15 maggio 2018

NBA, D’Antoni e la sconfitta in gara-1: "Il problema non è Durant, siamo noi"

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Houston non è riuscita a limitare KD, pagando dazio e perdendo il fattore campo. Secondo D’Antoni però il problema non è quello: le pecche principali sono altre, da imputare a errori dei Rockets. Coach Kerr invece si gode il suo Durant: "Lo vorrebbero tutti, ma ce l’ho solo io"

Se lo domandavano un po’ tutti alla vigilia, ma come al solito non sembra esserci risposta: non esiste un antidoto a Kevin Durant, non c’è modo di fermarlo. Non del tutto almeno, soprattutto quando è ispirato e in grado di segnare 37 punti con 14/27 dal campo. Per coach D’Antoni però, il problema non sembra essere quello, anzi. “È alto oltre due metri e dieci e riesce a giocare in quel modo dal palleggio. È uno dei migliori realizzatori della storia del gioco, no? In gara-1 lo ha dimostrato per l’ennesima volta, ma è un problema con il quale possiamo pensare di convivere. Quello che non posso accettare invece sono le palle perse banali, i lay-up sbagliati, concedere canestri facili. Klay Thompson ha tentato 15 conclusioni dalla distanza: non possiamo concedere così tante opportunità a un tiratore del genere. Abbiamo deciso di cambiare su tutti proprio per quella ragione, per restare incollati ai tiratori. Bisogna fare chiarezza, resettare un po’ di cose e vedere cosa possiamo fare in gara-2”. Durant sì, ma tutto il resto no. “Era pronto per la sfida con i Rockets”, sottolinea Curry, per una volta banale nelle considerazioni. Steve Kerr non può che accodarsi: “Il nostro obiettivo resta quello di muovere il pallone, ma ovviamente Kevin è un lusso che possiamo permetterci, in grado di risolvere un possesso semplicemente affidandogli il pallone. Può segnare sempre e comunque, come vuole. Questa è la ragione per cui tutti lo vorrebbero in squadra. Un paio di anni fa eravamo un gruppo da Finals, ma non riuscivamo a superare le situazioni di stallo. Ecco, Kevin è il giocatore che ti permettere di superare il momento di difficoltà. Non ho idea di come si possa fermare, può segnare tutti i tiri che vuole”. Una dichiarazione d’amore meritata dove che il lavoro dal midrange del n°35 ha messo alle corde la difesa dei Rockets, che ha visto KD segnare ben 27 punti in isolamento – addirittura più di quelli raccolti da un super James Harden.

Durant e la voglia di giocare a tutti i costi

Houston ha provato porre rimedio mandando costantemente gli uomini in raddoppio su di lui, ma Durant è riuscito sempre a far pagare dazio agli avversari: “Mi sono preso quello che la difesa mi ha concesso, mantenendo elevato il mio livello di aggressività. Ci sono state alcune conclusioni che potevo sfruttare meglio: c’è stato un floater ad esempio, non ricordo se il quarto o il terzo della mia gara, che è andato cortissimo. Odio prendere delle conclusioni del genere. Una scelta affrettata, ma sento di poterla sfruttare meglio le prossime volte”. Tutto giusto, così come la suggestione data dalle palle perse che hanno condannato i padroni di casa: Golden State ne ha sciupate soltanto nove (contro le 16 di Houston, massimo in questa post-season). Quando gli Warriors perdono meno di dieci palloni, non perdono mai (10-0 il record). Su quello devono lavorare i Rockets. “Penso che possiamo essere migliori di così”, sottolinea Durant. “Sappiamo che l’asticella è posta molto in alto, sono le finali di conference e stiamo giocando contro la n°1 della regular season. Una squadra con l’MVP degli ultimi mesi. Vogliamo goderci questa possibilità, non capita tutti i giorni di essere su un palcoscenico così importante”. Una sfida da giocare a tutti i costi, come dimostrato dallo stesso KD, sostituito sul finire di terzo quarto subito dopo l’ennesimo super canestro, scatenando il fastidio del n°35: “Perché?”, ha iniziato a lamentarsi mentre Houston piazzava un parziale da 5-0, con David West che provava a calmarlo e a dirgli che il suo momento sarebbe arrivato a breve. “Volevo restare in campo in quel frangente, ma la cosa fondamentale è fidarsi del lavoro dello staff. Alla fine è arrivata una vittoria non a caso”.

La super prestazione di Durant: 37 punti, 27 dei quali in isolamento

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