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Playoff NBA, Cleveland-Indiana 98-95: LeBron James vince Gara-5 sulla sirena, Cavs avanti 3-2

NBA

King James firma un'altra pagina di storia della sua incredibile carriera segnando la tripla allo scadere che regala a Cleveland il vantaggio nella serie contro gli Indiana Pacers. Il modo migliore per suggellare una prestazione da 44 punti, 10 rimbalzi e 8 assist, a cui si aggiunge la stoppata decisiva (e contestata) su Victor Oladipo nell'ultimo possesso difensivo

IL TABELLINO

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Se c’è qualcuno che poteva salvare questa assurda, incredibile e imprevedibile stagione dei Cleveland Cavaliers, quello non poteva che essere LeBron James. Il Re ha ancora una volta salvato i suoi Cavs, scrivendo l’ennesima pagina della sua lunghissima storia ai playoff con un buzzer beater per piegare le resistenze degli Indiana Pacers e vincere 98-95, portandosi sul 3-2 nella serie. Il parallelo a cui tutti hanno pensato è il famoso “The Shot” realizzato nei playoff del 2009 contro gli Orlando Magic: d’altronde il canestro è lo stesso e la posizione di campo da cui è partito il tiro è pressoché identica, anche se questa volta James ha avuto 3 secondi per poter fare due palleggi e alzarsi per il tiro sopra il braccio proteso di Thaddeus Young. Un finale thrilling per una gara che solo pochi secondi prima aveva avuto un altro episodio chiave sempre grazie a James, capace di rimediare a una sua palla persa precedente andando a stoppare Victor Oladipo sull’ultimo possesso difensivo per dare ai suoi una chance di vincere Gara-5. Una stoppata tanto spettacolare quanto contestata, perché rivedendola al rallenty sembra che il pallone abbia toccato lo spigolo del tabellone una frazione di secondo prima che arrivi la mano di LeBron, determinando quindi un’interferenza a canestro invece del possesso in mano ai Cavs con la gara in pareggio. Con il senno di poi la tripla di James avrebbe in teoria rimesso comunque a posto le cose (anche se prendersi un tiro sotto di due o in parità fa parecchia differenza), ma le giocate di James rimangono stampate nella memoria per suggellare una prestazione a tutto tondo da 44 punti, 10 rimbalzi e 8 assist con 14/24 dal campo (1/4 da tre, e quell’uno sapete già che tiro è stato) e 15/15 ai liberi, caricandosi ancora una volta sulle spalle (39 dei 44 punti sono arrivati in area o ai liberi) una squadra che gli ha dato pochissimo supporto, con i soli Kyle Korver (19 punti con 5/9 da tre) e Kevin Love (11+10, ma con 2/11 al tiro) a chiudere in doppia cifra. Nessun altro membro della squadra è riuscito a superare quota 6 punti, con J.R. Smith totalmente perso (0/8 al tiro) e una panchina da 18 punti totali (contro i 44 di quella di Indiana) in una gara tutt’altro che spettacolare, se si toglie dall’equazione quanto fatto dal Re — arrivato alla 21^ partita di playoff con almeno 40 punti a referto, affiancando Jerry West al secondo posto nella classifica all-time alle spalle delle 38 di Michael Jordan. Una prestazione che val bene un esultanza salendo sul tavolo segnapunti davanti al pubblico di Cleveland, che ancora non sa se la scena potrà mai ripetersi nei prossimi anni con la free agency di James alle porte. Ma questi, almeno per una sera, sono pensieri che si possono rimandare.

Il crollo nel terzo quarto e i problemi al tiro di Oladipo

I Pacers non sono del tutto esenti da colpe per quanto successo sull’ultimo possesso, visto che avevano un fallo da poter spendere ma non hanno avuto la lucidità necessaria neanche per avvicinarsi a James, lasciandogli una ricezione fin troppo semplice e fin troppo spazio per prendersi il tiro della vittoria. Grosso del danno, però, era stato fatto in precedenza, sprecando un primo tempo chiuso sul +7 grazie a un eccellente 56% dal campo. Contrariamente a quanto successo nei primi quattro episodi della serie, i Pacers sono crollati nel terzo quarto che solitamente avevano dominato, concedendo 32 punti agli avversari (15 solamente a James che ne aveva segnati 16 nelle prime quattro gare messe assieme) e segnandone solo 17 in attacco grazie all’ultima tripla di un Lance Stephenson da 12 punti. Insieme a “Born Ready” sono quattro i giocatori a chiudere in doppia cifra, guidati ancora una volta da un Domantas Sabonis eccellente contro i cambi difensivi (22 punti con 8/12 al tiro) e dai 16 di Thaddeus Young insieme agli 11 di Bojan Bogdanovic. Victor Oladipo invece ha faticato di nuovo, chiudendo con 12 punti e 12 rimbalzi ma anche con 2/15 dal campo (12/50 nelle ultime tre gare) in quasi 40 minuti di gioco, venendo trascinato da J.R. Smith nella landa delle pessime percentuali e subendo la “chasedown” di LeBron dopo essere riuscito a depistarlo con un ottimo movimento. Una giocata che è rimasta ancora bene in testa all’All-Star di Indiana: “Ho preso vantaggio su di lui e penso anche di essere stato trattenuto da dietro” ha detto Oladipo dopo la gara. “Il pallone ha toccato il tabellone e solo dopo lo ha toccato, quindi era interferenza. È anche difficile parlarne: quel canestro era di fondamentale importanza”. Ora i Pacers avranno la possibilità di tornare in casa per Gara-6 ed evitare la quinta eliminazione per mano di James negli ultimi sette anni: servirà un Oladipo migliore, uno sforzo offensivo più lucido (17 palle perse di squadra) e anche un pochino di fortuna, perché quella stoppata sul filo dell’interferenza di LeBron rischia di rimanere ben piantata nelle teste di Indiana per molto tempo.

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