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29 novembre 2018

Mercato NBA: Kyle Korver torna agli Utah Jazz, i Cavs possono continuare a perdere

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Dopo settimane di trattativa, i vice-campioni NBA dicono addio a uno dei veterani più appetibili del roster: Kyle Korver passa ai Jazz in cambio di Alec Burks e di un paio di seconde scelte al Draft. Una decisione che ha scontentato non poco lo spogliatoio dei Cavaliers

TRIPLA DOPPIA DA RECORD DI WESTBROOK: CLEVELAND PERDE ANCORA

Prima di tutto, la notizia: i Cleveland Cavaliers nelle scorse ore hanno scambiato Kyle Korver con i Jazz in cambio di Alec Burks e due seconde scelte. Un modo per Utah per provare a dare una svolta dopo il claudicante inizio di stagione, cercando di rendere più profonda e ricca di alternative una rotazione che vuole allargare il più possibile il campo in attacco grazie alle conclusioni dall'arco. Un tiratore per cui rinunciare alle seconde scelte del 2020 e del 2021 (questa arrivata via Washington), togliendo così di impaccio i Cavs almeno nei confronti di uno dei tanti veterani che stanno chiedendo di andare via. Korver ritrova così i Jazz a otto anni di distanza dall’esperienza fatta a Salt Lake City in un’altra fase della sua carriera, una tappa durata poco meno di tre stagioni in una carriera arrivata ormai alla 16esima annata nella Lega. Per Utah è un innesto di qualità, un tiratore affidabile sugli scarichi (conclusioni che i Jazz però faticano a generare), un giocatore da 43% in carriera con i piedi oltre l’arco. "Sono grato a Koby Altman e alla dirigenza perché hanno deciso di permettermi di giocare in una grande città e un'organizzazione di primo livello. Io e la mia famiglia abbiamo un sacco di amici lì, una cosa che renderà più soft l’arrivo a Salt Lake City". In cambio arriva a Cleveland Alec Burks, che in questa stagione sta viaggiando a 8.4 punti in 15 minuti di media sul parquet. Il 27enne che saluta Salt Lake City porta in dote con sé un contratto da 11.5 milioni di dollari in scadenza il prossimo giugno (contro i 7.5 di Korver, previsti anche per il 2019/20 di cui 3.4 garantiti); un asset interessante a livello salariale che ai Cavaliers potrebbe tornare utile per incassare altre scelte prima della deadline di febbraio. Una mossa che molto probabilmente è soltanto l’inizio di un domino che potrebbe portare ad altre variazioni di roster in casa Cavs, nonostante Korver fosse oggettivamente uno dei pezzi pregiati da poter utilizzare come merce di scambio. Perso lui la scelta si riduce.

Scambiato su richiesta non appena a messo piede sul parquet a Oklahoma City

La scorsa estate il tiratore ex-Atlanta si era già fatto sentire: partito LeBron non aveva più senso restare. Un accordo tra le parti quasi sottointeso nel momento in cui aveva accettato il rinnovo nel luglio 2017. “Se James va via, non voglio star qui a perdere ed essere costretto a trasferire la mia famiglia a stagione inoltrata chissà dove. Per quanto possibile voglio essere libero di scegliere”. Un messaggio che ha trovato con qualche settimana di ritardo la sua conferma, passando in un contesto certamente più competitivo, familiare e in cui poter recitare ancora un ruolo importante. “Credo che si sia meritato sul campo il rispetto di tutti e della franchigia – sottolinea Tristan Thompson – quando scendi sul parquet ogni santo giorno facendo il tuo dovere come professionista esemplare, ti fai il mazzo e ti ritrovi in una situazione che non dipende dalla tua volontà, è giusto che tu possa cercare un futuro altrove”. Costringerlo ad affrontare un lungo processo di rebuilding a 37 anni in effetti non avrebbe avuto senso neanche per i Cavs, che liberano così altro spazio per cercare di far crescere giovani talenti. Una trattativa concluso pochi minuti prima della palla a due della gara contro i Thunder in Oklahoma: Korver infatti era già sul parquet pronto per il riscaldamento, quando è stato richiamato di corsa in spogliatoio e gli è stato comunicato il trasferimento. Si è lasciato dietro i Cavaliers senza riuscire praticamente a salutare buona parte della squadra.

Una partenza che lascia (molto) scontenti i Cavaliers

Una decisione (quella della trade e non l’improvvisa partenza) che ha lasciato molta delusione nello spogliatoio dei vice-campioni NBA. Un messaggio chiaro lanciato ai pochi che ancora speravano di poter cavare qualcosa di buono da questa regular season: l’unico obiettivo è perdere. La sensazione è quella che rinunciare a Korver renda più complicato vincere, a prescindere dai minuti, dal peso e dai punti segnati. “Sappiamo tutti che l’NBA è un business e che in qualsiasi momento può succedere una cosa del genere – commenta Tristan Thompson - Se una trade è giusta, ha un senso e aggiunge qualcosa, nessuno può pensare di avere il posto garantito. Quelli che hanno una clausola che lo impedisce nel proprio contratto, altrimenti soltanto LeBron e Steph sono certi di determinare il proprio destino, tutti gli altri sono pedine a cui è possibile rinunciare. Ma non bisogna pensarci: testa bassa, si gioca e il resto non conta”. Come sottolinea Joe Vardon nel suo pezzo su The Athletic, nessun giocatore sotto contratto ha una clausola che gli permette di evitare di essere scambiato. Ma la sostanza resta quella, anche per chi lascia un grande ricordo in Ohio: “Voglio ringraziare tutti per il tempo trascorso ai Cavaliers, ho avuto un sacco di grandi opportunità in questo gruppo. Compagni di squadra fantastici e relazioni personali che ormai fanno parte della mia vita. I tifosi mi hanno supportato come raramente mi era capitato, non avevo mai sentito così spesso che la gente pronunciare la parola “grazie” nei miei confronti”. Quello di Korver è soltanto il primo addio in un gruppo che strada facendo perderà anche JR Smith (da settimane sul mercato), probabilmente George Hill e chissà quanti altri. Il tanking tanto osteggiato a parole in estate può continuare.

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