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NBA, Russell Westbrook non abdica: “Harden MVP? Non saprei”. La tripla doppia di media non è lontana...

NBA

Interpellato sulle possibilità che l'amico James Harden sia il suo successore come MVP della lega, la stella degli Oklahoma City Thunder è rimasto sul vago. E la possibilità di replicare la stagione in tripla doppia di media non è così remota: servono 34 rimbalzi e 12 assist nelle ultime due gare contro Miami e Memphis

Ci sono tantissimi punti di contatto tra Russell Westbrook e James Harden: entrambi figli di Los Angeles e amici da sempre, ex compagni di squadra all’inizio delle rispettive carriere, macchine offensive in grado di produrre triple doppie a ripetizione per trascinare le proprie squadre alla vittoria. Soprattutto, nella scorsa stagione i due hanno dato vita a una corsa a due per il titolo di MVP che si è risolta solamente nell’ultima settimana in favore di Westbrook, forte del record assoluto di triple doppie in un anno (42) e di una stagione chiusa in tripla doppia di media. Quest’anno invece Harden sembra il favorito assoluto, grazie al miglior record di tutta la NBA e una continuità di rendimento irraggiungibile per chiunque altro. Eppure, nonostante l’amicizia che li lega, Russell Westbrook non ha voluto concedere l’onore delle armi al suo più che probabile successore per il titolo di MVP: “Non saprei dire se è lui l’MVP: ovviamente sta avendo una grande stagione e hanno il miglior record della lega, ma non saprei”. Una risposta standard per Westbrook, che difficilmente si lascia andare a grandi complimenti per i suoi avversari, tanto da non indicarne neanche uno rimanendo sul vago. “Non ho un mio candidato preferito, ci sono un sacco di giocatori che stanno facendo grandi cose. Onestamente non saprei cosa scegliere, perché l’MVP viene scelto ogni anno con criteri differenti da voi dei media. Ma ovviamente il leader in questo momento è lui”. Probabilmente in qualche angolo della sua testa Westbrook starà pensando che non è poi così lontano dal ripetere la stagione in tripla doppia di media realizzata lo scorso anno. Ma se i 12 assist che gli mancano sembrano facilmente raggiungibili nelle ultime due gare, per i 34 rimbalzi necessari bisognerebbe produrre uno sforzo supplementare. Forse, con i playoff ancora matematicamente da conquistare, non ne vale veramente la pena, preferendo concentrandosi sulle piccole cose che servono per portare i suoi Thunder alla post-season cercando di riscattare una stagione altalenante a livello di risultati e prestazioni.

La difesa su Harden e le prospettive playoff

Nella fondamentale vittoria di stanotte sul campo degli Houston Rockets – che in casa non perdevano da 20 partite consecutive – Westbrook ha mostrato un lato del suo repertorio che negli ultimi anni era stato seppellito da una spessa coltre di polvere: la fase difensiva. Con la partita in bilico e George in panchina per un breve riposo, il numero 0 si è preso carico della marcatura di James Harden e gli ha dato parecchio fastidio in marcatura singola, tenendolo a 0/4 dal campo negli ultimi sette minuti senza neanche un tiro libero tentato. Una prova da leader assoluto nel momento più importante della stagione, perché una sconfitta avrebbe reso decisamente più complicata la qualificazione ai playoff che ora invece i Thunder possono raggiungere con una vittoria a Miami o in casa con Memphis invece che doverle vincere tutte e due per forza. Una volta arrivati ai playoff, i Thunder dovranno dimostrare di che pasta sono fatti: Westbrook e soci hanno il miglior record di tutta l’NBA contro le tre migliori squadre della lega, avendo vinto sei partite su nove contro Houston, Toronto e Golden State. Per tutta la stagione i Thunder si sono ripetuti di essere una “squadra da playoff”: la vittoria contro Houston ne è un indizio, ma da settimana prossima dovranno cominciare anche a mostrare delle prove per la loro candidatura a un lungo viaggio nei playoff della Western Conference.

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