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NBA, infortunio LeBron James, rientro rimandato: salterà la gara contro Cleveland

NBA

Si allungano nuovamente i tempi di recupero per il n°23 dei Lakers, fermo dallo scorso 25 dicembre e alle prese con un problema all'inguine che non vuol saperne di guarire del tutto. A Los Angeles ci vanno coi piedi di piombo, rimandando almeno di tre gare il suo ritorno

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Tutti aspettavano con ansia il responso dell’ultima visita di controllo a Los Angeles, un esame che doveva accertare i progressi nel recupero dall’infortunio all’inguine da parte di LeBron James. Le cose però non sono andate come speravano gli appassionati: il n°23 dei Lakers salterà almeno un'altra settimana, perdendo così non solo la possibilità di affrontare i Jazz a Salt Lake City (la squadra era già partita senza di lui), ma soprattutto la sfida casalinga di lunedì contro i Cleveland Cavaliers; la prima allo Staples Center contro il suo recente passato. “Il percorso di guarigione dell’infortunio all’inguine sta procedendo al meglio”, ribadisce lo staff medico, continuando ad alimentare un linguaggio che resta per scelta il più opaco possibile. Nel comunicato rilasciato dai Lakers si sottolinea come James potrà aumentare il carico di lavoro in campo, cercando di variare il più possibile i suoi movimenti sul parquet. Operazione finora compiuta soltanto in parte da LeBron, che in queste due settimane abbondanti d’assenza è rimasto tanto lontano dal campo, facendo ben poca attività al di fuori delle sessioni di tiro. James resterà così fuori nelle partite contro Utah, Cleveland e Chicago, per essere riesaminato mercoledì 16 (a tre settimane abbondanti di distanza dal giorno dell’infortunio) prima della trasferta contro i Thunder a Oklahoma City. In quel caso si valuterà l’opportunità di farlo rientrare o meno (dopo 11 gare di stop), confermando dunque le paure e i timori di chi vedendo l’infortunio aveva ipotizzato un mese di lento recupero. A 34 anni e dopo le migliaia di partite giocate e di colpi incassati, un minimo di precauzione diventa indispensabile per evitare ricadute. Anche a costo di perdere una delle sfide più significative della regular season.

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