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NBA, Isaiah Thomas, il ritorno a Boston e un'ovazione senza fine: "Questa è casa"

NBA

Ha giocato solo 7 minuti, non ha segnato neppure un punto eppure il vero protagonista della notte a Boston è stato Isaiah Thomas, accolto da trionfante ex dai suoi vecchi tifosi e celebrato da un emozionante video-tributo: "Vi amerò per sempre"

DENVER PASSA A BOSTON E SI PRENDE IL PRIMO POSTO A OVEST

COACH MALONE METTE FUORI ROTAZIONE ISAIAH THOMAS

Tra Isaiah Thomas e la città di Boston è stato amore incondizionato due anni fa e continua a esserlo anche oggi, come ha dimostrato il ritorno in città – stavolta con la maglia di Denver – dell’ex point guard dei Celtics, per la prima volta sul suo vecchio parquet da avversario in divisa e disponibile a scendere in campo. Una prima volta che la sua ex squadra ha voluto riconoscere tributandogli un bellissimo video-tributo che è stato il momento più emozionante di tutta la serata, scatenando un’ovazione del pubblico di Boston durata ben più di un minuto, mentre Thomas – quasi sul punto di commuoversi – si godeva l’affetto e la passione dei suoi ex tifosi appoggiato al tavolo dei segnapunti del TD Garden. “Casa”, così il n°0 oggi ai Nuggets ha riassunto i suoi sentimenti verso la città di Boston e verso l’organizzazione con cui, due anni fa, ha sfiorato l’accesso alle finali NBA dopo una stagione chiusa a 28.9 punti di media che lo ha visto serio candidato al titolo di MVP NBA. Un concetto poi ribadito anche sui social, via Twitter: “CASA è dov’è il tuo CUORE!!! Grazie per aver reso questa serata così speciale. Ti amerò sempre Boston!”. Una dimostrazione di affetto – reciproca – che affonda le sue radici in quella incredibile stagione 2016-17 che nel bene e nel male ha segnato la vita e la carriera di Thomas, la migliore dal punto di vista professionale ma la peggiore dal punto di vista umano, con la perdita in un incidente stradale della sorella Chyna proprio prima del via dei playoff e con il susseguente infortunio all’anca che gli ha, di fatto, rovinato la carriera. “Quando ho perso mia sorella, quando ho dovuto affrontare un test così duro, questa città e questa organizzazione sono stati dalla mia parte in ogni maniera possibile. C’è sempre stato grande amore tra noi, ma quella situazione ha cambiato tutto, perché li ho sentiti vicini in uno dei momenti più duri di tutta la mia vita. È per questo che Boston per me significa così tanto”, ha spiegato Thomas. E quando, con poco più di 7 minuti da giocare, sul jumbotron del TD Garden è partito il video-tributo preparato dalla società per l’ex point guard biancoverde, Thomas è uscito dal tunnel dove stava riscaldandosi su una cyclette per gustarsi in prima fila le immagini di una cavalcata indimenticabile: “Ho apprezzato moltissimo il loro gesto, per me significa davvero tanto. Ho avuto la fortuna di vedere la mia maglia ritirata al college [a Washington, con gli Huskies, ndr] ma queste sensazioni non riesco neppure a descriverle. Lo apprezzo ancora di più per la situazione in cui mi ritrovo oggi, quando non riesco a trovare spazio e scendere in campo: sentire questo tipo di amore, sentirmi voluto e apprezzato da questa gente è qualcosa di fantastico. Sono felice di essere tornato a Boston, il loro affetto è stato incredibile”. Al punto da non escludere un ritorno futuro: "Finire la mia carriera ai Celtics? Potrebbe succedere. Sono stati gli anni più divertenti della mia carriera. Qui sono diventato una superstar. Non che la gente non mi conoscesse già, prima, ma il mondo intero mi ha conosciuto come parte dei Celtics, allenato da quello che considero il miglior allenatore che ho mai avuto, Brad Stevens".

Le scarpe speciali

Al suo ex pubblico Thomas ha regalato tanti sorrisi e durante l’interminabile ovazione in campo anche un gesto dai mille significati, quel toccarsi il polso sinistro con l’indice destro reso celebre nei quarti quarti da lui disputati (e spesso decisi) in maglia Celtics: era conosciuto come “IT time”, il momento di IT, e per un giorno a Boston tifosi e appassionati hanno tirato indietro le lancette del tempo, celebrando la loro ex superstar come ai bei tempi. “Ovunque andassi in questa città la gente ha sempre dimostrato grandissimo amore a me e alla mia famiglia. Boston è speciale, l’ho sempre detto: io ho provato a ricambiare questo amore dando sempre il 100% e loro lo hanno apprezzato”. Poi Thomas è andato oltre, parlando anche di quello che avrebbe potuto essere se l’infortunio all’anca non avesse sabotato i suoi playoff 2017: “Sì, credo che avremmo vinto il titolo – dice senza mezzi termini – ma è andata come è andata e non ce l’ho con nessuno: sono solo felice di stare di nuovo bene e di poter tornare in campo”. Un ritorno che “IT” è convinto possa ancora regalargli tante soddisfazioni, a lui e alla squadra che deciderà di credere in lui: “Quello che voglio è solo una vera opportunità. Non mi interessa in che ruolo, ma io so di poter giocare ancora ad alto livello. Se mi verrà data l’opportunità, posso tornare a essere un All-Star, un giocatore da primi tre quintetti NBA. Se succederà sarò pronto ad approfittare di questa chance, e in estate – insieme alla mia famiglia – prenderò in considerazione quali saranno gli scenari migliori per me”. Intanto, come tributo ai suoi ex tifosi, Thomas da avversario in maglia Nuggets ha scelto di scendere in campo sul parquet del TD Garden con un paio di scarpe speciali, verdi Celtics con il tallone dorato: “Sapete cos’è pazzesco di queste scarpe? Il fatto che le avevo fatte preparare per indossarle durante le finali NBA del mio ultimo anno qui. Poi è andata come è andata [4-1 Cleveland in finale di conference, con Thomas costretto a saltare tre delle cinque gare, ndr] ma sapevo da quel momento che le avrei indossate su questo campo alla prima occasione utile”. L’ex n°4 dei Celtics ha poi continuato a lodare Boston e i suoi tifosi riflettendo sui meravigliosi anni passati assieme: “A quel tempo la città aveva bisogno di qualcosa di speciale e io di una squadra che credesse in me. Volevano la grandezza e io ho voluto dimostrargli cosa fosse la grandezza”.

Thomas si allena con i ragazzi di un college locale

Il tanto atteso ritorno di Thomas a Boston era stato preceduto dalle parole di Michael Malone che lasciavano poca speranza sul minutaggio futuro del giocatore in maglia Nuggets (“Una decisione difficile, che ho dovuto prendere e che lui ha accolto da vero professionista”) e da un tweet pubblicato dal giocatore che – pur di scendere in campo e giocare – aveva chiesto sui social che gli venisse indicata una palestra dove poter fare due tiri. La risposta è arrivata da Kyle Bray, un ventenne al terzo anno all’Emerson College – sul cui campo spesso le squadre ospiti fanno shootaround o allenamenti quando sono a Boston – che ha implorato Thomas di fermarsi con loro alla fine dell’allenamento dei Nuggets. Detto, fatto. “IT” ha iniziato con una gara di liberi e poi ha preso parte a un cinque-contro-cinque con nove giocatori dell’Emerson College, mentre nel campus si spargeva voce della partitella improvvisata e in pochi minuti una trentina di altri studenti accorreva per gustarsi lo spettacolo. “Si è comportato come uno di noi, ridendo e scherzando”. Bray si è anche vantato di aver tenuto Thomas a 1/4 al tiro (sottolineando però come il giocatore dei Nuggets fosse molto rilassato nel suo approccio alla partita, senza ovviamente dare il suo massimo) e anche ad altri suoi compagni non è passata inosservata la particolarità del momento: “Ero in squadra con lui, prima ho segnato su un suo assist e poi ho fatto segnare lui”, il racconto emozionato di un compagno di squadra, mentre un avversario ha confidato: “Palleggiavo marcato da Isaiah Thomas: non mi sembrava vero, è stato incredibile”. 

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