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NBA, l'All-Star Weekend 2015 incorona Steph Curry e Russell Westbrook

NBA

Ripercorriamo uno per uno gli ultimi weekend delle stelle, disponibili su Sky On Demand: l’appuntamento del 2015 è nella città che non dorme mai, New York City: Marco Belinelli è chiamato a difendere il titolo da tre punti, Zach LaVine e Russell Westbrook iscrivono il loro nome (non sarà l'ultima volta) in albi d'oro eccellenti

New York a febbraio sa essere fredda, ma mai come nel febbraio 2015, quando le temperature fanno toccare nuovi record negativi e la città è intrappolata nella morsa del gelo. A scaldare cuori e anime arrivano le più grandi superstar NBA, che nel weekend delle stelle si dividono tra il Barclay Center di Brooklyn, che ospita il Rising Star Challenge del venerdì, e poi la gara delle schiacciate e quella da tre punti il sabato, e “the world’s most famous arena”, il Madison Square Garden, dove la domenica si gioca l’All-Star Game. “Siamo nella Mecca del basket”, ricorda in spogliatoio ai suoi giocatori prima della palla a due Steve Kerr, allenatore della selezione Ovest. Una palla a due a suo modo storica, perché a saltare per il primo possesso sono due fratelli nati a Barcellona a neppure cinque anni di distanza l’uno dall’altro, Pau (centro titolare dell’Est, in rappresentanza dei Chicago Bulls) e Marc Gasol (centro titolare dell’Ovest come membro dei Memphis Grizzlies). Era dal 1971 che due fratelli — allora Tom e Dick Van Arsdale — non venivano chiamati a far parte di uno stesso All-Star Game ma la provenienza internazionale dei fratelli Gasol assicura il miglior spot possibile per lo storico slogan NBA: it’s a global game. Il giocatore più votato è Steph Curry, che colleziona 43.000 voti in più di LeBron James, ma a fine serata a finire con il trofeo di MVP della serata è Russell Westbrook, che in uscita dalla panchina segna 41 punti con 28 tiri (12 in più di qualsiasi altro suo compagno…), guidando l’Ovest alla vittoria, 163-158 (tra i vincitori ci sono anche 29 punti per James Harden e 15 assist per Chris Paul, in un’anticipazione — allora inconsapevole — di quello che oggi è il loro show quotidiano in maglia Houston Rockets). Per l’Est — che dalla panchina fa uscire quattro quinti del quintetto base degli Atlanta Hawks, la squadra rivelazione della stagione, il cui coach Mike Budeholzer è in panchina al Madison Square Garden — il migliore è LeBron Jame, che chiude con 30 punti, 7 assist e 5 rimbalzi.

Wiggins trascina il Resto del Mondo e vince il premio di MVP

La sfida tra giocatori al primo e secondo anno nella lega per la prima volta viene presentata nella formula Stati Uniti vs. Resto del Mondo: “Ci sono in palio i bragging rights”, dice giustamente Mason Plumlee, lungo di Brooklyn che gioca in casa per la selezione a stelle e strisce. Per bragging rights oltreoceano si intende il diritto a prendere in giro gli avversari battuti, da conquistare sul campo in una partita che vede Kenny Atkinson (vice ad Atlanta, che oggi a Brooklyn è capo-allenatore) sulla panchina del Resto del Mondo e Alvin Gentry (vice di Kerr a Golden State) su quella USA. “Abbiamo due schemi — spiega Gentry ai suoi — uno prevede che Zach LaVine abbia la palla in mano, e l’altro consiste nel dare la palla a Zach LaVine”. Il rookie di Minnesota, dalla panchina, termina infatti come miglior marcatore dei suoi a quota 22 con un ottimo 9/11 al tiro (a pari merito con Victor Oladipo), ma i 22 del suo compagno di squadra ai Timberwolves Andrew Wiggins sono più decisivi, perché spingono il Resto del Mondo alla vittoria 121-112 e consacrano il canadese come MVP della serata.  

Steph Curry si consacra re del tiro da tre, Zach LaVine vola ispirato da Jordan

Kyle Korver legge il nome dei partecipanti alla gara da tre punti (oltre al tiratore di Atlanta e al campione in carica Marco Belinelli ci sono gli “Splash Brothers”, Steph Curry e Klay Thompson, James Harden, Kyrie Irving, J.J. Redick e Wesley Matthews) e commenta: “Il miglior lotto di partecipanti di sempre”. Probabilmente ha ragione. A Belinelli non riescono le magie di New Orleans e il suo 18 al primo turno non gli vale la qualificazione in finale, dove invece approdano i due tiratori di Golden State più Kyrie Irving. Alla fine a spuntarla è Steph Curry che domina la finalissima con 27 punti, contro i 17 di Irving e i 14 di Thompson, laureandosi così campione nel tiro da tre punti nel corso di una stagione che chiuderà stabilendo il record NBA per numero di triple segnate in una singola annata (286, poi da lui stesso battuto). Quattro protagonisti della sfida tra le Rising Star del venerdì sera si ritrovano sul parquet anche il sabato per darsi battaglia nella gara delle schiacciate: sono Giannis Antetokounmpo e Mason Plumlee (che non superano il primo turno) e Victor Oladipo e Zach LaVine, che si danno battaglia per il titolo in finale. A spuntarla — con un 50 entrato nella storia, indossando la canotta della TuneSquad di Space Jam, col numero (23) e nome (Jordan) di MJ sulle spalle — è il rookie di Minnesota, che si porta a casa il titolo di miglior schiacciatore NBA.