13 gennaio 2018

NBA, risultati della notte: Durant batte Giannis, Minnesota non si ferma più

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I Golden State Warriors vincono l'undicesima partita in trasferta consecutiva anche senza Curry, grazie a un Durant da 26 punti contro i 23 di Antetokounmpo. Quarta vittoria in fila per i Timberwolves contro i Knicks con tripla doppia sfiorata per Karl-Anthony Towns. New Orleans batte Portland grazie a 36 punti di Anthony Davis. Tutti i risultati e gli highlights della notte

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Milwaukee Bucks - Golden State Warriors 94-108

IL TABELLINO

Coach Jason Kidd prima della partita era stato quasi profetico: “Uno qualsiasi tra Durant, Green e Thompson può batterti ogni singola sera da solo anche senza Steph Curry”. Ed effettivamente la sua previsione si è rivelata giusta: i Golden State Warriors hanno battuto i suoi Milwaukee Bucks conquistando l’undicesima vittoria consecutiva in trasferta anche senza poter contare sul due volte MVP (ancora fermo per una piccola distorsione alla caviglia) e pur dovendo vincere due volte la partita. Dopo aver chiuso il primo tempo con un comodo vantaggio di 14 lunghezze, i campioni in carica si sono rilassati a inizio ripresa e sono stati battuti 33-17 dagli avversari, che hanno chiuso la terza frazione in vantaggio di due punti grazie a un parziale di 15-7 guidato da Malcolm Brogdon (17 punti tenendo Thompson a 4/11 al tiro) e da Tony Snell (11 con 3/5 dall’arco). Curioso che il miglior momento della gara dei padroni di casa sia arrivato con Giannis Antetokounmpo seduto in panchina per problemi di falli, dato che il greco è stato il miglior marcatore dei suoi con 23 punti, 7 rimbalzi e 4 assist con 10/19 dal campo, seguito dai 21 di Eric Bledsoe. Nell’ultima quarto però gli Warriors sono tornati a essere gli Warriors, confezionando un parziale di 13-4 grazie a due tiri “clutch” di Kevin Durant (miglior marcatore della gara con 26 punti) e la difesa guidata da Draymond Green (21 punti, 10 rimbalzi e 7 assist) che ha tenuto gli avversari a 5/20 negli ultimi 12 minuti. “Nel terzo quarto siamo stati pigri” ha commentato coach Steve Kerr. “Ci hanno presi di sorpresa, ma siamo stati in grado di recuperare la nostra mentalità difensiva e tornare a essere aggressivi nell’ultima frazione”.

Minnesota Timberwolves - New York Knicks 118-108

IL TABELLINO

A Minneapolis non erano abituati a vincere così tanto e così spesso, ma la rivoluzione estiva ha portato in dote talento, vittorie e soprattutto maturità. Come quella dimostrata nella sfida vinta allungando nel quarto periodo contro i Knicks, dominando da consumata big e incassando il 17esimo successo casalingo su 23 partite totali giocate al Target Center. Il protagonista è Karl-Anthony Towns, autore di 23 punti, 15 rimbalzi e 9 assist, a un passo dalla seconda tripla doppia della sua carriera. “Abbiamo imparato a conoscerci, siamo in grado di porci l’un l’altro nella condizione ottimale per rendere al meglio. Questo fa tutta la differenza del mondo”, sottolinea il lungo dei T’wolves, uno degli otto giocatori in doppia cifra del roster di Minnesota in una serata da 51% abbondante dal campo. Dall’altra parte però c’è chi fa meglio (la difesa infatti non è ancora quella che sogna coach Thibodeau): New York tira con oltre il 54% di squadra, guidata dai 16 punti e 12 rimbalzi di Enes Kanter e dai 18 e 8 assist di Jarrett Jack. Kristaps Porzingis continua a faticare in parte al tiro (17, con 6/19 al tiro), ma la buona notizia con cui coach Hornacek può consolarsi è il rientro di Tim Hardaway Jr., tornato dopo 20 gare d’assenza per un problema alla gamba sinistra. “Sembrava un po’ fuori ritmo, un bel po’ in realtà… ci vorrà del tempo per rimetterlo in sesto”. Con lui sul parquet le cose andavano decisamente meglio a inizio stagione; la speranza resta quella.

Charlotte Hornets - Utah Jazz 99-88

IL TABELLINO

In una stagione complicatissima per gli Charlotte Hornets, forse qualcosa sta cominciando a girare per il verso giusto: è notizia di questi giorni che all’inizio della prossima settimana coach Steve Clifford potrà tornare ad allenare la sua squadra dopo i gravi problemi di emicrania che lo hanno tenuto fuori per più di un mese, e ritroverà un gruppo reduce da quattro vittorie nelle ultime sei gare. Il successo di stanotte arrivato ai danni degli Utah Jazz porta la firma del solito Kemba Walker (22 punti e 6 assist) ma anche di altri cinque giocatori in doppia cifra, sostanzialmente tutti quelli in rotazione tranne un Dwight Howard da 2/9 al tiro e 4/10 ai liberi per 8 punti. Ai Jazz invece, arrivati alla 14^ sconfitta nelle ultime 19, non sono bastati i 35 punti del rookie Donovan Mitchell, partito fortissimo nel primo tempo con 22 punti ma tenuto a 3/8 dal campo nella ripresa dalla difesa degli Hornets, che hanno chiuso i conto con un ultimo quarto da 25-16.

Washington Wizards-Orlando Magic 125-119

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La paura è stata tanta, ma questa volta gli Wizards sono riusciti a evitare il peggio. A scongiurare l’ennesima sconfitta contro una squadra dal record inferiore al 50%; merito delle due stelle a disposizione di coach Brooks, entrambe oltre quota 30 punti in una sfida che Washington ha vinto soltanto negli ultimi minuti della sfida. Joh Wall chiude con 30 punti e 9 assist, due in più del compagno di merende Bradley Beal, al termina di un incontro in cui gli Wizards hanno tirato con il 56% dal campo. “Ho guardo il punteggio e ho visto che eravamo 98-98 a fine terzo quarto e mi sono detto ‘Davvero abbiamo segnato così tanto?’ – racconta il numero 3 dei capitolini -; era evidente che la prima squadra che avesse iniziato a difendere avrebbe avuto la meglio. Per fortuna lo abbiamo fatto noi”. Coach Vogel dall’altra parte invece prova a difendere i suoi (“avevano una enorme potenza di fuoco, due All-Star, non era facile limitarli”), anche se diventa sempre più difficile da giustificare la stagione di una squadra che lentamente sta avvicinando il non invidiabile peggior record degli Atlanta Hawks. Al momento il numero (esiguo) di vittorie è quasi lo stesso. Dopo la partenza forte delle prime tre settimane, l’inesorabile lavoro di tanking sta portando i suoi frutti.

Atlanta Hawks - Brooklyn Nets 105-110

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Se ancora non lo avete messo nei vostri radar per il fantabasket, conviene che vi sbrighiate perché Spencer Dinwiddie può fare le vostre fortune. Di sicuro sta facendo quelle dei Brooklyn Nets, che per la vittoria in volata sul campo degli Hawks devono ringraziare non solo la sua tripla doppia sfiorata con 20 punti, 9 rimbalzi e 10 assist, ma soprattutto il gioco da tre punti che ha regalato loro il sorpasso a 11 secondi dalla fine. Raccogliendo un errore di Dennis Schröder, il playmaker dei Nets si è fatto tutto il campo in contropiede resistendo al tentativo di prendere sfondamento di Malcolm Delaney, andando poi anche a conquistare il rimbalzo da tiro libero sbagliato per mettere un possesso pieno di distanza tra le squadre. Una sequenza “clutch” a cui Atlanta - priva di Marco Belinelli tenuto fuori da una distorsione alla caviglia - non è riuscita a rispondere anche per gli errori di Dennis Schröder, che dopo aver realizzato il suo massimo in carriera con 34 punti non è riuscito a completare le giocate-chiave in chiusura di gara per la più classica delle torte senza ciliegina, sbagliando un sottomano e commettendo un’infrazione di passi a 5 secondi dalla fine. Da segnalare i 17 punti in 12 minuti di Jahlil Okafor, che però ha dato il merito soprattutto ai suoi compagni capaci di realizzare 29 assist (massimo stagionale pareggiato): “Ho segnato tanti canestri facili perché loro sono stati bravi a scaricare il pallone ed ero completamente solo”.

New Orleans Pelicans - Portland Trail Blazers 119-113

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Avete presente una situazione di classifica non definita, di quelle in cui basta una vittoria per passare dalla mediocrità all’ottimo risultato? Ecco, per rendersene conto basta guardare alla Western Conference dalla quinta posizione in giù; un miscuglio di ambizioni, in parte delusioni e di voglia di riscatto. In quel calderone ci sono anche Portland e New Orleans, legittime candidate alla conquista di un posto ai playoff. Ad avere la meglio questa volta sono stati i Pelicans, guidati neanche a dirlo dai due All-Star sotto canestro: Anthony Davis ne mette 36, con 9 rimbalzi e due stoppate, a cui si aggiungono i 24 con 19 rimbalzi e 8 assist di DeMarcus Cousins. Cifre enormi, come il talento dei protagonisti di cui New Orleans dispone sotto canestro. Dall’altra parte invece Jusuf Nurkic si è fermato a quota 19, in doppia cifra alla voce punti come tutto il resto del quintetto dei Blazers. Per la coppia Lillard-McCollum sono 23 a testa, con percentuale dal campo praticamente identica, ma diversa efficacia dall’arco. New Orleans allontana così momentaneamente i Clippers in risalita delle ultime settimane e consolida il suo ottavo posto: da qui fino a inizio aprile la battaglia per la post-season sarà avvincente.

Denver Nuggets - Memphis Grizzlies 87-78

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Dopo aver perso qualche giorno fa con gli Atlanta Hawks, i Nuggets se la sono vista brutta quando sono andati sotto di 15 contro la seconda peggior squadra della NBA per record, i Memphis Grizzlies. Dovendo fare a meno del loro miglior giocatore in Gary Harris (fuori per motivi personali), coach Mike Malone ha trovato una risorsa inattesa nella difesa dei suoi, capace di tenere gli avversari sotto al 39% dal campo — un dato che quasi sempre equivale alla vittoria per i Nuggets, che hanno vinto 18 delle ultime 19 gare in cui gli avversari hanno tirato sotto quella soglia. Merito soprattutto di un secondo tempo da 44 a 31 per i padroni di casa, propiziato dai 17 punti di Will Barton e dai 16 di Trey Lyles per rendere inutile la doppia-doppia da 22+11 di Marc Gasol e regalare una soddisfazione alla leggenda NFL Payton Manning presente in prima fila.

Phoenix Suns - Houston Rockes 95-112

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Tutto facile per gli Houston Rockets a Phoenix, che colgono la quarta vittoria su sei gare disputate senza James Harden grazie alla pochezza difensiva dei Suns. La squadra di Mike D’Antoni - uno che in Arizona conoscono bene - ha aumentato progressivamente il proprio vantaggio, toccando il +18 nel secondo quarto, il +22 alla fine del terzo e il +27 nell’ultimo quarto, grazie a un quintetto tutto in doppia cifra guidato dai 25 punti di Chris Paul. Insieme a lui anche 18 punti a testa per Ryan Anderson e Trevor Ariza (8/15 da tre in due), la doppia doppia d’ordinanza di Clint Capela da 17+16 e i 14 punti di Eric Gordon, impreciso al tiro con 5/19 così come Gerald Green dalla panchina (12 ma con 3/14). Ai Suns invece non sono bastati i 27 punti di Devin Booker e i 21 di TJ Warren per evitare la quarta sconfitta nelle ultime sei. 

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