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NBA, Philadelphia fa festa: ritorno in campo di Markelle Fultz e vittoria contro Denver

NBA

Dopo mesi di mistero, i Sixers festeggiano il "secondo debutto" della loro prima scelta assoluta Markelle Fultz, autore di 10 punti e 8 assist in meno di 15 minuti nella vittoria contro i Denver Nuggets. Un successo propiziato da ben sette giocatori in doppia cifra, tra cui Marco Belinelli a quota 11

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Philadelphia 76ers-Denver Nuggets 123-104

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Al momento straordinario dei Philadelphia 76ers mancava solamente la ciliegina sulla torta, e stanotte è arrivata. Non tanto per la vittoria ai danni dei Denver Nuggets, quanto per il ritorno in campo della prima scelta assoluta del Draft 2017 Markelle Fultz, di nuovo sul parquet per la prima volta dal 23 ottobre scorso. Basterebbe solamente questo per rendere eccellente la serata dei Sixers, ma lo è ancora di più se si considera che nei suoi attesissimi 14 minuti e 24 sul parquet ha realizzato 10 punti con 8 assist, cifre che nella storia del gioco solo Kevin Porter nel 1980 era riuscito a produrre con la maglia degli Washington Bullets. Il prodotto dell’università di Washington è stato annunciato come “a disposizione” a sorpresa prima dell’inizio della gara ed è entrato sul finire del primo quarto, pur mostrando di avere un po’ di comprensibile ruggine addosso: una palla persa al primo possesso, una bruciante accelerazione per due punti in avvicinamento, quindi un paio di tiri stoppati da Mason Plumlee e un airball per un primo tempo da due punti (1/4 al tiro) ma anche tre assist. Nel secondo tempo è andata decisamente meglio, partecipando al parziale con cui Philadelphia ha aperto la gara con un parziale di 34-15 e andando sopra di 10 sul finire del terzo quarto, vantaggio che non è mai sceso sotto la doppia cifra per tutto il resto della partita. Fultz ha chiuso con +16 di plus-minus realizzando uno spettacolare sottomano acrobatico (mostrando di aver superato i problemi alla spalla che lo avevano fermato fino a questo momento) e capitalizzando su un assist di Marco Belinelli, utile come sempre dalla panchina con 11 punti, 4 rimbalzi e 2 passaggi vincenti con 5/8 al tiro in 20 minuti. Una volta messa in ghiaccio la partita — merito dei 20 punti a testa di Joel Embiid e Dario Saric, dei 19 di J.J. Redick e dei 18 di Robert Covington, ma anche della doppia doppia senza punti da 13 rimbalzi e 11 assist di Ben Simmons — i 20.000 sugli spalti hanno cominciato a cantare a gran voce "Fultz! Fultz! Fultz!”, spingendo coach Brett Brown a rimetterlo in campo a furor di popolo per gli ultimi due minuti e messo. La prima scelta assoluta al Draft li ha ripagati mandando a segno due tiri in sospensione (quelli che Kevin Durant aveva definito “Hesi pull-up jimbo”) in faccia a Mason Plumlee, prendendosi la rivincita di quanto successo nel primo tempo e regalando a tutto il mondo dei Sixers una serata memorabile.

La delusione dei Nuggets e il ruolo di "mina vagante" dei Sixers

Non altrettanto si può dire di Denver, che con questa sconfitta non approfitta del passo falso di Minnesota per riavvicinare l’ottavo posto a Ovest. Dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio di 8 punti grazie a un super Will Barton (20 dei suoi 25 punti nella prima frazione), gli ospiti sono crollati in un terzo quarto da soli 15 punti segnati, contro i 34 realizzati dagli scatenati Sixers. “La loro difesa è salita di livello nel terzo quarto e non l’abbiamo gestita bene” ha commentato coach Malone, che rimane a una partita e mezza di distanza dai T’Wolves. “Abbiamo cominciato a essere esitanti, giocando contro il cronometro”. Alla fine quindi non bastano neanche i 17 punti portati in dote da Jamal Murray (ma con -22 di plus-minus), i 16 di Paul Millsap (che si è preso in testa una schiacciata torreggiante da parte di Embiid) e i 14 di Nikola Jokic (4/14 al tiro), chiudendo sotto il 43% dal campo e il 35% da tre. Non che sia facile affrontare questi Sixers, arrivati alla settima vittoria consecutiva nonché la 18^ nelle ultime 23 disputate: un ruolino di marcia da contender per il titolo, anche se per il momento conviene accontentarsi del ruolo di “mina vagante” della Eastern Conference. E con un Markelle Fultz in più nel motore…

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