14 marzo 2018

NBA, storie tese a L.A.: la vendetta Lakers contro Murray e la lite tra Jokic e Randle

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Nel terzo incontro stagionale tra Lakers e Nuggets, i riflettori erano puntati su Jamal Murray, protagonista di comportamenti poco graditi dai gialloviola nelle due sfide precedenti. Sono arrivati cori di scherno e fischi dal pubblico, ma non solo...

Il primo incontro è del 2 dicembre, è vinto di 15 da Denver ed è chiuso con Jamal Murray che, in attesa che il cronometro vada allo zero, si avvicina a Lonzo Ball e lo aggira senza il minimo bisogno in palleggio, scatenando le ira di Julius Randle. Il secondo, solo venerdì scorso, vede di nuovo Murray protagonista a fine gara in un’esibizione di trash talk che stavolta fa arrabbiare Luke Walton (che chiama il comportamento del giocatore di Denver “una mancanza di rispetto”) e Isaiah Thomas. Due partite, due screzi – e due vittorie Nuggets. Ovvio allora che la sfida della notte allo Staples Center portasse con sé un pizzico di motivazione in più nello spogliatoio dei Lakers, pur se sia Walton che Michael Malone avessero cercato di smorzare gli animi. “I miei ragazzi devono pensare soltanto a vincere la partita”, il consiglio del coach gialloviola, cui faceva eco quello dell’allenatore degli ospiti: “Se ci concentriamo su queste stupidate senza senso vuol dire che non stiamo pensando alla partita come dovremmo”. Poi però in campo ci vanno i giocatori, un po’ più inclini a ricordarsi gli sgarbi subiti. “Certo che ci li ricordiamo”, aveva ammesso Lonzo Ball. “Se vuole fare il circo, libero di farlo, non vogliamo cadere in questo tranello. Si è comportato male, ma non vogliamo abboccare. Però ce lo ricordiamo”. Stessa lunghezza d’onda per l’altro rookie di casa Lakers, Kyle Kuzma: “Non vedo l’ora di ritrovarmelo in campo”, le sue parole dopo l’ultimo faccia a faccia. E così – con i fischi di tutto lo Staples Center all’indirizzo di Murray già dalla presentazione delle squadre e poi a ogni tocco di palla – ecco la gara della notte, con una piccola sfida dentro la sfida. Che qualche momento caldo, non certo a sorpresa, lo ha riservato. Più sorprendente, casomai, il fatto che non ci sia stato Murray coinvolto bensì Nikola Jokic e Julius Randle, che con 21 secondi soltanto da giocare sul cronometro della gara, si sono allacciati e spinti a vicenda, con l’ala dei Lakers che sbatte senza troppi complimenti a terra il lungo serbo di Denver (scaramuccia risolta dagli arbitri con un tecnico a testa). “Non mi piace come si dimena, come agita in continuazione le braccia, il corpo, ma quello è il suo modo di giocare, e va bene. Quando però cerchi di uncinare il mio braccio rischiando di farmi uscire la spalla allora non mi piace più”, la spiegazione di Randle, autore di un’ottima gara da 26 punti e 13 rimbalzi. 

Rivalità targata Kentucky

Solo qualche secondo prima, con 63 secondi ancora da giocare prima della sirena finale, proprio su Murray era arrivato un fallo duro sempre di Randle che con la guardia dei Nuggets condivide la stessa alma mater. “Non è che siamo amici, non gli parlo un granché ma a essere onesti come ragazzo non mi dispiace. Solo non capisco questo suo modo di comportarsi in campo”, le parole dell’ala dei Lakers sul suo avversario. “Jamal mi piace, è un Wildcat come me, uno di Kentucky, questa cosa ci unirà per sempre, ma i Lakers sono la mia squadra, non posso permettere certi comportamenti contro di noi”. A completare la serata da dimenticare di Murray – autore comunque di 18 punti nella sconfitta di Denver – i cori “Murray sucks” che lo hanno accompagnato in tutti i minuti finali e anche l’oltraggio finale organizzato da Isaiah Thomas, che palla in mano negli attimi finali, aspetta l’ultimo secondo prima di spedire il pallone proprio in direzione di Murray, che incassa e porta a casa. La vendetta è servita, per una sera sorridono i Lakers. 

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