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NBA, licenziato (da Toronto) e premiato: è Dwane Casey il miglior allenatore dell’anno

NBA

Il neo-allenatore dei Detroit Pistons riceve il premio di coach of the year nonostante il licenziamento subìto a fine stagione. Non gli è servito aver guidato i Toronto Raptors al miglior record di sempre, ma lui cita Churchill: "Il successo è definito dal fallimento"

Licenziato dalla propria squadra eppure premiato, da tutti: un mese fai dai suoi colleghi, che gli avevano assegnato il premio di allenatore dell’anno dell’associazione allenatore, ora dalla lega stessa, che gli assegna lo stesso riconoscendo l’ottimo lavoro svolto da Dwane Casey alla guida dei Raptors nell’ultima stagione, conclusa col miglior record di sempre della franchigia canadese (59 vittorie, 23 sconfitte) e con la quinta annata nelle sei trascorse sulla panchina di Toronto chiusa con un miglioramento rispetto alla precedente. Una situazione per certi versi paradossale, che però l’ex coach dei Raptors – che nel frattempo si è accasato a Detroit – sceglie di non “cavalcare”: “Non ho rimpianti – dice – se non quello di non essere mai riusciti a battere Cleveland in questi anni [tre eliminazioni consecutive ai playoff, incluso il secco 4-0 che gli è costato il posto quest’anno, ndr] ma negli anni siamo passati dall’essere l’ultima difesa NBA alla quinta, costruendo nel frattempo anche il secondo miglior attacco. Lo abbiamo fatto senza firmare grandi free agent – sono arrivati dal mercato solo Serge Ibaka e DeMarre Carroll”, fa notare: “Per il resto abbiamo sviluppato negli anni un gruppo di giocatori, che sono cresciuti assieme, e soprattutto a loro auguro davvero il meglio, perché li amo come dei figli e perché con loro ho speso ore e ore in palestra a lavorare”. Di recitare il ruolo della vittima, nel giorno in cui il suo lavoro viene riconosciuto, esaltato e premiato, coach Casey giustamente non ci sta: “Posso andare in giro a testa alta” dice, e per spiegare la bizzarra situazione che lo vede protagonista (esemplificata dai due tweet sostanzialmente identici di congratulazioni tanto dall’account ufficiale dei Raptors che da quello dei Pistons) l’allenatore di Detroit si affida a una citazione colta: “Winston Churchill soleva dire che il successo è misurato dal fallimento, ancora dal fallimento e dalla capacità di tornare in pista con grande entusiasmo. A Toronto hanno evidentemente considerato un fallimento la nostra ultima annata, ma questa è la loro decisione, la loro scelta e io auguro loro soltanto il meglio, per il futuro. Io invece faccio esattamente quanto detto da Churchill: ricomincio con grande entusiasmo”.

“Riparto con entusiasmo: mi piace il gruppo che ho a Detroit”

“Quando compili il miglior record nella storia della franchigia ma viene licenziato ti chiedi se c’è qualcosa di sbagliato in te – ammette Casey – ma l’opportunità a Detroit però mi ha dato una nuova spinta. I Pistons hanno una squadra solida, il loro nemico più duro sono sempre stati gli infortuni, a Reggie Jakcson prima, a Blake Griffin poi. La sfida, mia e dei nostri trainer, sarà quella di mantenere tutti sani, perché se ci riusciamo il nucleo di questa squadra mi piace molto, con Blake e Andre Drummond, ma anche con Reggie e Stanley Jackson. Ovvio, siamo di nuovo nella Eastern Conference, per cui a meno di trasferimenti di mercato vincere a Est vuol dire dover battere il n°23 [LeBron James]”. Un incubo che ritorna – e che forse la free agency potrebbe risolvere per lui – lo stesso che accomuna anche uno dei due altri finalisti per il premio di allenatore dell’anno (Brad Stevens a Boston, mentre il terzo era Quin Snyder, sulla panchina di Utah). Ma prima di pensare alla prossima avventura, Dwane Casey può godersi il premio e mettere il punto finale alla sua stagione di nuovo con il sorriso sul suo volto: è stato lui nel 2017-18 il miglior allenatore NBA.

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