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NBA: le triple di Aron Baynes, uno dei segreti della nuova versione dei Celtics

NBA

Il lungo dei bianco-verdi ha iniziato a tirare (e segnare) dalla lunga distanza con discreta continuità, mettendo gli avversari di fronte a una scelta complessa: rispettare le sue conclusioni dall'arco oppure ignorarlo lontano dal ferro come fatto per sei anni?

Cinque dall’angolo destro, altre tre da quello sinistro, con dieci triple in totale messe a referto sui 20 tentativi totali dall’arco. Un bottino proficuo, in alcuni frangenti anche utile, per una guardia a caccia di spazio e punti pesanti ai playoff. Giocate di immenso valore se ottenute da un centro che di solito passa il suo tempo dei pressi del ferro a farsi spazio a rimbalzo, prendere botte dai lunghi avversari, garantendo la giusta presenza nell’opporsi alle penetrazioni avversarie. Aron Baynes non ha mai tirato dall’arco nella sua carriera, meno che mai ai playoff dove prima di quest’anno aveva la bellezza di un solo tentativo da lontano (fallito) in 26 partite giocate in post-season. La cura Brad Stevens però ha cambiato anche lui, riuscendo a fargli compiere quel passo in avanti dettato dalla logica della necessità che diventa virtù. Una dote importante, visto che nei cinque match contro i Sixers Baynes ha messo a segno sette triple, più di Marco Belinelli e Robert Covington, che di mestiere dovrebbero fare quello. Tanti canestri che hanno costretto Joel Embiid a dover vagare lontano dal ferro, punito negli scivolamenti remissivi e lenti verso gli angoli. Certo, il lungo dei Celtics ha goduto di una discreta libertà in quelle circostante, ma aver ripagato la fiducia con un tondo 50% dall’arco pone un bell’interrogativo anche ai Cavaliers: e se iniziasse a tirare da lontano con continuità anche contro Cleveland? Al momento siamo al percorso netto: 1/1 dall’arco, realizzato in una momento cruciale di gara-2, quando Boston ha messo la freccia e compiuto il sorpasso nel terzo quarto. Celtics sul +2, meno di tre minuti dalla chiusura della frazione, consegnato di Baynes per Smart che sfrutta il suo blocco su James. LeBron si disinteressa del lungo, che si apre sul perimetro mentre il n°23 continua a pensare a Smart. Kevin Love, deputato alla marcatura di Baynes, resta dentro lasciando (giustamente?) metri di spazio. Tripla quasi frontale e +5 Boston. Dovessero cominciare a giocare più di frequente per lui, sarebbe l’ennesimo grattacapo la difesa per i vice-campioni NBA.

Pochissimi come lui nella storia playoff

In stagione Baynes ha realizzato tre triple in totale durante la regular season, mentre ai playoff – nonostante il ridotto campione di match – è già a quota 10. Un balzo in avanti che lo pone già al terzo posto all-time per numero di canestri da tre punti in più tra stagione regolare e post-season. Il +7 di Baynes (che potrebbe essere aggiornato nelle prossime sfide) è secondo soltanto al +11 di Byron Russell che nel 1996 con i Jazz passò da 14 a 25 (+11) e a Derek Fisher balzato da 25 a 35 (+10). L’ex giocatore dei Lakers nel 2001 però saltò quasi tutta la regular season causa infortunio, prima di cavalcare trionfalmente verso il titolo con Shaq e Kobe. Fa poco testo dunque il suo caso, a differenza di quello di Russell che nei primi tre anni nelle lega non aveva mai preso in considerazione il tiro dalla lunga distanza. Dopo l’esplosione in quei playoff invece riuscì a cambiare la sua carriera e a ritagliarsi anche un posto da titolare negli anni a venire. Discorso simile per Sam Perkins, che ai SuperSonics non aveva mai esplorato l’opzione del tiro dalla lunga distanza, ma dopo le 30 triple playoff del 1993 diventò un utilissimo numero cinque in grado di allargare il campo. Curioso anche il caso di Mike Dunleavy (padre), che nel 1981 chiuse la stagione regolare con un pessimo 1/16 dall’arco, seguito però da un convincente 6/15 ai playoff. Una manciata di bersagli che diedero fiducia a quello che nel giro di due anni diventò il miglior tiratore della lega per numero di canestri dall’arco. Tutte storie particolari, ma nessuna simile a quella di Baynes, che prima di oggi aveva quattro triple totali realizzate in sei anni di carriera. Beh, un bel balzo in avanti; l'ennesimo effetto benefico della cura Stevens.

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