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Draft NBA, la guerra dei due Bridges: chi è meglio tra Miles e Mikal?

NBA

Lorenzo Neri

Miles Bridges di Michigan e Mikal Bridges di Villanova: stesso cognome, stili diversissimi (foto Getty)
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Cognome identico (ma senza essere parenti), posizione di scelta al Draft simile, stili di gioco completamente differenti: le carriere di Miles e Mikal Bridges sono destinate a incrociarsi spesso nei prossimi anni, perciò meglio cominciare a conoscerli presto

Quando parliamo di Draft, il primo pensiero che sale alla mente è sul processo di ricerca ed individuazione del giocatore capace di risollevare le sorti di una franchigia che, nella maggior parte dei casi, sta vivendo un periodo difficile della propria storia.

Questo aspetto riguarda però solo una piccola parte delle squadre coinvolte: ad esempio, in questa edizione con 6/7 prospetti che rispetto ad altri sembrano avere maggior potenziale per diventare delle stelle, rimangono almeno 23 squadre obbligate a indirizzare la loro caccia su altri tipi di giocatori. In certi casi significa riporre le proprie speranze su un talento grezzo immaginando una fioritura à la Giannis, ma nella maggior parte di essi vuol dire una sola cosa: la ricerca del “pezzo”, ovvero quel giocatore che senza avere un ruolo da protagonista riesce comunque a diventare un valido elemento da quintetto o da rotazione per la franchigia nel medio-lungo termine. Uno in grado di “tenere il campo”, pur senza dominarlo.

Prendendo in considerazione anche il trend tattico nella NBA odierna, possiamo identificare nell’ala con taglia fisica, versatilità difensiva ed efficacia al tiro come un elemento di grande valore all’interno dell’economia di squadra, come ci hanno dimostrato gli Houston Rockets nelle figure di P.J. Tucker e Trevor Ariza. I cosiddetti “wing-player” sono diventati negli anni i pezzi più importanti su cui costruire e/o consolidare le squadre NBA.

A rispondere perfettamente a questo identikit in questo Draft ci sono due giocatori che non hanno in comune solo il ruolo, ma anche il cognome: Mikal e Miles Bridges sembrano essere i migliori prospetti capaci di poter garantire un contributo in tempi brevi alle squadre che li sceglieranno nella notte tra il 21 e il 22 giugno. Sebbene il cognome e l’assonanza dei nomi possa far credere il contrario, non solo i due Bridges non hanno nessun rapporto di parentela, ma di fatto le similitudini tra loro finiscono sulla carta d’identità. Nonostante ricoprano lo stesso ruolo tattico, infatti, lo stile di gioco e la struttura fisica dei due si differenzia in molti aspetti: Mikal, come Trevor Ariza, è quello dotato di disciplina tattica, misure e mobilità per marcare più ruoli agevolmente; Miles invece è l’elemento atleticamente esplosivo, capace di mantenere alta la fisicità anche contro elementi apparentemente meglio predisposti, proprio come P.J. Tucker.

Due diverse interpretazioni del 3&D moderno in una zona “calda” del Draft, soprattutto se si pensa che negli anni passati da quelle parti sono stati scelti talenti del calibro di Kawhi Leonard e Paul George, nello stesso ruolo e con le stesse intenzioni iniziali di aggiungere “un pezzo”, diventando poi molto di più con il loro sviluppo tecnico e fisico.

Mikal, il controllato

Mikal è il prototipo del prodotto collegiale finito: è arrivato a Villanova in punta di piedi e al suo primo anno ha accettato la red shirt (una stagione senza giocare ma senza perdere l’eleggibilità universitaria) per poter lavorare insieme allo staff degli Wildcats sul suo gioco, in modo da calcare il campo solo nel momento in cui sarebbe stato in grado di poter dare una mano alla causa. L’anno successivo, ancora da freshman, il suo momento è arrivato e da elemento fondamentale della panchina ha contribuito a portare la squadra di Jay Wright a un titolo NCAA.

Già in quella stagione si notava la differenza di Bridges rispetto agli altri giocatori del roster: combinava la statura di un’ala forte alla mobilità di una guardia, un mix particolare seguendo i canoni NCAA a meno che non si parli di un prospetto di alto livello, cosa che Mikal evidentemente non era. Il suo sviluppo infatti era ancora a uno stadio rudimentale, dove mostrava ottimi istinti di gioco ma anche una tecnica individuale ancora da affinare, e per questo difficile da impiegare costantemente sul perimetro.

Nel giro di due anni però il ragazzo ha mostrato continui miglioramenti da questo punto di vista ed è riuscito a chiudere la sua carriera universitaria (come junior aveva un altro anno di eleggibilità, ma è riuscito a laurearsi questo mese) come elemento fondamentale per il secondo titolo di Villanova in tre anni proprio nel ruolo di esterno, riuscendo a vincere il Julius Erving Award come miglior ala piccola della stagione NCAA.

La partita contro Gonzaga è quella che ha fatto esclamare “oh-oh” agli scout NBA.

Più che una storia di talento, quella di Mikal è una storia di successo, e la considerazione che sta ottenendo all’interno del Draft ne è la diretta conseguenza: il suo nome circolava già da tempo, ma solo intorno a dicembre si è avuto la conferma di poter parlare di un prospetto da Lottery.

È facile capire il perchè di questo salto: la caratteristica che salta subito all’occhio è la sua capacità di influenzare il gioco sui due lati del campo senza esserne il protagonista principale. Mikal Bridges un giocatore che sa essere silenzioso in attacco agendo molto bene su lato debole, facendosi trovare sempre pronto sugli scarichi con un tiro che nel corso degli anni è diventato sempre più affidabile (1.40 PPP, nel 94° percentile per Synergy Sports), non il più bello da vedere ma efficace per rapidità di esecuzione, rilascio alto e ritmo. In difesa invece sfrutta le sue caratteristiche fisiche (e i 220 centimetri di apertura alare) per poter difendere su più ruoli, permettere cambi di marcatura e garantire una buona copertura nella difesa di squadra grazie a disciplina e tecnica.

Di contro, le soluzioni dal palleggio sono poche e rappresentano il suo più grosso limite: nel passaggio al piano di sopra sarà necessario lavorare ulteriormente sui piedi per poter adattarsi atleticamente agli esterni NBA, ma difficilmente troverete un team player pronto all’uso come Mikal Bridges.

Miles, l’impetuoso

Nell’aprile dello scorso anno, con la decisione di proseguire la sua carriera collegiale con Michigan State e di non prender parte al Draft 2017, Miles Bridges ha spiazzato un po’ tutti... comprese le persone a lui vicino. Perfino coach Tom Izzo aveva già messo in conto che lo avrebbe avuto a disposizione per un solo anno e non si sarebbe mai aspettato di averlo anche da sophomore, e anche sua madre aveva già lasciato il lavoro da receptionist a Flint per godere dei vantaggi economici del figlio in NBA.

Nella decisione di Miles c’era la volontà di dover far qualcosa per quella squadra e quell’allenatore che tanto gli avevano dato nonostante ben sapessero che era un talento di passaggio. Voleva portare gli Spartans al titolo NCAA e voleva farlo da protagonista, rinunciando a quel salto che garantiva soldi e fama subito, per poter dimostrare di poter guidare la squadra al punto più alto.

Con il senno di poi quella scelta non è stata delle migliori: Michigan State non è andata oltre il secondo turno nel Torneo NCAA e Miles non ha migliorato il suo gioco agli occhi degli scout NBA (leggasi: tiro). Fortunatamente quel che aveva fatto vedere di positivo nel suo anno da freshman non ha subito contraccolpi e per questo si presenta a questo Draft con lo stesso status della scorsa edizione… ma con un anno di stipendio in meno (e questo dovrà spiegarlo lui alla mamma).

Rispetto a Mikal, Miles è un giocatore molto meno educato tatticamente e con un ruolo ancora ibrido tra il 3 e il 4 per avere un’identità precisa in campo, ma l’esplosività atletica e l’aggressività gli garantisce un impatto sensibile. La direzione “position-less” della Lega va a favore della sua non convenzionalità tattica, così come la capacità di creare dal palleggio e di concludere con entrambe le mani. Difensivamente poche ali provenienti dal college riescono a garantire la sua fisicità su più ruoli e a rimbalzo è sempre un valido aiuto per i lunghi.

Si profila più come uno schiacciatore “da partita”, ma l’esplosività è da gara delle schiacciate.  

I grossi punti di domanda del suo gioco riguardano principalmente la sua dimensione perimetrale: nell’ultimo anno non ha mostrato i miglioramenti al tiro che ci si aspettava sia nelle percentuali che nel range, un aspetto che potrebbe completare la sua versatilità offensiva in modo da permettergli di essere un glue-guy capace di equilibrare qualsiasi tipologia di quintetto.

Chi ha bisogno dei due Bridges?

Considerando la struttura di questo Draft, con quei 6/7 giocatori meglio predisposti dal punto di vista di talento e potenziale, per i Bridges possiamo inquadrare una zona di scelta che va dalla numero 7 alla numero 12.

I Chicago Bulls sono all’interno di quella fascia in cui può cadere un Michael Porter Jr., un Trae Young o un Mo Bamba, ma qualora decidessero di trovare il complemento giusto per la crescita di Lauri Markkanen, non è da escludere che possano virare le loro attenzioni su uno dei Bridges - specialmente Miles, che potrebbe che completerebbe le lacune di atletismo e versatilità difensive del finlandese.

Alla 8 Cleveland rimane una delle scelte più intriganti, perchè con ogni probabilità sarà un’ultima scelta di mercato prima di sapere quel che farà LeBron James nella free agency estiva. Un elemento pronto all’uso come Mikal Bridges può essere un’opzione da non sottovalutare.

I Knicks invece non hanno mai fatto segreto di essere interessati ad entrambi i prospetti, e a meno di cadute verticali di qualche prospetto della fascia superiore (*colpo di tosse* Trae Young *colpo di tosse*). Miles in questo caso sembra il prototipo giusto di atleta versatile che ben si sposa con le idee tattiche non convenzionali del nuovo coach David Fizdale.

Philadelphia è alla ricerca di un profilo che si sposa bene sia con il prodotto di Villanova che con quello di Michigan State, ma la fretta di continuare a raccogliere quanto di buono hanno seminato in questi anni potrebbe portarli a cedere la scelta per arrivare a qualcuno che possa dare un contributo ad alti livelli sin da subito.

Qualora arrivasse uno dei due alla 11, Charlotte potrebbe fare i salti di gioia (soprattutto per Mikal) anche se i need principali spingerebbero per cercare qualcuno che possa garantire playmaking in qualsiasi posizione e i Bridges da questo punto di vista non possono dare una mano.

I Clippers con le due scelte consecutive potrebbero ascoltare tutte le offerte che arriveranno dalle squadre fuori dalla Lottery, ma se fossero ancora disponibili a questo punto del Draft, potrebbe esserci qualche squadra pronta a fare la mossa che lo scorso anno toccò agli Utah Jazz per andarsi a prendere Donovan Mitchell. Candidate? Denver alla 14 sembra la maggior indiziata.

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