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15 marzo 2019

NBA, Kobe Bryant: "LeBron il migliore di sempre? Deve vincere più titoli"

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Intervistato in occasione del sorteggio per i mondiali FIBA, la leggenda dei Los Angeles Lakers ha parlato a ruota libera di LeBron James, dei Los Angeles Lakers, di Anthony Davis e di Giannis Antetokounmpo, senza risparmiare nessuno

KOBE: "NON GUARDO I LAKERS DI LEBRON"

LA MAGLIA RUBATA DI KOBE IN CINA

La stagione dei Los Angeles Lakers è ormai andata come è andata, ma forse proprio per questo diventa un argomento ancora di maggiore attualità. Ed è inevitabile che ogni volta che Kobe Bryant parla in pubblico arrivino delle domande sui gialloviola. La leggenda dei Lakers è stato nominato come ambasciatore per i prossimi mondiali FIBA – evento in esclusiva su Sky Sport – ed è volato in Cina per presenziare al sorteggio che si terrà sabato alle 11 italiane (diretta su Sky Sport 24). Per l’occasione si è prestato ad un’intervista con i colleghi spagnoli di As e Marca, con i quali ha parlato sia dell’evento che della pallacanestro in generale, toccando ovviamente anche l’argomento della NBA. E, inevitabilmente, di LeBron James, che dopo aver superato Michael Jordan nella classifica marcatori ha messo nel mirino il suo terzo posto. “Ma l’unica cosa importante è vincere titoli, non superare i record individuali” ha risposto Bryant alla domanda su James. “I numeri, le statistiche… non contano. Hai vinto oppure no? Non ci sono ‘ma’. Quando Michael, Magic o io giocavamo, non potevamo dire se avevamo o non avevamo giocatori al nostro fianco. Hai vinto oppure no? Uno non può definirsi come il migliore se non vince. Quindi LeBron deve vincere più anelli”.

Kobe: "Lakers? È solo il primo anno. Davis uno dei migliori di sempre"

Nonostante queste parole severe nei confronti di LeBron, il giudizio sulla sua prima stagione in maglia Lakers è molto più morbido. Quando gli è stato chiesto se James si è sbagliato nello scegliere Los Angeles, Kobe ha risposto solo: “È il primo anno. A L.A. è sempre una crisi perché vogliono vincere l’anello in ogni stagione, e in quella successiva. Tutto, ora e subito. Ma non è la realtà, e va bene così. Sono sicuro che il secondo anno sarà migliore del primo, e il terzo ancora meglio. Vincere non è una questione di ‘Vengo qui e vinco’. È un processo”. Un processo sul quale ha influito, almeno quest’anno, quanto successo lo scorso febbraio con la querelle legata a Anthony Davis. La posizione di Kobe, però, è netta: “Per me le voci non hanno influito sulla squadra. Kuzma, Lonzo, Ingram… Loro tre sono meglio di Anthony Davis? No. No! Ciao! Bye!” ha detto con convinzione. “Davis è uno dei migliori giocatori del mondo. Non di adesso, ma della storia. Di cosa stiamo parlando? Se puoi prendere Anthony Davis, lo fai. Se no, va bene: hai tre giocatori giovani che lavorano duro. Sono intelligenti e vanno sviluppati. Però se puoi prendere Davis… lo fai e basta”.

Kobe: "Giannis non sa come si gioca, è ancora giovane"

Dai colleghi spagnoli non poteva mancare poi una domanda su Pau Gasol e il suo passaggio ai Milwaukee Bucks, anche se la risposta di Bryant ha sollevato un altro punto interessante: “Pau a Milwaukee? Dipende se vuole giocare oppure no… Glielo ho detto: ‘Va bene andare a Milwaukee, ma vuoi giocare o vuoi fare la differenza? Che Pau vedremo, quello che ha giocato con me a Los Angeles o quello che stava a San Antonio, che neanche riconoscevo chi fosse?’ Capisco che ha 38 anni, però ci sono ancora tante cose che può fare: passare, tirare, dare esperienza alla squadra”. Proprio su quest’ultimo concetto Bryant ha tirato in ballo il candidato MVP Giannis Antetokounmpo: “Pau può rendere Milwaukee molto pericolosa conla sua esperienza. Per esempio Antetokounmpo non sa come si gioca perché è molto giovane. Non capisce il gioco , come bisogna pensare in una partita di playoff. Pau può dargli una grossa mano”. E l’altro fratello Gasol, Marc? “Toronto ha giocatori con grandi dimensioni: quando giochi contro Golden State, hai bisogno di giocatori fisicamente strutturati, con apertura di braccia e gambe larghe. Steph Curry è un giocatore piccolo, quando incontra difensori veloci come lui può avere più difficoltà”.

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