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NBA Draft 2018: alla scoperta di Trae Young, il giocatore più polarizzante del Draft

NBA

Un giocatore tanto elettrizzante in attacco quanto condizionante in difesa per i suoi limiti fisici: scegliere Trae Young al Draft richiede un atto di fede, ma se riuscisse a confermarsi anche al piano di sopra sarebbe istantaneamente uno dei giocatori più divertenti della NBA

Anche se avete seguito solo tangenzialmente la stagione di basket collegiale, è semplicemente impossibile che non vi siate imbattuti in qualche video degli highlights di Trae Young - a meno che non abbiate neanche un social network sui vostri smartphone o non viviate su Marte. Specialmente nella prima parte di stagione, il playmaker dell’università dell’Oklahoma si è abbattuto come un tornado di triple impossibili e assist illuminanti sul mondo della NCAA, trascinando i suoi Sooners a un record di 14-2 per cominciare l’anno e guadagnandosi i riflettori di tutto il mondo sportivo americano. Era semplicemente impossibile non rimanere stregati dal modo di giocare entusiasmante ed elettrizzante di Young, che ha concluso la stagione con una doppia corona invidiabile, chiudendo sia come miglior realizzatore della nazione a oltre 27 punti di media sia come miglior assist-man, sfiorando i 9 a partita. Due dati che certificano l’assoluta centralità di Young nel sistema dei Sooners in cui gli era chiesto di fare praticamente tutto: forse è anche per questo che dopo l’inizio folgorante le sue prestazioni sono andate in calando, complice il fatto che le altre squadre hanno cominciato a prendere le misure alla sua creazione di gioco e le sue percentuali sono tornate sulla Terra (chiudendo col 36% dall’arco su 327 tentativi). Detta in altri termini più spicci: Trae Young ha cominciato la stagione sembrando la seconda venuta di Steph Curry e terminandola come un nuovo Seth Curry (cit.). Cercare di capire quale sarà il risultato medio tra i due estremi della famiglia Curry servirà a determinare il suo successo nella NBA, che pur essendo diventata una lega a trazione fortemente perimetrale non ci andrà di certo sul leggero con un giocatore coi limiti fisici di Young.

Punti forti: un creatore di gioco senza paragoni a livello collegiale

Il motivo per cui ha senso puntare su un giocatore come Trae Young è la prolificità offensiva: la guardia di Oklahoma ha punti nelle mani in grande quantità, che sia segnandoli in prima persona oppure costruendoli per i compagni. Il piatto forte della casa, quello che ha fatto balzare sulla sedia tutti gli appassionati, sono ovviamente le doti di tiro: nel suo unico anno di college ha segnato tiri difficilissimi e spettacolari con una selezione delle sue conclusioni davvero “Steph Curriana”, facendo pagare le difese ogni volta che sono passate sotto i blocchi e arrestandosi anche a 8/9 metri dal canestro per il tiro. Young è sempre in grado di crearsi il proprio tiro e ha una capacità soprannaturale di ritrovare l’equilibrio quando in movimento, lasciando le difese sempre in costante allarme quando ha la palla tra le mani. Il suo tocco avvicinandosi a canestro, poi, è morbissimo nei floater che utilizza come situazione preferita per concludere nel pitturato, arrivandoci grazie a una capacità in palleggio che gli permette di fare praticamente qualsiasi cosa su un campo da basket.

A queste doti individuali Young unisce delle visioni offensive a livello di passaggi veramente straordinarie: se solo i suoi compagni fossero stati un po’ più talentuosi avrebbe chiuso con ben più degli 8.7 assist registrati quest’anno (che sono un numero assurdo per il college basket), e già solo con quelli promette di fare contenti molti suoi compagni al piano di sopra. Considerando anche il modo in cui gestisce i pick and roll utilizzando varie velocità ed entrambe le mani per servire i compagni, Young promette di essere un playmaker nel vero senso del termine: uno che crea azioni dal nulla grazie all’intelligenza e alla visione. Basta dargli il pallone e qualcosa succede, senza dimenticare che anche utilizzandolo lontano dalla palla uscendo dai blocchi o nei passaggi consegnati può terrorizzare le difese, che non possono permettersi di perderlo di vista nemmeno per un brevissimo momento. Infine, la sua fiducia nelle sue capacità è incrollabile, anche perché a Oklahoma aveva quasi sempre il semaforo più che verde per fare quello che voleva nella metà campo offensiva.

Punti deboli: un giocatore condizionante in difesa

Tanto Young offre in attacco a livello di completezza offensiva, tanto Young toglie in difesa con le sue mancanze innanzitutto fisiche. Il prodotto di Oklahoma non solo è basso (1.81 senza scarpe), ma è anche piccolino sia a livello di stazza (si dice arrivi agli 80 chili, anche se sta lavorando per irrobustirsi) e di apertura di braccia (190 centimetri scarsi). Giocatori del genere potevano riuscire a cavarsela anche solo fino a qualche anno fa, ma gli ultimi playoff hanno mostrato chiaramente come anche giocatori come Terry Rozier (che a tutti gli effetti è un buonissimo difensore) venivano ripetutamente puntati dagli attacchi avversari per far pagare la mancanza di centimetri. Lo stesso è successo a Damian Lillard e C.J. McCollum contro New Orleans, a Jeff Teague contro Houston, a Rajon Rondo con Golden State e, ovviamente, a Steph Curry contro Cleveland. Se loro, che sono a tutti gli effetti difensori migliori e hanno misure superiori a quelle di Young, sono stati individuati come il punto debole della difesa e molto spesso puniti, come può cavarsela lui contro gli atleti di due metri delle migliori squadre NBA nei cambi difensivi?

Oltre alle mancanze fisiche, Young ha anche mostrato un livello di impegno che ha lasciato molto a desiderare, lasciando spesso che gli avversari lo battessero dal palleggio superandolo con grande facilità. Su questo influisce ovviamente la grande importanza che ricopriva per i destini offensivi dei Sooners, che si affidavano totalmente a lui per creare attacco, risparmiandogli e anzi chiedendogli di non spendere falli nella metà campo difensiva. Al piano di sopra ci sarà bisogno però come minimo di tutt’altro impegno per essere quantomeno solo un cattivo difensore e non uno atroce, altrimenti il rischio reale è che la sua presenza in campo venga fatta pagare come quella di un Isaiah Thomas (specialmente a livello di playoff).

A parte tutte le sue mancanze difensive, anche a livello offensivo ci sono delle zone d’ombra nel gioco di Young. Innanzitutto non è che passando da una metà campo all’altra cresca improvvisamente di dieci centimetri: le misure rimangono quelle, e unite all’esplosività sotto la media renderà indispensabile usare fino in fondo la sua creatività per finire in area contro le pertiche delle difese NBA, o anche solo per superare dal palleggio un’atleta perimetrale attorno ai due metri con grande mobilità laterale come ce ne sono sempre di più in NBA. Young, poi, ha un’ottima base e può diventare un grande tiratore, ma non è del livello di Steph Curry perché, semplicemente, nessuno lo è mai stato nella storia del gioco: pensare che possa diventarlo è un po’ ingiusto nei suoi confronti, anche perché non ha mai tirato sopra il 37.2% da tre in vita sua, mentre Curry non è mai andato sotto al 38.7%. Infine la selezione di tiro, al netto della spettacolarità del suo gioco, tende intrinsecamente ad andare un po’ sopra le righe (come reagiranno i veterani NBA ad un eventuale serie di mattoni da 8 metri?) e i rischi che si prende possono ovviamente andare dalla parte sbagliata, anche se sotto questi punti di vista c’è sempre la possibilità di migliorare.

Fit e comparison: quanto si è disposti a legarsi a un giocatore così condizionante?

Farsi un’idea del giocatore Trae Young vuol dire innanzitutto cercare di dare una risposta a questa domanda: a che livello di gioco deve performare Young in attacco per rendere sopportabili i suoi limiti difensivi? E chi ha la struttura necessaria in termini di veterani, difensori e tiratori per far rendere al massimo un talento particolarissimo come quello? Prenderlo al Draft, in particolare con una scelta in top-10 come potrebbero fare Orlando, Chicago, Cleveland o New York tra la 6 e la 9, significa legarsi mani e piedi a un giocatore condizionante in entrambe le metà campo: quando lui è sul parquet si gioca la sua pallacanestro tanto in attacco (godendone delle doti di tiro e delle visioni) quanto in difesa (cercando di proteggerlo dagli attacchi avversari). Sostanzialmente, Young definisce il contesto di una partita oppure ne viene travolto, costringendo l’allenatore a toglierlo dal campo per evitare guai peggiori.

Nella sua versione migliore, Young può diventare un giocatore in grado di definire le regole del gioco come fanno le migliori point guard della NBA come Curry o Damian Lillard, cambiando la geometria del gioco grazie alle sue doti di tiro e cambiando il ritmo a cui si gioca accelerando con le sue visioni. Nella sua versione peggiore, Young può fare troppa fatica a rimanere in campo dal punto di vista difensivo per essere schierabile da una squadra con ambizioni di vittoria, in maniera non dissimile ad Isaiah Thomas nella sua ultima tormentata stagione. Per questo, il prodotto di Oklahoma si presenta alla notte del Draft come il giocatore più polarizzante della Lottery: sarà molto interessante vedere chi deciderà di puntare su di lui per il presente e soprattutto per il futuro.

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