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NBA, i risultati della notte: vincono i Bucks, successo Clippers senza Gallinari

NBA

Giannis Antetokounmpo spazza via Charlotte nel finale, Lou Williams chiude con la prima tripla doppia in carriera nel successo di Chicago. Tutto facile per Denver contro Phoenix (nonostante l'assenza di Nikola Jokic), Luka Doncic trascina Dallas contro Detroit. Vincono Utah e Sacramento, i Nets passano nel derby di NY, Washington avvicina la zona playoff

TUTTI GLI HIGHLIGHTS DELLA NOTTE

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Milwaukee Bucks-Charlotte Hornets 108-99

Leader carismatico e tecnico, candidato MVP, capitano della sua squadra all’All-Star Game e sempre più solo in vetta con la sua Milwaukee in cima alla Eastern Conference. È davvero difficile trovare qualcosa di meglio di Giannis Antetokounmpo in NBA in questo momento storico, decisivo anche nel successo più sofferto del previsto contro Charlotte in casa. Gli Hornets però si inceppano sul più bello, giocano un quarto periodo disastroso e vengono travolti dai Bucks e soprattutto dal talento greco: Charlotte chiude gli ultimi 12 minuti con soli 12 punti a referto, tirando 5/27 dal campo e addirittura 2/7 ai liberi. Il solo Antetokounmpo invece risponde con 14 punti a referto e un 6/8 al tiro che da solo supera quanto raccolto dagli ospiti. I suoi compagni fanno il resto, in quello che è il sesto successo consecutivo di Milwaukee, chiuso dal n°34 con 34 punti a referto, 14 rimbalzi, tre assist, tre recuperi, tre stoppate e tantissime altre cose che valgono il primo posto a Est con tre sconfitte in meno rispetto ai Raptors. Dall’altra parte il miglior realizzatore è Nicolas Batum con i suoi 19 punti; unico francese a scendere sul parquet, visto che Tony Parker resta a riposo. Gli Hornets restano così all’ottavo posto in classifica e iniziano a prendere le misure: dovesse finire così la regular season, a Milwaukee toccherebbe venire a giocare le prime due partite di playoff.

Chicago Bulls-L.A. Clippers 101-106

Si chiude con un successo il giro di trasferte dei Clippers a cui Danilo Gallinari non ha preso parte a causa dei problemi alla schiena che lo hanno tenuto lontano dal parquet negli ultimi dieci giorni. L’ultimo si è rivelato più complicato del previsto, nonostante i Bulls restino un avversario modesto da fronteggiare sul parquet. A generare problemi infatti è stata la neve che ha rallentato il percorso degli autobus che portavano i losangelini allo United Center. Neanche la partenza con largo anticipo dall’hotel ha risolto l’intoppo, costringendo i direttori di gara a posticipare un po’ la palla a due della sfida (i Clippers sono arrivati all’arena meno di 30 minuti prima dell’inizio). Un ritardo salutare soprattutto per Lou Williams, che ricorderà a lungo una partita a suo modo storica: per il candidato al premio di miglior sesto uomo dell’anno infatti sono 31 punti, dieci assist e dieci rimbalzi – prima tripla doppia in carriera in NBA dopo ben 903 partite giocate. Soltanto Zach Randolph ce ne ha messe di più (973 gare prima di riuscirci), diventando al tempo stesso il secondo giocatore degli ultimi 50 anni a mettere a referto una tripla doppia con almeno 30 punti in uscita dalla panchina. Oltre ai suoi canestri ci sono 29 punti con 10/15 dal campo per Tobias Harris in un successo che porta i Clippers a consolidare l’ottavo posto a Ovest.

Dallas Mavericks-Detroit Pistons 106-101

A Dallas ci hanno messo davvero poco per impararlo: quando serve un successo, soprattutto in casa dove i texani stanno tenendo un passo da playoff, basta chiedere a Luka Doncic di mettere lo zampino nel finale. Al resto pensa lui, autore della tripla decisiva nel combattuto finale contro i Pistons. Al suo nome si aggiunge anche quello di Maxi Kleber, che pochi istanti prima del suo bersaglio mette lo zampino nel successo dei Mavericks con una stoppata – la quarta della sua gara – su Blake Griffin, rispedendo al mittente il tentativo dell’ex Clippers che chiude con 35 punti, 12/24 al tiro, sette rimbalzi e 11 tiri liberi tentati. Non basta però, come spesso è capitato nelle ultime settimane a Detroit, che non va oltre le sue prestazioni e quelle di un Andre Drummond da 23 punti e 15 rimbalzi. Impossibile però non tornare a parlare di Doncic, che chiude con 32 punti, otto rimbalzi e otto assist; cifre straordinarie per un teenager (ancora per poco, i 20 anni sono ormai alle porte), messe a referto negli ultimi 35 anni soltanto da altri due giovani talenti: LeBron James (due volte) e Kevin Durant. Un bel modo di consolarsi dopo la mancata convocazione nel quintetto titolare dell’All-Star Game.

Denver Nuggets-Phoenix Suns 132-95

Quello che in molti avevano ipotizzato alla fine è realmente successo: la NBA ha deciso di sanzionare Nikola Jokic per il tentativo di invasione durante la rissa tra Plumlee e Favors nel match contro i Jazz, squalificandolo per una partita in quanto il regolamento non permette in alcun modo ai giocatori in panchina di mettere piede in campo (lo ricordano bene i tifosi dei Suns, visti i precedenti nei playoff con gli Spurs di qualche tempo fa). E Phoenix è protagonista anche in questo caso, stavolta dall’altra parte nei panni dell’avversaria che non deve vedersela contro il lungo serbo, ma che allo stesso modo dura poco più di un quarto d’ora contro Denver. Alla sirena finale sono ben otto i giocatori in doppia cifra in casa Nuggets, mentre ai Suns non bastano i 35 punti di Devin Booker a evitare la settima sconfitta in fila.

Utah Jazz-Minnesota Timberwolves 106-102

Donovan Mitchell torna all’antico, veste i panni dell’uomo assist (strada che da quando è in NBA non percorre molto spesso) e regala ai Jazz un altro successo fondamentale nella risalita verso i playoff. Alla sirena finale sono 11 assist – nuovo massimo in carriera – e 24 punti con modeste percentuali dal campo (7/24 al tiro), che si aggiungono ai 18 punti e 16 rimbalzi di un Rudy Gobert in dubbio fino all’ultimo e poi costretto a stringere i denti. Minnesota, reduce da tre vittoria in fila, le prova tutte per rimettersi in corsa, nonostante la stanchezza dovuta alla seconda sfida di un back-to-back: i T’wolves chiudono il quarto periodo con un parziale da 33-16, ma restano a quel possesso di distanza che non permette agli ospiti di ritornare in partita. Alla sirena finale sono 33 punti e dieci rimbalzi di Karl-Anthony Towns; il miglior realizzatore di una sfida che allontana Minnesota dalla post-season.

Memphis Grizzlies-Sacramento Kings 96-99

I Kings hanno scelto di fare la giocata giusta, al momento giusto. Affidare la palla a De’Aaron Fox quando più serviva un canestro, con il suo jumper a segno che nell’ultimo minuto ha garantito a Sacramento quel possesso pieno di distanza che ha permesso agli ospiti di interrompere la striscia di due sconfitte in questo lungo giro di trasferte. Alla sirena finale sono 22 i punti per Fox, a cui si aggiungono i 26 di un ispirato Buddy Hield, dalle medie pazzesche soprattutto con i piedi oltre l’arco: lo “Steph Curry dei Kings” tira 6/9 da lontano (quattro arrivano nel terzo periodo) e conferma il suo straordinario momento in una stagione da incorniciare a livello personale. Dall’altra parte per Memphis è la 14^ sconfitta in 15 gare, un disastro per una squadra che ha perso completamente la bussola. Il miglior realizzatore tra i padroni di casa è Omri Casspi con 18 punti in uscita dalla panchina: impossibile evitare così il 3-1 negli scontri diretti con i Kings in stagione.

Orlando Magic-Washington Wizards 91-95

La vendetta è un piatto che va servito freddo. Anche quando conta poco, anche a distanza di un paio d’anni, come accaduto a Jeff Green che nella stagione ai Magic non la metteva davvero mai dalla lunga distanza (28% al tiro dall’arco). Nell’ultimo incrocio però Green ha dimostrato alla sua ex squadra di aver ritrovato la mira, tirando 6/9 da tre punti, in una sfida chiusa con 24 totali – il suo massimo stagionale, con tanto di lay-up a 42 secondi dalla sirena che ha dato lo strappo definitivo alla sfida. Oltre ai suoi canestri, sono 27 punti e sette assist per Bradley Beal, mentre il miglior realizzatore del match è Nikola Vucevic – autore di 28 punti e nove rimbalzi. Washington chiude con un convincente 15/27 dalla lunga distanza e si avvicina all’ottavo posto a Est: nonostante l’assenza di John Wall, non tutto è perduto.

Brooklyn Nets-New York Knicks 109-99

Ai Nets serviva una scossa dalla panchina, ma purtroppo il giocatore deputato a farlo era fuori a causa di un infortunio. Senza Spencer Dinwiddie però, Brooklyn trova la forza e le risorse a gara in corso per vincere il derby contro i Knicks, guidata da Theo Pinson, Ed Davis e Shabazz Napier: alla sirena finale il conto dice rispettivamente 19 punti, 17 e 18 assist e 18 punti con 11/12 ai liberi per i tre protagonisti in uscita dalla panchina dei Nets, che permettono ai padroni di casa di mettere a posto le cose dopo un avvio modesto. I ragazzi di coach Fizdale non vanno oltre i 25 di Trey Burke, con Enes Kanter tenuto anche una volta fuori per tutti e 48 i minuti. L’ennesimo problema in una stagione da 16 sconfitte nelle ultime 17 gare (unica eccezione la trasferta a Los Angeles con i Lakers): davvero difficile pensare di poter fare peggio.

Cleveland Cavaliers-Miami Heat 94-100

È bastato trascorrere qualche minuto negli spogliatoi a riflettere per cambiare l’inerzia del match. Miami infatti fatica nel primo tempo, nonostante i Cavaliers restino un avversario modesto, per poi trovare ritmo e canestri nel terzo periodo: 32-17 di parziale per gli Heat e gara in discesa, con 27 punti di Justise Winslow (non la specialità della casa) a cui si aggiungono i 14 a testa di Whiteside e Jones Jr. oltre ai 13 di Wade – che a fine gara scambia la maglia con Collin Sexton, uno dei cinque giocatori in doppia cifra per Cleveland. Cedi Osman gioca un’ottima partita, chiusa con 29 punti, quattro rimbalzi e quattro assist in 39 minuti. Uno sforzo inutile, che non evita ai vice-campioni NBA in carica il 18° ko nelle ultime 19 gare.

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