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NBA, i risultati della notte: 50 punti in tre quarti per C.J. McCollum, solo Klay Thompson come lui

NBA

È la notte della guardia di Portland che segna 28 punti nel primo quarto (record di franchigia) e chiude a 50 in soli 29 minuti. Boston facile contro New York anche senza Kyrie Irving, cade Philadelphia a Brooklyn, gravissimo infortunio a Isaiah Canaan nella vittoria dei suoi Suns sui Mavericks

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Portland Trail Blazers-Chicago Bulls 124-108

TABELLINO

Ci pensa C.J. McCollum già nel primo quarto a mettere le cose in chiaro e piegare senza troppe difficoltà le modeste resistenze di un’edizione dei Bulls volata nel Pacific Northwest senza Lauri Markkanen (motivi personali), Nikola Mirotic (che sta cercando uno scambio) e Kris Dunn (trauma cranico). Quando poi il n°3 dei Blazers manda a segno un primo quarto da 11/14 al tiro con 4/5 da tre punti per un totale di 28 punti, i giochi per i padroni di casa sono ancora più facili. Dopo aver stabilito il nuovo record di franchigia per realizzazioni nei primi dodici minuti, McCollum completa una serata magica chiudendo con 50 punti in soli 29 minuti, restando seduto tutto il quarto periodo. Solo Klay Thompson – con i famosi 60 punti in 29 minuti messi a segno contro Indiana il 5 dicembre 2016 – affianca la guardia dei Pacers nella lista di giocatori capaci di segnare almeno 50 punti in meno di 30 minuti, nella lunga storia della lega. A toccare quota 50 punti in soli tre quarti quest’anno c’era riuscito anche James Harden, mentre per McCollum il bottino finale rappresenta il suo massimo in carriera, a 9 punti dal massimo mai segnato da un giocatore dei Blazers (Lillard con 59 lo scorso anno). Trascinata dal suo n°3 Portland centra la quarta vittoria in fila (l’ottava consecutiva tra le mura di casa, dopo che a inizio stagione le partite al Moda Center sembravano stregate) e infligge a Chicago il quinto ko di fila. McCollum diventa solo il settimo Blazer a raggiungere quota 50 punti, in una lista che comprende Clyde Drexler, LaMarcus Aldridge, Terry Porter, Cliff Robinson, Jerome Kersey e Jim Paxson.

Boston Celtics-New York Knicks 103-73

TABELLINO

L’infortunio che blocca Kyrie Irving appena prima del via regala la prima partenza in quintetto base a Terry Rozier: risultato? Tripla doppia del prodotto di Louisville, che contro i Knicks manda a segno 17 punti, 11 rimbalzi e 10 assist, non facendo per nulla rimpiangere l’All-Star dei Celtics (solo Tony Wroten nel 2013 con la maglia di Philadelphia era riuscito a far registrare una tripla doppia all’esordio in quintetto). Per il resto coach Brad Stevens ha dai suoi uno sforzo di squadra testimoniato dal contributo portato offensivamente da più giocatori (20 punti per Marcus Morris, 15 per Jayson Tatum, 14 a testa per Al Horford e Jaylen Brown). È però la difesa a fare la differenza, e lo sa bene anche Enes Kanter, che dopo aver dato tutto il possibile in campo – 17 punti e 17 rimbalzi per lui – ammette: “Se pensiamo di poter fare un salto di qualità dobbiamo migliorare in difesa”. L’esempio sono proprio i Celtics affrontati nella notte, che concedono ai Knicks solo il 32.2% al tiro e li tengono a 73 punti, il minimo incassato dai biancoverdi dal 2013 a oggi. La partita si spacca nel secondo tempo, quando il vantaggio (di cinque punti) con cui Boston entra in campo dopo l’intervallo si dilata nel terzo periodo (31-20 il parziale) e poi si fa quasi imbarazzante negli ultimi 12 minuti (22-8 il break per i padroni di casa). Per i Celtics è la terza vittoria nelle ultime 4 gare, tutte necessarie per mantenere il vantaggio su Toronto e la leadership nella Eastern Conference. 

Brooklyn Nets-Philadelphia 76ers 116-108

TABELLINO

Il tabellino della gara incorona Spencer Dinwiddie come top scorer di serata (27) ma la vittoria dei Nets sul campo di casa contro una squadra ambiziosa come i Sixers è particolarmente dolce per D’Angelo Russell, in campo in back-to-back e alla miglior gara dal ritorno dall’infortunio (per lui 22 punti in 17 minuti uscendo dalla panchina) e per Jahil Okafor, autore di un canestro decisivo nel finale contro la squadra che ha lungo lo ha tenuto “ostaggio” in panchina prima di permettere finalmente la cessione dell’ex Duke a Brooklyn (8 punti con 4/5 per lui, che dice: “Mentirei se dicessi che questa non è una vittoria speciale”). Un successo che i Nets agguantano nell’ultimo periodo, quando mettono a tabellone un parziale di 11-0 che indirizza la gara. Non bastano ai Sixers i 29 punti con 14 rimbalzi di Joel Embiid, i 24 di Ben Simmons e i 20 del rientrante J.J. Redick. Ottimo per coach Atkinson, alla sua prima partenza in quintetto, il rookie Jarrett Allen, che chiude con un’impressionante doppia doppia a quota 16 punti e 12 rimbalzi. Per Brooklyn è la prima vittoria dopo 4 ko in fila, mentre salgono a tre le sconfitte consecutive di Philadelphia, il cui record ritorna al 50% (24-24).

Orlando Magic-Los Angeles Lakers 128-105

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All’intervallo a Orlando i Lakers – reduci da otto vittorie nelle ultime 11 gare – erano ancora in partita, sotto di 11 ma tutto sommato sulla scia dei padroni di casa. Poi nel terzo quarto qualcosa si è rotto qualcosa in casa gialloviola (Luke Walton mette a sedere tutti i titolari dopo solo un minuto e mezzo del secondo tempo, “per mandare un messaggio – spiega – perché se non hai voglia di giocare allora non giochi”) e ad approfittarne al massimo ci pensano i tiratori dei Magic, che stabiliscono un nuovo record di franchigia mandando a segno 9 triple nel solo terzo parziale, chiuso con 9/13 dall’arco e 43 punti sul tabellone. La gara non ha più storia, e si chiude con solo la quarta vittoria nelle ultime 24 partite per il team della Florida, che ha in Marreese Speights (21) e Evan Fournier (19) i migliori marcatori. Los Angeles, all’ottava gara senza Lonzo Ball, ha 20 punti a testa da Julius Randle e Jordan Clarkson ma le parole di Kyle Kuzma riflettono al meglio l’umore nello spogliatoio Lakers: “Abbiamo perso di 30 [22 in realta, ndr] contro la peggior squadra NBA: bravi loro, ma noi…”. 

Indiana Pacers-Memphis Grizzlies 105-101

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Indiana vince la terza in fila (e la quinta nelle ultime sei) di squadra, mandando in doppia cifra tutti i giocatori del suo quintetto base ma per uno di loro la sfida contro Memphis è diversa e speciale: al ritorno tra i titolari infatti Myles Turner chiude con la miglior gara della sua annata, producendo 15 punti, 11 rimbalzi e 3 stoppate e mandando a segno un libero decisivo nel finale. Al resto ci pensano i 21 a testa di Bojan Bogdanovic e Darren Collison, i 13 di Victor Oladipo e i 10 di Thaddeus Young, troppo per poter pensare che dei Grizzlies fortemente rimaneggiati – solo 9 giocatori a disposizione per coach J.B. Bickerstaff – potessero fare di più contro una squadra comunque di buon livello come i Pacers – e Memphis, in trasferta, deve ancora vincere una partita contro avversari della Eastern Conference dall’inizio del campionato. Tra le assenza dei Grizzlies indicativa quella di Tyreke Evans, attorno al quale si inseguono parecchie voci di mercato. Marc Gasol (23 punti e 9 rimbalzi) e Wayne Selden (24) i migliori per la squadra del Tennessee. 

Phoenix Suns-Dallas Mavericks 102-88

TABELLINO

Quando si incontrano due squadre in picchiata (5 sconfitte in fila per i Suns, 4 per i Mavs, sconfitti in sette delle ultime otto giocate) c’è di buono che almeno una delle due esce dal campo col referto buono. Tocca ai Suns trascinati dal rookie Josh Jackson, che eguaglia il suo massimo in carriera a quota 21, e da T.J. Warren, che contribuisce con 20. La vittoria purtroppo è però offuscata dal bruttissimo infortunio – che a molti ha ricordato quello di Gordon Hayward al season opener NBA – occorso alla guardia di Phoenix Isaiah Canaan, che nel primo quarto ha subìto la frattura della caviglia sinistra. I padroni di casa registrano anche la doppia doppia di Marquese Chriss (15+12 rimbalzi) e tengono i Mavericks a soli 88 punti, il minimo concesso a qualsiasi squadra quest’anno. Particolarmente egregio il lavoro difensivo su Wesley Matthews (costretto a un orrendo 2/17 dal campo) e ha nulla servono per coach Carlisle i 17 del suo rookie Dennis Smith Jr, i 15 di Harrison Barnes e i 14 di Dirk Nowitzki. 

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