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NBA, James difende i suoi compagni di squadra: "Ho vinto grazie a loro"

NBA

LeBron James ha trascinato di nuovo Cleveland alle finali NBA, ma le sue parole a fine gara rendono merito anche a chi è sceso sul parquet al suo fianco. Un gruppo da proteggere dagli attacchi di chi personalizza troppo i successi (e le sconfitte) del n°23 dei Cavs

Il premio assegnato alla squadra vincitrice della Eastern Conference dovrebbe cambiare nome, e magari lo farà nel prossimo futuro. Il “LeBron James Trophy” infatti è diventato una piacevole peso da sollevare a fine maggio per il n°23 di Cleveland; il sesto giocatore nella storia NBA a conquistare otto Finals consecutive dopo i cinque componenti dei Celtics di Bill Russell degli anni ’50 e 60’. Un’era geologica fa, così come lontanissima è ormai l’ultima volta che James è rimasto a casa a guardare l’ultima partita dell’anno (e giocata in quell’occasione proprio da Boston battuta stanotte, ultima squadra in grado di batterlo a Est nel 2010). Da allora solo successi: 24 serie playoff in fila contro una Eastern Conference che ormai sa bene di poter arrivare soltanto fino a un certo punto. Più in là accede soltanto chi ha LeBron James, anche se è lui il primo a smarcarsi dalle celebrazioni individuali. Il successo, sottolinea, è del gruppo: “So bene che ogni volta tutti i titoli sono dedicati a me in caso di vittoria, pareggio o sconfitta. Ma per portare a casa un successo serve il contributo di un’intera squadra. Ho imparato questa cosa sin da quando avevo nove anni e giocavo per la prima volta a basket nella mia vita. Per questo non accetto che si cerchi sempre di distruggere i miei compagni, un tentativo portato avanti da persone che non hanno mai messo piede in un’arena, mai indossato maglietta e pantaloncini o fatto parte di un squadra e di un’organizzazione sportiva. Non è un comportamento corretto, anche se io ho continuato a restare sempre fedele al Gioco perché il basket lo ha sempre fatto con me. Questa dunque è la ragione per cui abbiamo conquistato un altro accesso alle Finals, per merito del lavoro di tutta la squadra”. L’ennesimo passo avanti anche a livello di maturità da parte di un giocatore che sa bene quanto serviranno ogni singola giocata, ogni singolo rimbalzo o difesa forte a partire da giovedì notte. Lui nel frattempo si gode una seconda, forse terza giovinezza: "Non esiste una pozione magica", commenta sorridente a chi non riesce a capire come si possa a 33 anni suonati continuare ad avere una tale costanza fisica. Lui nel frattempo si gode il secondo filotto di quattro Finals consecutive: dopo quello con Miami, adesso anche con Cleveland. Soltanto cinque squadre nella storia NBA ci sono riuscite. Due lo hanno fatto (in maniera consecutiva) soprattutto grazie a James: "Sono il leader di questo gruppo, certo, ma i miei compagni mi rispettano per questo e mi permettono di esserlo". Almeno questo non poteva negarlo.

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