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NBA, Dallas Mavericks, e se Dirk Nowitzki non smettesse? "Dipende dal mio fisico"

NBA

Il n°41 dei Mavericks migliora settimana dopo settimana, si sente meglio e spera di poter mantenere questo stato di forma ancora a lungo: "Se il fisico non mi abbandona, mi piacerebbe dare una mano un altro anno ai giovani talenti arrivati a Dallas"

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Tutti lo stanno salutando e omaggiando da mesi, ricevendo sempre il caloroso abbraccio dei tifosi avversari in giro per le arene NBA in cui si rende il giusto merito a una leggenda vivente del basket. Dirk Nowitzki però in realtà non mai annunciato il suo ritiro a fine stagione. E a leggere tra le righe le parole pronunciate dopo il successo conquistato contro Indiana, non è detto che questa sia la sua ultima stagione. Anzi. “Mi piacerebbe essere qui a disposizione dei giovani talenti un altro anno, ma tutto dipende da quale sarà la mia condizione fisica a fine anno – commenta dopo aver messo a referto 11 punti, cinque rimbalzi e tre assist in 22 minuti sul parquet contro i Pacers – ho avuto un po’ di problemi in questa stagione. Le ginocchia mi hanno dato un po’ di problemi nelle ultime settimane, anche prima dell’All-Star Game e la situazione non è delle migliori. Ma come ho già detto, la mia condizione sta crescendo. Mi sento più forte con il passare dei mesi. Prenderò la mia decisione soltanto alla fine, ma sono certo che il futuro dei Mavericks sarà luminoso. Se Doncic e Porzingis restano assieme e in salute possono dimostrare di essere una combo letale. Uno il complemento dell’altro, entrambi con grande tecnica unita a una dimensione fisica invidiabile per la loro posizione in campo. Può funzionare al meglio e dal prossimo anno scopriremo come andranno le cose”. Con la speranza magari di poter essere al loro fianco per dargli le giuste indicazioni (o immaginando magari una coppia di lunghi letali in attacco composta assieme a Porzingis, che da ragazzino sognava di diventare come lui): il suo contratto è in scadenza il prossimo 30 giugno, ma dopo 21 anni passati assieme basterebbe una telefonata per prolungare un rapporto che già oggi è da record per longevità.

Dalla panchina al ruolo da titolare: “Tutto merito della forma ritrovata”

Nowitzki quest’anno ha saltato le prime 26 partite della regular season, alle prese con l’infiammazione al tendine del piede sinistro, eredità dell’operazione alla caviglia a cui si è sottoposto prima dell’inizio della stagione. Tornato sul parquet, il campione tedesco è sembrato spesso il fantasma di sé stesso, in grado di andare in doppia cifra soltanto in tre occasioni totali prima dell’All-Star Break. Un traguardo bissato nelle ultime tre uscite, le prime da titolare in tutta la stagione in cui viaggia a quasi 13 punti di media (campione ridotto, per carità) con oltre 24 minuti sul parquet – mentre prima del weekend delle stelle non ne aveva mai giocati più di 18. “Ho sentito un minimo di spinta in più nelle ultime gare, le mie gambe reggono molto meglio che in passato e mi sento in forma. Posso dare una mano concreta adesso, mentre a inizio anno facevo fatica anche a fare avanti e indietro tra attacco e difesa sul parquet”. I progetti di inizio stagione in casa Mavericks d’altronde sono stati stravolti nelle ultime settimane. L’idea era quella di lasciare Nowitzki in panchina per fare spazio in quintetto a DeAndre Jordan, finito poi a New York senza grossi rimpianti a fine gennaio. In realtà il tedesco non sarebbe stato in grado di tenere a lungo il campo, visti gli acciacchi e le pessime condizioni di forma. Adesso invece, oltre allo spazio sul parquet, sembra esserci anche la possibilità di rendere al meglio: “Ha lavorato come un dannato per farsi trovare pronto – sottolinea coach Carlisle – si è conquistato in allenamento l’opportunità di tornare a essere titolare. È molto bello rivederlo in ritmo e in grado di giocarsela”. Dopo la stagione da rookie infatti, Nowitzki non aveva mai testato così a lungo il ruolo di riserva di lusso. E appena ha messo a posto le cose, è tornato a riprendersi il suo spazio a suon di canestri.

Il futuro resta un bel punto interrogativo

Ma quindi, continua davvero a giocare? Ci saranno altre partite a Los Angeles ad esempio, dove Doc Rivers gli ha regalato una delle standing ovation più emozionanti degli ultimi tempi? “La mia speranza è di poter stare così bene in maniera continuativa anche a novembre e dicembre, quando il primo mese di stagione è ormai alle spalle. Mi rendo conto che aver saltato le prime sette settimane dell’anno per l’infiammazione al tendine ha complicato tutto il resto della mia regular saeson. Ma non posso piangermi addosso. Devo continuare a lavorare, con la speranza che le cose vadano meglio con l’andare avanti delle gare. Lavorerò anche nei giorni di riposo, facendo ciò che devo in palestra sia a livello fisico e con sessioni di tiro. Il mio obiettivo è quello di arrivare al termine della stagione più forte di quanto non sia adesso”. Lette così, non sembrano davvero le parole di un giocatore che ha l’intenzione di smettere di giocare a pallacanestro. Forse qualcuno ha deciso di battergli le mani per l’ultima volta un po’ troppo in fretta, ma certamente saremo tutti ben felici di continuare a farlo anche il prossimo anno.

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