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NBA, risultati della notte: successi chiave in ottica playoff per Thunder, Spurs e Pelicans

NBA

Cadono le prime tre squadre della Western Conference contro il terzetto formato da OKC, San Antonio e New Orleans, tutte appaiate con lo stesso record (46-34). Russell Westbrook decide la sfida di Houston difendendo su James Harden nel finale; Golden State perde in casa coi Pelicans nonostante i 41 punti di Kevin Durant; Portland sconfitta dagli Spurs di un super LaMarcus Aldridge

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Houston Rockets-Oklahoma City Thunder 102-108

Siamo stati abituati a celebrare Russell Westbrook per le sue esplosioni offensive, per le sue giocate mozzafiato, la sua leadership e le sue triple doppie assurde. Poche volte però è capitato di poterne celebrare le doti difensive, che sono sempre rimaste nascoste sotto una patina di scarso impegno e volatile interesse. Questa notte però, con le spalle al muro in una partita che non potevano perdere, l’MVP in carica si è preso la responsabilità di marcare il futuro MVP (nonché amico ed ex compagno di squadra) James Harden e ci è riuscito alla grande, mettendo la museruola al miglior attaccante di questa stagione. La stella dei Rocket ha infatti sbagliato tutti e quattro i tiri tentati da quando Westbrook lo ha preso in consegna a metà ultimo quarto, dando un po’ di riposo a Paul George, e tutta Houston non ha tentato neanche un libero nei 12 minuti finali, venendo tenuta a 19 punti complessivi. Uno sforzo collettivo ispirato dall’atteggiamento del leader con il numero 0, che ha dato battaglia per passare sopra ogni blocco e si è lanciato sulle linee di passaggio recuperando due palloni, propiziando un parziale di 11-0 che ha trasformato uno svantaggio di una lunghezza in un vantaggio di 10 a quattro minuti dalla fine. Uno strappo che è bastato per portare a casa una partita cruciale in ottica playoff, perché adesso OKC si trova a una sola vittoria – da ottenere a Miami oppure in casa contro Memphis – dall’assicurarsi un posto ai playoff. “Con la partita in bilico, sapevo cosa bisognava fare” ha dichiarato Westbrook, che ha chiuso con 24 punti, 7 rimbalzi e 10 assist pur con un pessimo 10/28 al tiro. Insieme a lui anche Paul George e Carmelo Anthony hanno chiuso sopra quota 20, rispettivamente con 24 e 22, anche se pure loro non hanno vissuto la più entusiasmante delle serate offensive tirando con 13/31 dal campo. Più che abbastanza per avere ragione dei Rockets, che senza più nulla da chiedere alla regular season e senza due pedine come Eric Gordon e Ryan Anderson (entrambi alle prese con caviglie in disordine) hanno visto interrompersi la loro striscia di 20 vittorie consecutive in casa. “Stasera abbiamo assaporato un’atmosfera da playoff, perché loro si giocavano la vita” ha dichiarato coach Mike D’Antoni, che ha avuto cinque giocatori in doppia cifra guidati dai 26 con 9 assist di Harden. “Noi però non ci giocavamo niente: immagino che sia normale quando non c’è alcuna ricompensa nel vincere”. Con questo successo OKC sale a sei vittorie e tre sconfitte in stagione contro Rockets, Warriors e Raptors, il miglior dato di tutta la lega, mentre si tratta solamente della terza sconfitta del terzetto Paul-Harden-Capela a fronte di 41 vittorie.

Golden State Warriors-New Orleans Pelicans 120-126

Un po’ come a Houston, anche a Oakland si sono ritrovati a fare i conti con una situazione ambigua, come detto chiaramente da coach Steve Kerr prima della palla a due tra Warriors e Pelicans: “Stasera giochiamo contro una squadra che ha bisogno disperatamente di vincere e si sta impegnando al massimo per salvare la propria stagione. La nostra stagione invece comincia settimana prossima”. Questo non significa però che i campioni in carica, sempre privi di Steph Curry, l’abbiano “data su”: Kevin Durant ha segnato 19 dei suoi 41 punti nel solo terzo quarto, aggiungendoci poi anche 10 rimbalzi e 5 assist a fine gara, ma a tutti i suoi sforzi è sempre corrisposta una giocata dei Pelicans, quasi sempre da parte di un Anthony Davis da 34 punti. Resistendo fino alla fine gli ospiti sono riusciti a interrompere una striscia di sconfitte contro gli Warriors che durava da ben 10 partite, che diventano 14 se si aggiunge la serie di playoff disputata nel 2015 tra le due squadra. Quella era l’inizio della cavalcata che avrebbe portato gli Warriors a tre finali in fila, mentre si è rivelata l’ultima esperienza ai playoff di Davis e soci: una sensazione che vorrebbero tornare a provare e che con la vittoria di stanotte è un po’ più vicina, grazie anche ai 28 punti di Nikola Mirotic, i 25 di Jrue Holiday e i 17 assist di Rajon Rondo sui 39 realizzati di squadra a fronte di sole 8 palle perse. “Abbiamo giocato come meglio non si potrebbe contro una squadra come questa” ha dichiarato un soddisfatto coach Alvin Gentry, che però pur essendo quinto ad Ovest non può ancora dirsi sicuro della qualificazione ai playoff. La prossima gara li vedrà affrontare i Clippers già eliminati dalla corsa playoff: vincere lì vorrebbe dire assicurarsi la post-season, giocandosi poi il posizionamento definitivo all’ultima gara contro i San Antonio Spurs.

San Antonio Spurs-Portland Trail Blazers 116-105

Anche gli Spurs hanno colto una vittoria fondamentale nella notte, vincendo sui pericolosi Portland Trail Blazers grazie ai 28 punti dell’ex LaMarcus Aldridge, a dir poco monumentale in questa stagione complicatissima per i nero-argento. Il rientro tra le mura amiche dell’AT&T Center è stato un toccasana per interrompere una pericolosa striscia di due sconfitte raccolte a Los Angeles, rimanendo a mezza partita di distanza da Utah insieme a New Orleans e OKC e potendosi assicurare i playoff con una vittoria sui Sacramento Kings nella notte di lunedì. Portland invece, nonostante i 33 punti di Damian Lillard, ha fallito ancora una volta la possibilità di assicurarsi il fattore campo al primo turno, pur mantenendo una partita e mezzo di vantaggio sul quarto posto dei Jazz. In un momento di difficoltà, San Antonio non ha potuto fare altro che rivolgersi alla classe del 40enne Manu Ginobili, che uscendo dalla panchina ha pennellato 17 punti con un perfetto 7/7 al tiro in 19 minuti. Il merito? Una sana e bella dormita: “Ho dormito nove ore ieri notte, per forza sentivo quel tipo di adrenalina che mi scorreva nelle vene” ha dichiarato la leggenda argentina. Bastasse solo quello per durare così a lungo…

New York Knicks-Milwaukee Bucks 102-115

La notizia dell’assenza di Kyrie Irving per tutti i playoff ha reso particolarmente favorevole arrivare settimi a Est, anche perché le tre alternative – Toronto con il miglior record della conference, i caldissimi Philadelphia 76ers e i Cleveland Cavs di LeBron James – appaiono tutti sulla carta quantomeno più ostici da affrontare. Non può essere solamente un caso che sia Washington (in casa con Atlanta) sia Miami (a New York) ieri abbiano perso malamente, stendendo un tappeto rosso davanti ai Milwaukee Bucks per andarsi a prendere il sesto posto. La squadra di Joe Prunty, però, non si è fatta pregare ed è andata a vincere in casa dei Knicks pur dovendo fare a meno di Giannis Antetokounmpo, fermato da una caviglia dolorante. I 22 punti a testa di Khris Middleton e Eric Bledsoe (autore anche di 10 assist) hanno allora fatto la differenza, con anche il sostituto di Antetokounmpo Jabari Parker a chiudere con la doppia doppia da 16 punti e 12 rimbalzi, quasi gli stessi di John Henson (15+12). Milwaukee ha preso il sopravvento grazie a un parziale di 12-0 nell’ultimo quarto, rendendo gli ultimi due minuti una mera formalità nonostante i 18 punti di Jarrett Jack e i 15+16 di Kyle O’Quinn, migliori marcatori tra i padroni di casa privi di diversi titolari (Hardaway, Kanter e Mudiay oltre a Porzingis, presente insieme al presidente lettone Raimond Vejonis per la “Latvian Heritage Night” in occasione del centesimo anniversario della nazione).

Chicago Bulls-Brooklyn Nets 96-124

La NBA sa essere la lega più divertente del mondo perché anche in una partita di cui non interessa niente a nessuno può succedere qualcosa di straordinario. Questa notte sono stati i Nets ad andare vicini a pareggiare il record della NBA per triple segnate fermandosi a 24, solamente una in meno rispetto a quelle segnate da Cleveland lo scorso anno fissando il primato a quota 25. Quincy Acy ne ha messe ben sei per 21 punti, Allen Crabbe ne ha aggiunte cinque per chiudere a quota 20 e Joe Harris altre quattro, propiziando una vittoria mai realmente in discussione dopo il primo tempo e scollinando oltre quota +30. “Quando abbiamo la mano calda, possiamo giocarcela con tutti” ha detto coach Atkinson sul 24/55 dei suoi, arrivato grazie a ben 36 assist di squadra di cui 9 da Spencer Dinwiddie e 8 da Caris LeVert uscendo dalla panchina. In casa Bulls, invece, c’era solamente da perdere nel vincere questa gara, lasciando ampio spazio a Sean Kilpatrick (20 punti) e Bobby Portis (18+8). “Sono duri da affrontare” ha dichiarato quest’ultimo. “È come giocare coi Rockets: tirano tantissimo da tre anche quando sono contestati, è la richiesta del loro allenatore”. Con questa sconfitta nello scontro diretto i Bulls sono “saliti” al settimo posto nella classifica inversa per la Lottery, sopravanzando proprio i Nets che cederanno la loro scelta ai Cleveland Cavaliers.

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