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NBA, due gare, due ko, Towns e Butler "scomparsi": cosa sta succedendo in Minnesota?

NBA

Le sconfitte contro Houston potevano anche essere messe in preventivo, ma fa discutere il modo in cui sono arrivate, con i due All-Star dei Timberwolves apparsi totalmente assenti dalla competizione. Tanto che qualcuno parla di problemi tra allenatore e squadra

OK, Minnesota si è guadagnata l’accesso ai playoff solo all’ultima giornata, con la vittoria su Denver, mentre Houston ha sgretolato ogni record di franchigia e chiuso con il miglior bilancio vittorie-sconfitte dell’intera NBA. Eppure c’è qualcosa che non torna. Basta dare un’occhiata al tabellino di gara-2 per capirlo: Andrew Wiggins l’unico giocatore in casa Timberwolves a prendersi più di 10 tiri (6/14). Tre panchinari — Tyus Jones (29), Jamal Crawford (29) e Gorgui Dieng (24) con più minutaggio di tre quinti del quintetto base (certo, coach Thibodeau — vista ormai persa la gara — ha messo in panchina a riposare tutto il suo quintetto nel quarto quarto). E poi ancora — o soprattutto: Karl-Anthony Towns, l’uomo che ha guidato la NBA per doppie-doppie (punti e rimbalzi) durante la stagione, ben 68, non ha raggiunto la doppia cifra per punti (e neppure per tiri tentati) né in gara-1 (8 con 3/9 dal campo) né in gara-2 (5 con 2/9). Per rendere l’idea: era rimasto in singola cifra come produzione offensiva due volte nelle ultime 150 gare di regular season disputate. Che le due partite contro Houston segnassero il suo esordio ai playoff, è giustificazione senz’altro insufficiente. Anche perché Towns non è certo l’unico a far fatica in casa T’Wolves. Il quarto miglior attacco della stagione regolare NBA — 110.8 punti per 100 possessi, dietro solo a Golden State, Houston e Toronto — è stato tenuto a 82 punti e sotto il 39% al tiro in gara-2 dai Rockets (e sotto il 44% nella gara d’esordio della serie). Cosa sta succedendo nel Minnesota? Jimmy Butler — incoronato leader sul campo e nelle parole del suo allenatore — ha segnato 13 punti con 11 tiri in gara-1 e non è andato oltre gli 11 con soli 6 tiri in gara-2. Nella seconda sfida contro Houston, il suo usage rate (appena sopra il 20%) è stato il quinto di squadra e ancora inferiore (18.9%) quello di Karl-Anthony Towns, l’altro All-Star della squadra. Ancora peggio in gara-1: mentre Derrick Rose (in campo quasi 24 minuti) guidava tutti i suoi compagni in questo particolare indicatore statistico (30.8%), i giochi dei Timberwolves passavano da Butler o da Towns soltanto nel 15.6% (sesto) e nel 14.2% (settimo) dei casi. Come se di colpo, dopo un’intera stagione costruita sulle gerarchie basate sulla presenza dei “Big Three” (con Andrew Wiggins a completare il terzetto insieme a Butler e Towns), arrivati i playoff fossero saltati completamente gli equilibri, generando confusione e perplessità tanto in campo quanto fuori. 

Le parole di Karl-Anthony Towns

A difesa di un esordio nei playoff che per produzione offensiva — 13 punti totali — ha soltanto due precedenti peggiori (Paul Arizin nel 1957 e Truck Robinson nel 1979), Karl-Anthony Towns ha ribadito quanto più volte, testardamente fatto già sapere: “Sono il ritmo e il flusso della gara a determinare quanti tiri mi prendo”, ha dichiarato, quasi a rispondere alle parole del suo allenatore, che in conferenza stampa gli aveva pubblicamente rivolto un invito: “Deve giocare con più energia, perché su di lui stanno facendo un buon lavoro, raddoppiandolo in continuazione. Quando questo accade deve essere disposto a correre di più, a muoversi di più, a prendere meglio posizione sotto canestro, ad andare a rimbalzo offensivo con più cattiveria, a scaricare sul perimetro per poi chiedere di nuovo palla in post. Quando lo ha fatto ha funzionato. L'energia è fondamentale, dobbiamo giocare così”. “Dobbiamo tutti far meglio — la replica del giocatore (“tutti”… compreso l’allenatore?) — io per primo, ma è un processo lungo, anche Roma non è stata costruita in un giorno. Ma non è il momento di lasciar spazio alla frustrazione, alla negatività, non possiamo tenere la testa bassa. Dobbiamo andare avanti e provare a vincere la prossima partita”.

Le responsabilità di Tom Thibodeau

Un’impresa difficile se non cambia qualcosa dentro ai Minnesota Timberwolves, sempre che invece dietro a queste due prestazioni difficili da spiegare non ci sia un motivo molto più semplice e banale: la stanchezza. Nella top 15 dei giocatori più utilizzati durante la stagione, ben tre — Butler terzo, Wiggins ottavo e Towns quattordicesimo — sono dei Timberwolves (solo i Pelicans possono dire lo stesso) e i “Big Three” di Minnesota sono anche nei primi 40 giocatori NBA per chilometri percorsi in stagione (con Butler sempre al terzo posto assoluto). Thibodeau ha una reputazione per spremere a più non posso i propri giocatori, comportamento che neppure alcuni gravi infortuni — su tutti quello di Derrick Rose ai tempi di Chicago — hanno mai modificato e la cosa potrebbe aver finito per infastidire i suoi stessi giocatori. Di sicuro non è questo il momento — a due potenziali gare dalla fine della stagione — per riequilibrare minutaggi e risparmiare le stelle della squadra. A meno che quello in atto nel Minnesota non sia invece un vero e proprio ammutinamento. 

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