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NBA, altro ko umiliante per i Cavs: Houston passeggia alla Q Arena

NBA

Tutto facilissimo per gli Houston Rockets di Chris Paul (22 punti, 11 assist e 8 rimbalzi) che non hanno bisogno nemmeno del miglior Harden per umiliare a domicilio dei Cavs sempre più in crisi

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Un copione già visto altre volte, come nel -28 subìto a Minnesota o nel -34 incassato a Toronto, ma l’ennesima brutale sconfitta dei Cleveland Cavs (-32 contro dei Rockets senza Eric Gordon e con James Harden tenuto a 5/14 dal campo e solo 16 punti) fa venire alla mente il -24 incassato contro Oklahoma City, perché anche in quell’occasione il ko è arrivato davanti al pubblico di casa. Che sembra averne viste abbastanza e sceglie quindi di fischiare sonoramente la squadra al termine del primo tempo, con i Cavs di rientro negli spogliatoi sotto 55-39. Dalla sfida natalizia contro Golden State, Cleveland è 0-8 in gare trasmesse in tv nazionale, con i riflettori di tutta America puntati addosso. A indirizzare subito la gara in direzione dei texani ci pensa Chris Paul con un primo quarto da 9 punti, 4 assist e 3/3 da tre punti. Tutti i Rockets però partono con la mano caldissima dall’arco alla Q Arena, segnando 8 delle prime 12 conclusioni dalla lunga distanza (19/51 il dato finale) e finendo per chiudere il conto in fretta (48-23 già nel secondo quarto). Raccontare il secondo tempo non ha quasi senso, se non per segnare i punteggio individuali totali dei singoli giocatori, con Paul a chiudere a due rimbalzi dalla tripla doppia (22, 11 e 8, ma soprattutto con un incredibile +47 di plus/minus), Ryan Anderson ad aggiungerne 21, Gerald Green a contribuire con 17 dalla panchina e una serie di schiacciate spettacolari nel deserto della difesa di Cleveland. I Rockets oggi sono 23-3 quando Paul e Harden sono scesi in campo assieme. 

Cleveland vuole e deve cambiare

Nella squadra di Tyronn Lue nessuno segna più di 12 punti (cifra toccata da Isaiah Thomas e J.R. Smith) mentre LeBron James si ferma a 11 con 9 assist e 9 rimbalzi restando seduto tutto il quarto quarto, con la gara ormai ampiamente compromessa. Derrick Rose e Dwyane Wade dalla panchina sono gli unici altri due giocatori in doppia cifra per i padroni di casa, che tirano sotto il 40% dal campo e solo 8/30 dall’arco. Ma è evidente come i problemi, in Ohio, siano da ricercare fuori dal campo prima ancora che sul parquet: detto dell’assenza di un All-Star come Kevin Love, la chimica del gruppo di coach Lue sembra tutta da inventare dopo il ritorno a roster di Isaiah Thomas. Il primo a pagare il prezzo di questa caotica situazione potrebbe essere J.R. Smith (meno di 8 punti e 3 rimbalzi di media) offerto selvaggiamente sul mercato in vista della trade deadline dell’8 febbraio, mentre sembra che la dirigenza abbia ceduto all’idea di includere in un eventuale pacchetto anche la prima scelta al Draft 2018 dei Nets ottenuta nell’affare Kyrie Irving, ma solo se questo vorrà dire poter arrivare a un giocatore giovane e di talento su cui i Cavs possano avere la certezza di contare per diversi anni. Grandi manovre per cercare di mettere una pezza a una situazione che oggi, obiettivamente, sembra precipitare: Washington si avvicina in classifica (solo una sconfitta separa i record delle due squadre) e la difesa è tornata a essere la peggiore della lega. Vero che i Cavs sono già stati capaci di trasformarsi nei playoff in passato, ma forse questa volta è diverso…

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