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NBA, i risultati della notte: Toronto e Miami outsider a Est, vincono i Thunder

NBA

Raptors e Heat vincono contro Pistons e Bucks e si confermano al vertice della Eastern Conference. I Big Three trascinano al successo OKC contro i Lakers. Charlotte festeggia il ritorno di coach Clifford battendo Washington. Spurs ok a Brooklyn, New York battuti anche a Memphis. Donovan Mitchell ne segna 34 nel successo dei Jazz contro i Kings, i Clippers vincono la sesta in fila contro Denver

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Toronto Raptors-Detroit Pistons 96-91

IL TABELLINO

I Raptors tre partite in fila non le avevano mai perse quest’anno, ma i ragazzi di coach Casey non avevano alcuna voglia di allungare la striscia negativa da record. E con le mille risorse a disposizione di un roster secondo a pochissimi in quanto a profondità, dal cilindro è venuto fuori un Jonas Valanciunas da 17 punti e 16 rimbalzi, fondamentale nella lotta sotto canestro contro Andre Drummond (che ha chiuso con 25 punti e 17 rimbalzi). Il lungo lituano è uno dei quattro giocatori in doppia cifra assieme ai soliti Kyle Lowry (18, 9 rimbalzi e 5 assist) e DeMar DeRozan (17 e 5 assist), oltre al miglior realizzatore di serata C.J Miles: per lui 21 punti e cinque triple in uscita dalla panchina: “Quando è il momento di vincere, non facciamo mai il nostro dovere”, racconta coach Van Gundy a fine gara, sottolineando come il 7/15 a cronometro fermo (il dato peggiore della stagione) ne sia lo specchio più fedele. Detroit perde così la settima delle ultime otto trasferte, mentre i Raptors migliorano il proprio record casalingo (16-3), diventando la seconda miglior squadra dell’intera lega alle spalle dei soli San Antonio Spurs (19-2 all’AT&T Center). “Ci siamo complicati un bel po’ la vita, ma dovevamo dare credito ai Pistons – racconta coach Casey -, erano riusciti a mandarci fuori ritmo e a riportarsi in partita. Bravi noi ad esserne venuti fuori con un successo”.

Brooklyn Nets-San Antonio Spurs 95-100

IL TABELLINO

La sorpresa in casa Spurs era già arrivata qualche ora prima della palla a due del Barclays Center: Kawhi Leonard fuori a tempo indeterminato per recuperare nuovamente dal problema al quadricipite. Un’enorme complicazione, a cui il successo raccolto contro i Nets non può di certo fare da contraltare, se non al massimo vestendo i panni della magra consolazione. LaMarcus Aldridge ne approfitta per ribadire che i nero-argento sono diventati sempre più roba sua (34 punti, 13/24 al tiro e 8 rimbalzi) e assieme a lui lo strappo decisivo arriva grazie a Patty Mills, che parte con un perfetto 5/5 dall’arco e chiude con 25 punti e sette triple in uscita dalla panchina. “Aldridge è il principale motivo per cui, nonostante tutti gli infortuni, continuiamo ad avere un record decente – sottolinea coach Popovich -. In molti dovranno fare un ulteriore passo in avanti in questo momento, ma su di lui tutti sanno di poter contare. È un guerriero e ci sta trascinando”. Un successo che sembrava facile per gli Spurs, volati anche oltre la doppia cifra di vantaggio nel terzo quarto, prima di farsi rimontare dai padroni di casa. Allan Crabbe chiude con 20 punti, a cui si aggiungono i 18 in uscita dalla panchina di Joe Harris; tutti tasselli decisivi per riportare a un solo possesso di distanza a un minuto dalla sirena i Nets. Un sforzo apprezzabile, ma non sufficiente contro un talento come Aldridge, 

Charlotte Hornets-Washington Wizards 133-109

IL TABELLINO

“Anche quando eravamo sopra di 25 punti, non ha mai smesso di urlare e di lamentarsi. Non era affatto contento. Noi sì invece di rivederlo in panchina”. La schiacciante vittoria contro Washington la racconta così Nic Batum, felice come tutto il resto della franchigia di poter riabbracciare coach Clifford in panchina e di potergli dedicare un’importante vittoria in chiave playoff contro gli Wizards. Un successo mai in discussione, conquistato grazie al parziale record del primo tempo: 12 dei primi 13 tiri segnati, 77 punti all’intervallo lungo (massimo nella storia degli Hornets) e 16 punti di margine che nella ripresa sono diventati prima 20 e poi 25. “Sto molto meglio fisicamente, ma ciò che conta è che la squadra ha capito che adesso bisogna soltanto vincere”. Alla sirena sono 21 punti per Michael Kidd-Gilchrist, che guida un quintetto tutto in doppia cifra, mentre dall’altra parte non bastano i 26 punti di Bradley Beal e i 18 in uscita dalla panchina di Mike Scott. Non poteva mancare anche la rissa accennata (sempre più una costante in questa regular season NBA), culminata con un doppio tecnico per Michael Carter-Williams e Tim Frazier: “Una scelta giusta: l’espulsione sarebbe stata troppo, ma il tecnico era una sanzione corretta. La partita stava un po’ sfuggendo di mano”. La tensione infatti era salita ancora di più dopo la scelta fatta da coach Brooks (sotto di 20) di fare fallo sistematico su Dwight Howard, tiratore di liberi mediocre. Il lungo degli Hornets li ha messi a segno entrambi, voltandosi poi rapidamente verso la panchina dei capitolini a palmi aperti e chiedendo ironicamente il perché di quella decisione. Clifford a quel punto ha pensato bene di richiamare il suo All-Star in panchina ed evitare ulteriori complicazioni: la terza vittoria nelle ultime quattro gare era arrivata, quella è l’unica cosa che conta.

Milwaukee Bucks-Miami Heat 101-106

IL TABELLINO

Miami concede il bis nel giro di quattro giorni, batte i Bucks anche a domicilio e si conferma sempre più la quarta forza della Eastern Conference. Un successo frutto soprattutto della prestazione del miglior Hassan Whiteside di questa regular season: per lui sono 27 punti (massimo stagionale), conditi con 13 rimbalzi e 6 stoppate. Un ben di Dio a cui si sono aggiunti altri quattro giocatori in doppia cifra, tutti utili a non far pesare l’assenza di Tyler Johnson, alle prese con una caviglia malconcia che gli era rimasta in eredità dalla sfida contro Chicago. Dall’altra parte invece sono 25 i punti di Kris Middleton, uniti ai 22 con 10 rimbalzi e 6 assist del solito tuttofare Giannis Antetokounmpo. A decidere la sfida un 7-0 di parziale che a due minuti e mezzo dal termine ha portato gli Heat sul +7. Da lì in poi Milwaukee non è più riuscita a rifarsi sotto, incapace di trovare lo stop difensivo unito al canestro del definitivo aggancio. Per Miami è l’ottavo successo nelle ultime nove gare (la squadra più in forma della Eastern Conference), mentre i ragazzi di coach Kidd incassano il terzo ko delle ultime quattro e scivolano al settimo posto. Ogni volta che c’è da fare il definitivo passo in avanti per dimostrare maturità, manca qualcosa. Sempre.

Memphis Grizzlies-New York Knicks 105-99

IL TABELLINO

I Knicks non sanno vincere in trasferta e questa non è una buona notizia per una squadra che sta affrontando il giro di partite lontano dal Madison Square Garden più lungo che abbia mai affrontato negli ultimi 30 anni. Un mal di trasferta talmente acuto (16esima sconfitta a fronte di sole cinque vittorie) da non permettere ai blu-arancio di battere neanche i derelitti Memphis Grizzlies, guidati da un Tyreke Evans ormai sempre più leader e trascinatore. Per il numero 12 sono 23 punti, con sei rimbalzi e ben 10 assist, unico riferimento sul parquet di una squadra orfana di Mike Conley, Chandler Parsons e Marc Gasol (è stata la prima da titolare in carriera per Deyonta Davis, giusto per citarne uno). Dall’altra parte invece sono 21 punti per Porzingis e 20 per Kanter, con nove rimbalzi a testa, a cui si sommano i 18 punti in uscita dalla panchina di un sempre più continuo Michael Beasley. In una serata in cui i Knicks hanno inseguito invano per oltre tre quarti, da ricordare restano soltanto il record di tiri liberi in fila realizzati da Courtney Lee (sono 48 consecutivi al momento) e la pallonata in faccia a Walt Frazier, la leggenda newyorchese presente a bordocampo per la telecronaca. Nulla di grave per fortuna, concluso con un po’ di ghiaccio sul volto durante il racconto del secondo tempo. Bastasse soltanto quello a risolvere i problemi dei Knicks, coach Hornacek sarebbe felicissimo…

Oklahoma City Thunder-Los Angeles Lakers 114-90

IL TABELLINO

Gli Oklahoma City Thunder continuano la stagione in altalena, raccogliendo la terza vittoria in fila dopo aver incassato altrettante sconfitte. Una  passeggiata di salute o poco più il secondo tempo contro i Lakers, ancora senza Lonzo Ball e incapaci di andare oltre i 16 punti di Julius Randle. In casa OKC invece la copertina per una volta se la prende Carmelo Anthony, autore di 27 punti con 10/15 al tiro e un sintomatico +27 di plus/minus. Il numero 7 al suo meglio, finalmente calato nella sua nuova dimensione di tiratore: “Una volta che hai accettato il tuo nuovo ruolo, inizia a metterci tutto te stesso. A parametrare i tuoi obiettivi e i tuoi risultati in funzione di quello che la squadra ti chiede e anche questo diventa divertente. Da quando a dicembre ho iniziato a capire quale fosse il mio posto, sono rinato”. A dar manforte alla sua prestazione ci sono anche i 21 punti e 10 rimbalzi di Steven Adams, i 19 di Russell Westbrook e i 13 di Paul George. “Noi continuiamo a prendere la maggior parte dei tiri perché sappiamo che Steven [Adams, ndr] in caso di errore può garantirci un’altra chance– racconta George -. Io la penso così, Russell e Carmelo idem: ci permette di essere più aggressivi, più spavaldi. Con lui hai le spalle coperte a rimbalzo”. OKC consolida così il suo quinto posto a Est: un primo turno contro Minnesota non sarebbe male, anche perché in semifinale poi…

Sacramento Kings-Utah Jazz 105-120

IL TABELLINO

Prendete carta e penna (se non lo avete già fatto) e segnatevi le coordinate di Donovan Mitchell, talento sempre meno nascosto degli Utah Jazz, ancora una volta protagonista nel successo della squadra di Salt Lake City. Non è un periodo facile per i ragazzi di coach Snyder, ma il numero 45 sembra essere davvero una bella consolazione: 34 punti (con 14/19 al tiro) realizzati contro i Kings, 23 dei quali arrivati nello strappo decisivo del secondo tempo. Ancora una volta Mitchell è stato l’ago della bilancia in favore dei Jazz, abili a sfruttare una serata offensivamente ispirata (56.8% dal campo) e in grado poi di fare gara di testa per tutto il secondo tempo. Dall’altra parte sono 25 punti per Bogdan Bogdanovic e 26 con 10 assist per Willie Cauley-Stein, in una squadra che continua a non trovare una sua strada e una sua dimensione. Sacramento infatti si conferma la peggior squadra della Western Conference e, con la concomitante vittoria degli Hawks, pareggia il non invidiabile record di Atlanta.  

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