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Playoff NBA, Donovan Mitchell meglio di Michael Jordan: record di punti per una guardia rookie

NBA

Con 55 punti nelle prime due gare di playoff della sua carriera, il rookie degli Utah Jazz ha superato i 53 realizzati da Michael Jordan nel suo primo anno, un primato che tra le guardie durava dal 1985. E dire che era stato in dubbio fino all'ultimo per un problema al piede...

Dicono che i punti in una partita NBA non debbano essere “contati” ma bensì “pesati” rispetto al contesto e al momento in cui vengono segnati. Sarà anche così, ma Donovan Mitchell questa notte è riuscito a fare entrambe le cose: i suoi 28 punti hanno pesato enormemente sul risultato finale di Gara-2, rimettendo in piedi i suoi che stavano crollando sotto i colpi degli Oklahoma City Thunder. I padroni di casa erano riusciti a mettere le mani sulla partita grazie a un parziale di 19-0 a metà terzo quarto, ma nel momento di massima difficoltà il rookie dei Jazz ha prima realizzato sette punti in fila per dimezzare il distacco e poi, nell’ultimo quarto, ha segnato altri 13 punti contro i 16 di tutti i Thunder, battendo quasi da solo gente con All-Star Game e MVP alle spalle come Russell Westbrook, Carmelo Anthony e Paul George. Il suo ultimo canestro in faccia a George dopo una virata a velocità supersonica per passare da +4 a +6 a un minuto e mezzo dalla fine è un concentrato di tecnica, velocità e coraggio che appartiene a pochissimi giocatori della lega, e il punto esclamativo di una prestazione da 28 punti che lo lancia direttamente nella storia della NBA. Se sommiamo i suoi 28 ai 27 realizzati in Gara-1, i 55 punti complessivi sono il massimo mai realizzato da una guardia rookie nella storia dei playoff, superando i 53 di Michael Jordan (23+30) nel lontano 1985 e fermandosi solamente a due da quelli di David Robinson (record assoluto). Numeri irreali, resi ancora più incredibili dal fatto che la sua presenza è stata in dubbio fino all’ultimo per via della botta al piede (non così tanto fantasma) subita in Gara-1, mostrando un po’ di sofferenza nel corso del primo tempo: “Donovan e la sua aggressività sono state la nostra benzina” ha commentato coach Quin Snyder, che ha potuto godere anche di 5 triple da parte di Ricky Rubio. “Se anche stava soffrendo per via del piede, di sicuro non lo ha mostrato e ci ha giocato sopra”.

L’influenza di Mitchell sulla gara e gli aggiustamenti dei Thunder

Mitchell, dal canto suo, è stato molto diligente nel dare merito ai suoi compagni, schierati al suo fianco durante la conferenza stampa post-gara. “C’è stato un momento in cui ho smesso di essere aggressivo” ha detto dopo la partita. “Per fortuna Rudy Gobert me lo ha fatto notare – perché se io tiro 0/7 da tre, metto nei guai i miei compagni. Ho bisogno di mettere sempre pressione arrivando al ferro, perché anche se sbaglio loro possono andare a rimbalzo e farsi sentire”. Un professore potrebbe dire che “si vede che ha studiato” (come peraltro dimostra questo splendido pezzo di approfondimento su di lui), e in effetti i Jazz sono riusciti a fare la voce grossa sotto i tabelloni specialmente con Derrick Favors e Rudy Gobert, capaci di catturare ben 13 rimbalzi offensivi e di chiudere entrambi in doppia doppia, anche per via dei problemi di falli di Steven Adams (espulso a poco più di due minuti dalla fine). Gli altri Thunder, però, non sono riusciti a mettere un freno a Mitchell in difesa e neanche a mettere una pezza in attacco, fermandosi a un clamoroso 0/15 dal campo nell’ultimo quarto tra Westbrook, George e Anthony. “Penso che abbiamo fatto un buon lavoro inizialmente su Donovan, ma poi nell’ultimo quarto sono riusciti a segnare qualche tiro e hanno trovato inerzia” ha detto ‘Melo dopo una gara da 18 punti con 6/18 dal campo. “Loro hanno fatto degli aggiustamenti rispetto a Gara-1, ora tocca a noi farli e capire cosa serve fare – non solamente con Donovan, ma contro tutta la loro squadra”. Perché se i 28 punti di Mitchell sono stati straordinari, nel conto della serie pesano quasi di più i 22 di Rubio, i 20 di Favors, i 13 di Gobert e i 10 di Jonas Jerebko, fondamentali per sostenere lo sforzo del rookie. Nella notte tra sabato e domenica per Gara-3 servirà un’altra faccia per riprendersi subito il fattore campo concesso stanotte.

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