13 maggio 2018

NBA, Boston-Cleveland al via, Marcus Morris: "Ci penso io a marcare LeBron"

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Il giocatore dei Celtics si è preso cura più volte in difesa di James in questa stagione, con risultati alterni nei 55 possessi in cui ha difeso su di lui: "Io e Leonard i migliori nel contenerlo in tutta la NBA, contro Toronto ha dominato perché ha avuto vita facile"

Marcus Morris non ha mai avuto grandi problemi di autostima, sempre convinto di potersi permettere conclusioni fuori dalla sua portata in attacco e parole da All-Star o quasi davanti ai giornalisti. Questa volta però, alla vigilia dell’attesissima serie contro Cleveland, non sembra essere andato molto lontano dal punto: toccherà (anche) a lui doversi prendere cura di LeBron James in difesa. Un ruolo che a detta del n°13 dei Celtics è perfetto per le sue caratteristiche: “Personalmente penso di essere il miglior difensore della lega nel riuscire a contenere James, alle spalle del solo Kawhi Leonard”. La controprova in questa stagione con il giocatore degli Spurs non c’è stata (visto che tra infortunio e polemiche il n°2 di San Antonio è stato sempre assente dal parquet), ma il gemello di Markieff ha degli argomenti validi per avanzare la sua tesi; secondo dietro Jaylen Brown (56) per numero di possessi in cui ha ricoperto il compito di marcare LeBron nelle sfide dell’ultima regular season (55). Non la prima volta che i due si incrociano ai playoff, visto che il n°23 ha svezzato Marcus all’esordio in post-season nel primo turno perso dai Pistons nel 2016: “Quella serie fu molto divertente: non avevo mai giocato i playoff e mi ritrovai subito a confrontarmi con il miglior giocatore del mondo. Il modo più veloce per imparare cosa fare. Adesso le circostanze sono diverse, sono un po’ più vecchio e per fortuna un po’ più esperto”. A guardare i dati messi a referto da James in stagione, non sembra esserci grande possibilità di sperare in un’opera di contenimento: nei già citati 55 possessi difesi da Morris, LeBron ha tirato 8/16 dal campo, regalando ai compagni 10 assist a fronte di una sola palla persa. Il vero problema per i Celtics è che la produzione dei Cavaliers in quei frangenti è stata di 116.4 punti su 100 possessi: un attacco che produce come e quando vuole in sostanza. A far sperare Boston invece è l’unica vittoria stagionale strappata a Cleveland, quando Morris fu la prima opzione difensiva su James che contro di lui segnò soltanto 13 punti tirando 4/11 dal campo (36%) nei 30 possessi in cui si ritrovarono uno contro l’altro.

L'unica vittoria stagionale dei Celtics arrivata contro i Cavaliers

"Deve essere un lavoro di squadra, non come hanno fatto i Raptors…"

Il vero grattacapo però nasce dal fatto che anche disponendo di Jimmy Butler e Wesley Matthews (i due giocatori che hanno marcato meglio James in questa regular season dati alla mano, con buona pace di Morris), nessuno può pensare di farcela da solo contro di lui: “Non è una questione che puoi risolvere marcando LeBron con questo o quel giocatore: è pur sempre il più forte del mondo. Il mio obiettivo sarà quello di non concedergli canestri facili e limitare i suoi compagni. Non puoi permettere al supporting cast dei Cavs di segnare 30 punti e diversi ventelli, altrimenti non hai possibilità di vincere. Se invece James è costretto a vincerla da solo, senza poter fare affidamento su canestri facili, allora sai di esserti messo nella condizione migliore per portare a casa il successo”. Gli altri invece non ce l’hanno fatta, non da ultimi i Raptors dell’ormai ex Dwane Casey: “Penso che nella serie contro Toronto, senza voler essere cattivo, ma guardando i filmati, gli hanno reso la vita facile. James era a suo agio, in grado di poter occupare con facilità ogni zona del campo. Il tutto senza che nessuno arrivasse in aiuto del difensore in uno contro uno: dobbiamo essere in grado di fare qualcosa di profondamente diverso”. Non sempre una questione di scelte, visto che di fronte a un ispirato James nessuno sembra potersi opporre: "Non sono d'accordo - replica Morris -, è anche questione di fiducia e Toronto gli ha permesso di acquisirne troppa, prima di essere spazzata via dal parquet. Indiana ad esempio ha fatto un super lavoro su di lui nel primo turno, sfortunata poi nell'essere stata eliminata. I Raptors invece non hanno opposto resistenza e a quel punto diventa impossibile fermare LeBron ed evitare il cappotto". Morris, arrivato a Boston dopo la trade che ha portato lontano dai Celtics Avery Bradley (per ragioni salariali, potendo così incamerare i contratti di Kyrie Irving e Gordon Hayward), sottolinea come ci fosse anche una scelta tecnica di fondo: "Da subito mi hanno detto che ero un giocatore in grado di marcare LeBron. Non solo quello, ma è di certo una delle ragioni principali per cui sono qui a Boston". E adesso è giunta l'ora di dimostrarlo sul parquet.

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