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NBA, Tatum e la schiacciata in testa a LeBron James: "Dovevo restituirgli il favore"

NBA

Il rookie n°0 dei Celtics è stato il migliore in campo di Boston anche in gara-7, senza paura né timore reverenziale nei confronti del più forte giocatore del mondo: "Sono cresciuto guardando James in TV; il fatto che sia in grado di competere con lui è grandioso". E LeBron si complimenta con lui: "È destinato a fare grandi cose"

“La stagione di Jayson è stata incredibile. Se si pensa che ha giocato praticamente tutte le partite, ha affrontato la pressione dei playoff come fosse la cosa più naturale del mondo, ha guidato tutto il gruppo nonostante gli infortuni dei compagni. Non avrei mai potuto immaginare che potesse giocare a questo livello, con tale intensità”. L’investitura definitiva, qualora ce ne fosse ancora bisogno, arriva in conferenza stampa a fine gara. Al Horford inizia con queste parole il botta e risposta con i giornalisti, mentre il n°0 al suo fianco continua a schivare ogni tipo di complimento o riconoscimento: “Andrei in guerra con questo gruppo – sottolinea Tatum – abbiamo messo tutto quello che avevamo sul parquet, ma non è bastato. Ma non c’è nulla su cui possiamo o dobbiamo recriminare. Ci abbiamo provato con tutto l’impegno possibile, non è bastato”. I 19 anni restano davvero soltanto su una carta d’identità che sembra sempre più bugiarda di fronte alla maturità del miglior giocatore dei Celtics sul parquet in gara-7. Tatum ha chiuso con 24 punti, chirurgicamente piazzati negli snodi cruciali della partita. I canestri all’inizio, con la doppia cifra raggiunta rapidamente quando sembrava che Boston potesse fare gara di testa. I compagni però non sono riusciti a stargli dietro, Cleveland è tornata in partita e il TD Garden ha spento il suo entusiasmo. A quel punto, in un primo frangente di massima difficoltà, Tatum ha dato fondo alle sue energie a metà quarto periodo e ridato la carica al popolo bianco-verde. Cinque punti in back-to-back, con tanto di schiacciata e urlo sulla testa di LeBron James, seguita poi da una tripla che è coincisa con l’ultima speranza di successo Celtics nel match: “Dovevo restituirgli il favore dopo le due triple che mi aveva segnato in faccia in gara-6 a Cleveland. Non è una mancanza di rispetto, anzi. È il momento della partita, del gioco, una scarica d’adrenalina”. Il rispetto infatti non è mai venuto meno tra i due, stretti e impegnati a parlare e salutarsi una volta suonata l’ultima e decisiva sirena. Ennesimo simbolo della definitiva consacrazione di un rookie davvero speciale: "È stato qualcosa di molto particolare per me, perché LeBron mi ha dedicato grande attenzione. Sono cresciuto guardando le sue partite in TV, scrivendogli su Twitter se voleva ricambiare il mio follow, partecipando ai suoi campi in cui passava a salutare noi ragazzini. Per tutto questo, essere riuscito al primo anno in NBA ad arrivare a un paio di tiri di distanza dal batterlo è un traguardo che non avrei potuto neanche sognare di raggiungere". Così come qualche anno fa era difficile immaginare che James dicesse di lui: "Adoro ogni aspetto del suo gioco e del suo temperamento, il modo in cui si comporta e affronta la gara. È nato per fare grandi cose, sia dentro che fuori dal campo. È destinato ad avere successo".

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