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NBA, i risultati della notte: 43 punti di Paul George, Miami battuta. New York canta per Irving

NBA

OKC travolge a domicilio gli Heat grazie a un super Paul George, Boston batte i Knicks mentre il Madison Square Garden corteggia il n°11 dei Celtics. Rudy Gobert "vendica" la mancata convocazione all'All-Star Game dominando nel successo contro Atlanta, Charlotte vince contro Memphis

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TUTTI GLI HIGHLIGHTS DELLA NOTTE

Miami Heat-Oklahoma City Thunder 102-118

Paul George si conferma il leader dei Thunder in questa stagione, protagonista dell’ennesima partita da record personale su un campo storicamente complicato per lui. Il suo apporto è fondamentale nel trascinare OKC al successo a Miami – parquet dove George in passato ha anche perso 11 gare in fila (quando le sfide contro LeBron valevano l’accesso alle finali NBA). Il n°13 ex-Pacers chiude questa volta con 43 punti e ben dieci triple a segno – nuovo massimo in carriera per lui e miglior prestazione mai fatta registrare da un giocatore dei Thunder – buona parte dei quali arrivati in un primo tempo da 72 punti realizzati da OKC che spaccano in due il match. Il protagonista del secondo quarto però è Dennis Schroder: la point guard tedesca non sbaglia mai dal campo (9/9 al tiro) e chiude con 24 punti in 12 minuti; seconda miglior prestazione stagionale dietro i 25 in un quarto firmati neanche a dirlo da George. Per Schroder sono 28 punti totali; canestri che fanno passare in secondo piano la quinta tripla doppia consecutiva e la 18^ in stagione messa a referto da Russell Westbrook (14 punti, 14 assist, 12 rimbalzi), il modo migliore per festeggiare la convocazione all’All-Star Game: “Sono onorato, è un traguardo storico: non bisogna mai dare per scontata la partecipazione alla gara delle stelle”. OKC vince così per la sesta volta in fila contro Miami, raccogliendo il settimo successo consecutivo e diventando la squadra con la striscia di vittorie aperta più lunga dell’intera Lega.

New York Knicks-Boston Celtics 99-113

Il risultato conta il giusto, ossia poco, visto che per i Knicks è la 12^ sconfitta in fila, l’11^ consecutiva in casa in una regular season disastrosa a livello di risultati. Questa volta però la squadra di coach Fizdale aveva un alibi di ferro, rimaneggiata e senza giocatori a disposizione dopo la trade Porzingis e in attesa che i vari DeAndre Jordan, Wesley Matthews e Dennis Smith Jr. arrivino in città. Già, perché a far discutere (ovviamente) è ancora lo scambio che ha visto il talento lettone dei Knicks fare le valigie, lasciando un vuoto nel cuore dei tifosi e uno spazio da 71 milioni di dollari all’interno del salary cap dei newyorchesi: quello da riempiere con il contratto di due All-Star, uno dei quali potrebbe essere proprio Kyrie Irving; osannato dal pubblico del Madison Square Garden. “Vogliamo Kyrie”, è stato il coro più frequente di una ripresa in cui i Celtics hanno amministrato un vantaggio figlio dei sei uomini in doppia cifra, guidati proprio dai 23 punti di Irving: “Nulla di rilevante, ora come ora è soltanto una distrazione per me”, chiosa il n°11 di Boston, che dice di pensare al titolo NBA 2019, ma che uno sguardo sugli spalti prima di uscire dal parquet lo avrà sicuramente lanciato.

Utah Jazz-Atlanta Hawks 128-112

A far notizia, anche perché è un giocatore poco appariscente, sono certamente le sue lacrime per la mancata convocazione all’All-Star Game e non i suoi canestri, ma ciò che più conta alla sirena finale sono i 25 punti e 13 rimbalzi messi a referto. Lo sa bene Rudy Gobert, uno degli “esclusi” d’eccezione dalla partita delle stelle e rappresentante di una squadra da playoff a Ovest che non ha conquistato neanche un posto nel roster dell’All-Star Game. Poco importa fino a quando arrivano successi sul parquet, con Ricky Rubio che aggiunge 22 punti e 11 assist, molti dei quali per armare la mano di un Joe Ingles da 19 punti. Una vittoria meno scontata del previsto, contro una squadra in forma come gli Hawks che stanno cavalcando il miglior periodo di forma della stagione di Trae Young: per il rookie di Atlanta sono 28 punti e nove assist, che non bastano per evitare la quinta sconfitta nelle ultime sette. Utah invece consolida il suo 7° posto e aggancia i Rockets: obiettivi ben più importanti di una convocazione all’All-Star Game.

Charlotte Hornets-Memphis Grizzlies 100-92

Vittoria di squadra degli Hornets, che si tengono stretti il loro posto ai playoff battendo i Grizzlies in casa (non una missione impossibile, diciamo) grazie ai 23 punti di Kemba Walker, a un paio di canestri pesanti e decisivi di Marvin Williams e alle stoppate di Bismack Biyombo. Il miglior realizzatore del quarto periodo è Malik Monk, autore di 14 dei suoi 20 punti totali nell’utima frazione, uno dei tanti nomi che riempiono la bocca di coach Borrego a fine gara: “Marvin è stato fantastico, così come Malik e tutti gli altri. Nel secondo tempo abbiamo cambiato marcia, dobbiamo sempre essere così efficaci”. Dall’altra parte invece a un roster rimaneggiato come quello di Memphis (senza Mike Conley, tra gli altri) non bastano i 19 punti di Mack e poco altro, in una stagione che aspetta la sua svolta con gli scambi che nel prossimo futuro coinvolgeranno Marc Gasol e il già citato Conley.

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