggiunge un Draymond Green da quasi tripla doppia (14-8-8) e un Patrick McCaw da 18 punti in 20 minuti. Ruotano tutti, giocano (bene) tutti e continuano a vincere contro tutti: di granelli di sabbia nell’ingranaggio il destino ne ha messi davvero molti, ma nulla sembra intasare un sistema che riesce così bene a modellarsi alle esigenze che la gara richiede di volta in volta. Sono fenomeni, e non resta altro da fare che goderseli a pieno.

Minnesota Timberwolves-Denver Nuggets 128-125 OT

IL TABELLINO

La fase di transizione è definitivamente completata, ormai è chiaro a tutti: i Minnesota Timberwolves sono la squadra di Jimmy Butler. “È incredibile la sua voglia di vincere a tutti costi, di riuscire ad andare oltre ogni ostacolo. Quando gli viene chiesto di essere al meglio, lui risponde sempre presente”. Sono le parole di un padre felice quelle pronunciate da coach Thibodeau, convinto dall’ennesima super prestazione del numero 23: 39 punti (massimo in stagione), 12 dei quali (su 14 totali) arrivati nell’overtime che ha deciso la sfida “da quarto posto” contro i Nuggets. Un leader bravo all’occorrenza anche a servire i compagni. “Avrei voluto chiudere il tempo supplementare continuando a tirare, non voglio negarlo. Ma quando un giocatore come Jamal [Crawford], inizia a urlare “Jimmy! Jimmy! Jimmy!” per ben tre volte, vuol dire che è libero e che devi passarla a lui. A quel punto ha continuato lungo la strada che sta seguendo in tutta la stagione: segnare canestri pesanti”. I due punti di Crawford infatti sono quelli del decisivo sorpasso a meno di un minuto dal termine, unico dalla panchina in doppia cifra oltre ai cinque titolari. Wiggins chiude con 21, Gibson con 20 e Towns (ormai sempre più detronizzato) con 14 e 13 rimbalzi. Tanti giocatori funzionali insomma, un po’ come i quattro ventellisti in casa Nuggets che rimpiangono soprattutto il 52% abbondante dal campo concesso agli avversari. Inutili i 51 combinati in uscita dalla panchina da Barton e Lyles; un vero peccato per chi puntava ad avvicinarsi al quarto posto e si è ritrovato sesto.

Charlotte Hornets-Boston Celtics 91-102

IL TABELLINO

La prima squadra della Eastern Conference aveva bisogno di una vittoria scacciapensieri, dopo le difficoltà della gara di Natale contro Washington e al termine di una settimana da tre sconfitte in quattro gare. Troppe, per chi deve difendersi dalla risalita di Cavaliers e Raptors e che allo stesso tempo sta disputando più partite di chiunque altro in una lega già piena zeppa di impegni. Merito dei 21 punti e 8 assist di Irving, dei 20 con 11 rimbalzi di Horford e di un sempre più maturo Jayson Tatum, abile a sfruttare la libertà ottenuta grazie alle attenzioni che la difesa degli Hornets ha riservato ai due All-Star dei Celtics: “La sicurezza che dimostro sul parquet è semplicemente il risultato dell’esperienza che sto accumulando partita dopo partita. Mi sento sempre più a mio agio in campo”, racconta il numero 0 dopo aver messo a referto 18 punti, nonostante i tre errori su altrettanti tentativi dalla lunga distanza. Ci hanno pensato i compagni a tirare bene dall’arco (15 triple e 44% complessivo), soprattutto nel primo tempo in cui il vantaggio è comodamente salito oltre la doppia cifra. Charlotte infatti non è mai stata avanti nella sfida, al termine della quale come al solito l’unico a salvarsi è un Kemba Walker da 24 punti e 5 assist. Gli Hornets, senza coach Clifford ormai da un mese, speravano di poter puntare ai playoff in una stagione che si sta rivelando molto più in salita del previsto. Al momento invece è soltanto 13° posto a Est, raggiunti anche dai Bulls ai quali sono bastati due settimane di successi per acciuffare Charlotte. La descrizione migliore del cammino fatto in questa prima parte di regular season dalla squadra del North Carolina.

Chicago Bulls-New York Knicks 92-87

IL TABELLINO

Non c’è trucco, non c’è inganno: la squadra più in forma della Eastern Conference sono senza dubbio i Chicago Bulls, che hanno ritrovato Nikola Mirotic in campo, la tranquillità nello spogliatoio e le vittorie a referto a fine gara. Un paio di successi sembravano poter essere un fuoco di paglia o poco più, ma nove vittorie nelle ultime 11 sono una chiara inversione di tendenza. Merito di Kris Dunn, ancora una volta decisivo in favore dei Bulls con i suoi 17 punti e la capacità di guidare la squadra in un match complesso, iniziato con il piede sbagliato e in cui da entrambe le parti si faticava non poco a trovare il fondo della retina. Sotto di 15 nel secondo quarto, i Bulls sono stati scaltri a sfruttare le difficoltà in trasferta dei Knicks, che lontano dal Madison Square Garden non vincono mai. I soli 14 punti raccolti dai newyorchesi nel quarto periodo (tre negli ultimi cinque minuti e mezzo) raccontano bene le difficoltà dei Knicks, guidati dai 23 punti di Kristaps Porzingis in una serata da 4/23 totale di squadra dalla lunga distanza. Mirotic e Portis in tutto questo? Sono stati meno incisivi del solito in uscita dalla panchina, combinando per soli 12 punti totali. Non c’è stato bisogno di un grande sforzo da parte loro questa volta.

Indiana Pacers-Dallas Mavericks 94-98

IL TABELLINO

Saranno anche ultimi nella Western Conference (anzi, erano), ma i Mavericks non hanno di certo voglia di mollare con tre mesi abbondanti d’anticipo la regular season. E così, dopo il successo a Toronto, arriva anche quello incoraggiante in rimonta a Indianapolis. I padroni di casa, senza Victor Oladipo, fanno fatica a trovare gioco e canestri: “C’eravamo tutti sul parquet, non abbiamo bisogno dell’alibi dell’assenza di Oladipo. Saremmo bastati anche soltanto noi sul parquet”, commenta amareggiato Lance Stephenson, al termine di una delle sue migliori prestazioni in stagione (16 punti, 15 rimbalzi e 5 assist), che hanno permesso ai Pacers di restare in controllo del match sul +4 a 90 secondi dal termine, prima di colare a picco e perdere proprio con il numero 1 (Lance dà e Lance toglie) il pallone più sanguinoso dell’incontro; quello che regala a Dennis Smith Jr. i due punti della staffa in contropiede. Darren Collison ha anche la possibilità di mandare con la tripla la partita l’overtime, ma il suo tentativo si ferma soltanto sul primo ferro, non riuscendo così a evitare ai suoi la terza sconfitta nelle ultime cinque giocate. Erano otto invece quelle in fila incassate da Dallas in trasferta: i ragazzi di Carlisle però, nonostante tutto, non hanno intenzione di arrendersi. Chapeau.

Los Angeles Lakers-Memphis Grizzlies 99-109

IL TABELLINO

A Los Angeles, dove tutto negli ultimi tre mesi gira attorno a Lonzo, la spiegazione è presto data: “Non c’è lui e l’attacco non funziona più”. Coach Walton però sa che i problemi mostrati dai suoi ragazzi hanno radici ben più profonde e destabilizzanti rispetto al recente infortunio del rookie numero 2, sconfitti in sette delle ultime otto gare (l’unico successo è arrivato contro Houston, per fermarne la striscia di vittorie) e incapaci di andare oltre un raccapricciante 36% dal campo contro i Grizzlies, ossia contro la peggior squadra della Western Conference al momento. Per una volta si è inceppato anche Kyle Kuzma, costretto spesso a forzare (e sbagliare) una vagonata di tentativi: per lui sono 8 punti con 4/24 al tiro, 1/11 dall’arco, conditi con 9 rimbalzi e due recuperi. Dall’altra parte invece decisivi i 32 punti di Tyrike Evans, sempre più il migliore in una Memphis che in campo fatica a ritrovare Mike Conley (ancora infortunato) e soprattutto continuità di gioco. Coach Bickerstaff per una volta può dirsi soddisfatto: “Eravamo molto frustrati dopo la sconfitta nel finale di meno di 24 ore contro Phoenix, ma questo è un gruppo resiliente. Siamo una squadra con gli attributi”.

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