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Chicago, così non va: la NBA avverte i Bulls sul tanking: "Cambieremo la nostra strategia"

NBA

La decisione di "lasciare spazio ai giovani", tenendo a lungo a riposo i titolari e iniziando così a perdere praticamente tutte le partite, non è passata inosservata. La NBA ci ha tenuto a sottolineare che questo tipo di condotta è contro le regole della lega: "Seguiremo quanto ci è stato consigliato", ha commentato John Paxson

Le regole per vietare il riposo voluto dei giocatori di maggior spicco sono state pensate soprattutto per contrastare una strategia inventata a suo modo da coach Popovich negli ultimi anni, ma poi perpetrata nelle ultime stagioni anche da Steve Kerr, Tyronn Lue e altri. Lasciare in panchina (o addirittura a casa, se la gara è in trasferta) i giocatori migliori in alcune gare importanti della regular season, evitando di scoprire le carte con gli avversari, incassando spesso e volentieri una sconfitta già in preventivo, ma soprattutto facendo rifiatare la squadra durante un’estenuante stagione. Un danno non da poco per la resa televisiva di partite che le emittenti pagano lautamente. In questo caso però la scelta fatta dai Bulls coglie una sfumatura diversa e se possibile ancora più evidente in quanto a intenzione: lasciare in panchina quelli forti per “valutare i giovani”, puntando in realtà soltanto a perdere il più possibile. Ecco perché nelle ultime settimane sono spuntati in quintetto i vari Cristiano Felicio e David Nwaba al posto di Robin Lopez e Justin Holiday. Di certo non i Golden State Warriors, ma una squadra che potrebbe fare meglio del perdere 14 delle ultime 17 partite. Una decisione che non è passata inosservata ai piani alti: “Dopo la pausa per l’All-Star Game, abbiamo avuto un confronto con la lega riguardo il ruolo ricoperto nelle ultime gare da Robin Lopez e Justin Holiday – racconta il vice presidente John Paxson -. Dopo aver parlato delle loro condizioni fisiche [entrambi abili e arruolabili ndr], la NBA ha deciso che la loro situazione è perseguibile con la policy che vieta alle squadre di far forzatamente riposare i giocatori. Noi rispettiamo quanto ci è stato comunicato e saremo cooperativi nel dialogo, aderendo in futuro alle raccomandazioni che ci sono state fatte”. Una decisione – quella presa dallo staff tecnico dei Bulls – accettata dai veterani per provare a capire quali siano i profili più interessanti da cui ripartire in futuro, soltanto dopo però aver inizialmente manifestato il loro dissenso nei confronti del provvedimento. Non appena però le assenze sono iniziate ad aumentare, la NBA non ha esitato a muoversi, evitando (per il momento) le sanzioni perché Chicago si è mostrata ben felice di cooperare. Stavolta in ballo se possibile c’è qualcosa di più importante dei miliardi di dollari garantiti dalle TV. Si parla della credibilità di un prodotto sportivo che in questo modo viene svilito e privato di senso. Tutto per andare a caccia di una futura ipotetica scelta al Draft.

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