15 maggio 2018

NBA, le difficoltà di Curry su Harden: un problema con cui gli Warriors possono convivere

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Gli Warriors hanno vinto gara-1 e conquistato il fattore campo, nonostante i 41 punti realizzati da James Harden, molti dei quali segnati in faccia a Step Curry. Un problema con cui Golden State sembra poter convivere, nonostante tutto

Sparatoria doveva essere e sparatoria è stata. Steph Curry lo aveva ripetuto più volte alla vigilia, con fare quasi spavaldo (non una novità, conoscendo il personaggio): “Sfidatemi pure in uno contro uno”, sembrava dire. E Houston non se l’è fatto ripetere, forzando il più possibile gli isolamenti di James Harden contro il n°30 degli Warriors. Golden State ha scelto Kevin Durant come uomo in marcatura sul Barba (o all’occorrenza Andre Iguodala), ma il lavoro fatto dai Rockets è stato semplice e martellante: giocare il pick&roll per Harden, bloccando con l’uomo di Curry e costringendo gli Warriors a cambiare. “Se questo è il piano partita che vogliono seguire, il mio lavoro è soltanto quello di rendergli la vita difficile”, racconta la point guard dei campioni NBA in carica. “Ci ritroviamo ad affrontare in ogni possesso due super realizzatori e sappiamo bene quanto sia facile per loro segnare conclusioni in isolamento. In quelle situazioni diventa complesso impedirgli di trovare il fondo della retina. Noi segniamo da una parte e loro dall’altra: ci saranno un bel po’ di botta e risposta”. E la gara, vinta dagli Warriors, sembra aver seguito proprio questo copione: Kevin Durant ha realizzato ben 27 dei suoi 37 punti totali in isolamento, ai quali ha risposto Harden con 26 punti in situazioni del genere. La metà del suo bottino il Barba l’ha raccolto contro Curry, in una partita giocata in maniera impeccabile dal n°13 di Houston. Harden ha tirato 9/12 in isolamento, confermandosi di gran lunga il primo realizzatore NBA quando si tratta di ‘fare da sé’. Dopo le dichiarazioni delle settimane scorse in cui Curry aveva sottolineato come gli scivolamenti laterali difensivi fossero la sollecitazione più fastidiosa per il suo ginocchio, Houston lo ha costretto più e più volte a dover stringere i denti, ottenendo spesso e volentieri il risultato sperato. Harden ha realizzato 1.31 punti per possesso quando si è trattato di attaccare uno contro uno Curry, esponendo gli Warriors a una scelta con cui i campioni NBA hanno dimostrato di poter convivere. Tutti infatti hanno contribuito a limitare l’impatto (soprattutto dall’arco) della potenza di fuoco dei Rockets: il roster dei texani – escluso Harden – ha tirato 8/28 dalla lunga distanza, senza che nessuno di quei canestri fosse assistito dal Barba. Una scelta chiara, quasi a dire ‘James, battici tu se ci riesci’. Questa volta non è bastato: “Dovrà segnarne almeno 55 la prossima sfida – commenta ironico coach D’Antoni – devo ricordarmi di dirglielo prima di gara-2”.

La super prestazione di James Harden, nonostante la sconfitta

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