Please select your default edition
Your default site has been set

NBA: LeBron James resta a Cleveland, almeno fino a giugno

NBA

L'ennesimo tracollo subito a Orlando rende sempre più complessa la ricostruzione in casa Cavaliers. LeBron James però, non vuole abbandonare la nave: "Vincere, perdere o pareggiare è secondario; siamo tutti fratelli e lo abbiamo capito grazie alle difficoltà"

Non c’è mai fine al peggio, come dimostrano tristemente i Cavaliers di queste ultime settimane. E la sconfitta incassata a Orlando è soltanto l’ultima di una lunghissima serie. Per LeBron James però non è certo il pretesto per mollare tutto, spegnando sul nascere qualsiasi tipo di voce fino alla chiusura del mercato prevista per le ore 21 del prossimo 8 febbraio: “Sono qui per seguire un progetto più a lungo termine rispetto a una semplice sconfitta o a un momento negativo. Per questa stagione sono focalizzato soltanto sui Cavaliers, alla ricerca di una strada per tornare a essere competitivi. Non posso lasciare la mia squadra strada facendo, non posso farlo. Non è pensabile: mettiamo tutto ciò che abbiamo in partita ogni maledetto giorno, cercando di prepararci al meglio. Vincere, perdere o pareggiare importa poco perché alla fine di tutto noi siamo fratelli, siamo un gruppo e lo abbiamo capito nelle difficoltà. Lo devo ai miei compagni, devo restare qui a finire la stagione a prescindere da come andranno le cose e dai risultati. Non rinuncerò mai alla clausola no trade prevista dal mio contratto”. Magra consolazione per i tifosi dei Cavaliers, per i quali un eventuale addio di James nelle prossime ore sarebbe risultato il definitivo colpo di grazie. “Abbiamo toccato di nuovo il fondo”, è il nuovo motto nello spogliatoio. Anche perché mai nessuna squadra NBA da quando sono stati introdotti i 24 secondi era riuscita a perdere di 18 punti dopo essere stata in vantaggio di 15 contro una squadra distante oltre 20 partite dal 50% di record. Che cosa significa? Un concetto che sembra astruso, ma molto semplice da chiarire: contro una squadra così poco attrezzata e con un bel bottino di margine, nessuno nella storia della lega ha mai avuto un crollo del genere. Cleveland è una delle tre squadre ad aver giocato un quarto da 40 punti e uno da meno di 10 nella stessa partita e i dati per raccontare la disfunzionalità del gruppo potrebbero essere ancora tanti altri. Il più significativo è forse quello che riguarda i comprimari: J.R. Smith, Isaiah Thomas e Derrick Rose hanno chiuso con 0/17 dal campo combinato negli ultimi tre quarti di gara. “Al momento non abbiamo la gioia necessaria per giocare al meglio – commenta Wade -. In 15 anni di carriera non avevo mai avuto un’esperienza simile. È imbarazzante, è frustrante. Una roba da capogiro”.

I dissidi tra James e la proprietà dei Cavaliers

James poi rincara la dose, con la nota retorica necessaria in situazioni di questo tipo: “Dobbiamo continuare a spingere, a dare tutto. Bisogna restare positivi, io per primo non voglio scoraggiarmi. Dobbiamo capire quali quintetti riescono a produrre meglio, a restare sul parquet senza subire parziali. Non è il momento di far sprofondare nell’ombra la nostra stagione, ma quello di ritrovare il contributo dei giocatori che stanno facendo fatica. Se riusciamo a tenere alta la concentrazione e le aspettative, sono certo che riusciremo a mettere a posto le cose e a giocare un buon basket”. Frasi di circostanza oltre le quali diventa difficile leggere le mosse future del numero 23, dato ormai sempre più lontano da Cleveland la prossima estate, anche a seguito dei dissidi interni venuti fuori già prima dell’ennesima batosta incassata contro i Magic. Secondo quanto raccontato da Jason Lloyd su The Athletic, James da mesi non ha alcun tipo di rapporto né con Dan Gilbert, il proprietario dei Cavaliers, né con il nuovo GM Koby Altman, colpevole di non averlo informato negli ultimi sei mesi delle varie mosse di mercato (se non a giochi fatti). James aveva chiesto di trattenere Kyrie Irving e di portarlo al training camp (ci avrebbe pensato poi lui a convincerlo) e invece la dirigenza ha optato per lo scambio immediato con i Celtics. LeBron aveva inoltre persuaso Jamal Crawford a trasferirsi in Ohio e invece al suo posto è arrivato soltanto il rookie Cedi Osman (inutilizzato in questa regular season). Soltanto alcuni della miriade di esempi che segnano una spaccatura insanabile che probabilmente porterà James lontano da Cleveland. Non a febbraio, certo, ma dalla prossima estate.

Arriva sempre primo

Ricevi live da SkySport le breaking news sui principali eventi sportivi. Per accettare le notifiche devi dare il consenso nel successivo popup.

Ricevi le notifiche