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NBA, la serata magica di P.J. Tucker e Trevor Ariza, quando i "gregari" diventano protagonisti

NBA

Ariza segna 15 dei suoi 19 punti nel primo tempo, Tucker chiude con il massimo in carriera ai playoff a quota 22, tirando 5/6 dall'arco. I due giocatori meno noti del quintetto di Houston si guadagnano la ribalta nella vittoria di gara-2

In gara-1 erano mancati proprio loro. Brutto magari chiamarli gregari, perché sono giocatori da quintetto base in una squadra NBA – anzi, nella miglior squadra NBA. Però, con il gioco di Houston costruito attorno alle magie di James Harden e Chris Paul palla in mano, con Clint Capela prima opzione al ferro (per i tanti alley oop alzati allo svizzero), a Trevor Ariza e P.J. Tucker resta spesso il ruolo di armi complementari dell’arsenale Rockets, spesso più importanti difensivamente che offensivamente. Nella prima gara della serie, ad esempio, il loro contributo in attacco era completamente venuto meno: solo 1 punto con 0/3 al tiro per P.J. Tucker, 8 con 3/8 ma solo 1/5 da tre punti per Trevor Ariza, limitato dai 5 falli collezionati in fretta nel disperato tentativo di opporsi in difesa a quella macchina da canestri chiamata Kevin Durant. “Ho voluto dimenticare in fretta gara-1 per concentrarmi solo su gara-2 e su quello che avrei potuto fare per aiutare la mia squadra a vincere: essere aggressivo in difesa, soprattutto, perché è questo che la squadra ha bisogno di me, ed è questo quello che provo a fare”, le parole di Trevor Ariza dopo la vittoria di Houston nella seconda gara della serie. Identiche a quelle di P.J. Tucker: “Non mi preoccupo mai del mio attacco, James [Harden] e Chris [Paul] sono i nostri realizzatori, metter punti sul tabellone con loro non è mai un problema: noi dobbiamo fare quello che ci viene chiesto di fare in difesa, fermare gli avversari per poter ripartire in contropiede. È così che possiamo cambiare le partite e cambiare il modo in cui giochiamo”. E in difesa i due si sono fatti sentire: dopo aver collezionato 10 recuperi finora in tutti i playoff, Ariza ne ha messi a segno 2 in gara-2, mentre Tucker si è dato da fare anche nel ruolo di centro di riserva (con Capela in panchina) per contrastare così il famoso quintetto denominato “Hamptons 5” di Golden State, senza centro e con Iguodala titolare. Solo che – se ammirevoli nel loro sforzo difensivo – i due hanno fatto notizia per una volta proprio per il loro contributo offensivo: Tucker ha chiuso con il suo massimo in carriera nei playoff, 22 punti, mentre Ariza ne ha aggiunti 19.

La notte magica al tiro di Ariza e Tucker

Fin dalla palla a due che fosse una serata diversa al tiro per le due ali di Houston è stato subito chiarissimo: all’intervallo infatti i due avevano già collezionato 29 punti totali, 15 messi a segno da Ariza con 6/7 al tiro e 14 da Tucker, con 5/6 di cui 3/4 da tre punti. Alla sirena finale le percentuali dei due rimangono ottime: 7/9 per Ariza, che ci aggiunge anche 6 assist, massimo di squadra a pari merito con Chris Paul, dopo averne distribuiti tre in tutti i playoff fino a questo momento; addirittura meglio, con 8/9 dal campo e 5/6 da tre punti fa Tucker, che porta in dote anche 7 rimbalzi. Interrogato nel post-partita sulla chimica speciale sviluppata negli anni con Chris Paul, che conosce personalmente da circa due decenni, Tucker la butta sul ridere: “È tutt’altro che difficile avere buona chimica con una delle migliori point guard della lega: è un passatore fantastico, tutti amano giocare con lui. Ma io e CP3 non abbiamo mai giocato assieme prima di quest’anno, per cui non c’è nessuna chimica speciale, se non quella di poter giocare al fianco di un grandissimo passatore”, le sue parole Un Tucker che ha anche confessato di avere ignorato una telefonata di James Harden ricevuta all'una di notte, dopo la brutta sconfitta di gara-1: "Ero troppo infuriato per come avevamo giocato, non avevo voglia di parlare e soprattutto non c'era niente di cui parlare: dentro di noi sapevamo già quello che era successo". Anche Ariza è prontissimo a deviare l’attenzione dalla sua prestazione individuale a quella di squadra: “Siamo tutti sulla stessa pagina, abbiamo tutti bene in testa che ora non conta giocar bene ma solo vincere, a tutti i costi, in ogni modo possibile. Dobbiamo continuare a lottare e a giocare duro”. In gara-2 ce l’hanno fatta, e ora la serie è in parità. Se il “supporting cast” di Houston sarà ancora questo – e non quello visto nella prima partita della serie – le speranze dei tifosi Rockets aumentano esponenzialmente. 

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