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NBA, corsa alla panchina dei Bucks: c’è anche Ettore Messina tra i candidati

NBA

Tanti i candidati al ruolo di head coach di Milwaukee, attratti dalla possibilità di allenare Giannis Antetokounmpo: da Mike Budenholzer a Steve Clifford fino a Monty Williams, ma ci sono i nomi anche di due Spurs: Ettore Messina e Becky Hammon

Non sorprende che una squadra capace di qualificarsi ai playoff, cedere solo in sette gare ai Boston Celtics e con a roster una delle dieci superstar dal futuro più luminoso di tutta la lega attiri grande attenzione quando chiamata a scegliere il proprio nuovo allenatore per la prossima stagione. Si parla, ovviamente, dei Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo, che dopo aver licenziato nel corso della stagione Jason Kidd ed essersi affidati fino al termine del campionato a Joe Prunty, ora rivolgono l’attenzione a quegli allenatori disponibili sul mercato per pescare la prossima guida tecnica. E i nomi dei pretendenti alla panchina dei Bucks di certo non mancano. Da una prima rosa di candidati si sono fatti i nomi dell’ex allenatore di Charlotte Steve Clifford, del Mike Budenholzer sulla panchina degli Hawks (e dell’All-Star team 2015) fino ad aprile, dell’ex coach di LeBron James e compagni a Cleveland David Blatt ma, soprattutto, di ben quattro figure oggi associate in compiti diversi ai San Antonio Spurs: da Monty Williams, oggi in un ruolo dirigenziale all’interno della franchigia texana, fino a tre assistenti allenatori oggi al fianco di coach Popovich in panchina: James Borrego, Becky Hammon e il nostro Ettore Messina. A far parlare di più è l’inclusione della Hammon – che non viene però considerata tra le favorite al posto – nella rosa dei candidati: prima donna a sedersi in panchina da assistente nella storia della NBA, e capace di guidare gli Spurs alla vittoria nella Summer League di Las Vegas del 2015, l’ex giocatrice WNBA aveva già ricevuto attenzioni da parte dei Bucks solo un anno fa, allora come possibile candidata a un ruolo di general manager (nonostante zero esperienza nel ruolo). Oggi a Milwaukee hanno scelto di inserirla nel novero dei possibili futuri allenatori di Antetokounmpo e compagni, anche se sono altri i nomi che sembrano essere in pole position per la posizione. Sfuggito David Fizdale, che si è accordato con i Knicks ma era nella lista dei desideri anche nel Wisconsin, Budenholzer e Clifford sembrano quelli più chiacchierati, ma già nella giornata di oggi (sabato americano) anche Ettore Messina incontrerà proprietà e dirigenza dei Bucks, dopo aver già sostenuto un colloquio con gli Charlotte Hornets. Reduce dalle 4 ore di job interview con la franchigia di proprietà di Michael Jordan – che secondo il sempre ben informato Adrian Wojnarowski avrebbe però l’assistente allenatore di Boston Jay Larranaga come favorito – l’ex allenatore della nazionale italiana è chiamato quindi al secondo colloquio che potrebbe portarlo a coronare il sogno di una carriera, quello di vestire i panni di capo allenatore nella NBA (anche se il primato nell’essere il primo europeo a riuscirci è andato a Igor Kokoskov, ingaggiato da Phoenix).

I retroscena della situazione a Milwaukee

Una superstar assoluta a roster, una squadra già vincente (44 successi a fronte di 38 sconfitte il bilancio dell’ultima regular season, buono per la testa di serie n°7 a Est) e una nuova arena da oltre mezzo miliardo di dollari pronta a essere inaugurata a partire dalla prossima stagione. Si spiega così la lunga lista di pretendenti alla panchina dei Bucks, uno dei posti di lavoro più desiderati di tutta la lega. Giusto? Non proprio. All’interno della franchigia del Wisconsin infatti diversi indizi portano a tratteggiare un quadro molto meno idilliaco di quello apparentemente presente. Le perplessità maggiori riguardano i due proprietari, Wes Edens e Marc Lasry, due hedge fund manager newyorchesi che dal 2014 hanno in mano i destini della squadra. Voci su dissidi interni tra i due si sono sentite a lungo e ripetutamente nei circoli NBA, ma oggi a preoccupare maggiormente è la suddivisione dei ruoli tra Edens (fino a oggi la faccia della franchigia, quello nella posizione di maggior potere) e Lasry. Secondo un accordo stabilito ancora al tempo dell’acquisto della franchigia, i due si sarebbero accordati nello scambiarsi il ruolo di proprietario di riferimento ogni cinque anni, per trovare così un equilibrio di potere che non scontenti nessuno: il primo lustro al potere di Edens, quindi, è destinato a esaurirsi nel 2019, quando Lasry secondo gli accordi dovrebbe salire al proscenio e diventare il proprietario primario. Un avvicendamento che oggi spaventa non poco tutti gli allenatori in lizza per la panchina dei Bucks, dubbiosi all’idea di venire scelti da una persona (Edens) e poi magari delegittimati solo dodici mesi dopo da un’altra (Lasry), che potrebbe sconfessare la decisione del proprio partner di affari. Una mancanza di stabilità che nei circoli NBA non viene vista di buon occhio, così come aveva destato qualche sospetto la gestione – la scorsa primavera – della ricerca del nuovo general manager, una volta preso atto dell’addio di John Hammond. Dopo aver sentito vari candidati, tra cui il favorito Justin Zanik, Edens e Lasry avevano poi optato per la scelta interna, promuovendo al ruolo a sorpresa Jon Horst, ma lasciando non pochi dubbi su loro processo decisionale. Che oggi, quando sono alla ricerca del nuovo allenatore, a uno snodo fondamentale nella storia della franchigia, continua a destare più di un sospetto. Arrivando così a rendere la panchina dei Bucks meno appealing di quello che si potrebbe pensare.

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