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Anthony Davis: "L’anno prossimo potrei essere ancora un giocatore dei Pelicans"

NBA

Dopo la t-shirt che ha fatto discutere, dopo le parole del suo allenatore Alvin Gentry, ora parla il n°23 di New Orleans. Che ammette degli errori nella gestione del suo finale di stagione e dice la sua sull'addio di Magic Johnson ai Lakers

"THAT'S ALL FOKLS": LA MAGLIA DI DAVIS FA DISCUTERE

La sconfitta interna contro i Golden State Warriors ha segnato ufficialmente la fine della stagione 2018-19 dei New Orleans Pelicans (chiusa con 33 vittorie e 49 sconfitte) e forse, ufficiosamente, anche l’avventura di Anthony Davis in Louisiana. O almeno, così si aspettano tutti, ma non necessariamente il diretto interessato: “Sono pur sempre sotto contratto con i Pelicans, per un altro anno”, fa giustamente notare il n°23 dei Pelicans (per quasi 26 milioni di dollari, mentre l’ultimo anno dell’accordo – per il 2021-22 – è una player option). Che quindi spiega: “Che io sia ancora qui all’inizio della prossima stagione è ovviamente una possibilità, lo so benissimo. Personalmente non ho problemi con nessuno: non sarei certo infuriato se fossi ancora qui l’anno prossimo”. Davis non rinnega la sua decisione di annunciare pubblicamente – attraverso il suo agente, Rich Paul – la richiesta di essere ceduto prima della trade deadline dello scorso 7 febbraio, ma ammette: “Le cose sono scappate un po’ di mano, ma ora è finita. Mi interessa solo capire cosa mi riserva il futuro”. Che nell’immediato vuol dire capire quale sarà la decisione della franchigia nel nominare il nuovo general manager: “Voglio fare due chiacchiere con lui, chiunque sia, per capire quali sono i piani futuri. Il tempo passato qui è sempre stato fantastico, amo giocare qui: è sicuramente qualcosa che terrò nel mio cuore per sempre, ma per il momento il prossimo passo è quello di vedere chi sarà il nuovo GM”. Parole ambigue soprattutto nell’uso – a volte al presente, a volte al passato – dei verbi, come quando l’ex campione NCAA di Kentucky afferma: “Amo i tifosi, la città, ho avuto momenti bellissimi. Non sai mai quello che può succedere nel futuro della tua carriera, ma per sette anni New Orleans è stato un posto dove ho amato giocare”. Quella maglia con lo slogan – preso in prestito dai Looney Tunes – a molti è sembrato un addio, ma Davis ha una spiegazione (in realtà poco convincente) anche per il suo particolare look: “Non l’ho scelta io, era appesa insieme agli altri vestiti che avrei dovuto indossare”. E ovviamente non si ricorda chi l’ha scelta al suo posto, ma assicura che i personaggi dei Looney Tunes da sempre sono tra i suoi preferiti: “Li amo tutti, sono un grande fan dei cartoni animati, specialmente dei Looney Tunes. Ho sentito che è stato interpretato come una frecciatina poco educata nei confronti dei Pelicans, ma sinceramente non mi interessa”, conclude il giocatore (che peraltro non nega apertamente).

L’addio di Magic, i Lakers e un po’ di autocritica

Nella notte dell’ultima gara dei Pelicans – e delle polemiche per la sua t-shirt – da Los Angeles rimbalza la notizia dell’addio di Magic Johnson dai Lakers, la squadra che aveva fatto di tutto per assicurarsi Davis a rimbalzo. Ma lui, ovviamente, non ne sa niente: “Non ho idea di quello che sta succedendo a L.A.”, si affretta a dichiarare. “Cosa accade in casa Lakers? Sinceramente ho altro a cui pensare e comunque la mia opinione non cambia: quella dei Lakers rimane una grande organizzazione, come tutte le altre 29 di questa lega. Con cui io non ho nulla a che fare”. Quello con cui ha avuto a che fare Davis è stata la straniante telenovela di una seconda parte di stagione vissuta quasi da separato in casa, con minutaggio ridotto e una presenza-fantasma in campo e in spogliatoio: “Di sicuro io voglio giocare, e dovermi adattare a farlo solo per 20-21 minuti a sera è stato sicuramente qualcosa di nuovo per me. Ho capito le motivazioni della società, in fondo la NBA è un business, ma negare a un giocatore il piacere di scendere in campo e giocare al massimo è qualcosa di difficile da gestire, per ogni giocatore. Non sono mai stato uno abituato a stare seduto nel quarto quarto: mi sono dovuto adattare per provare a dare comunque tutto”. L’idea che si potesse fare meglio – nella gestione dell’intera faccenda – lo trova alla fine concorde: “In tutto quello che si fa c’è sempre qualcosa da imparare. Non ci ho ancora riflettuto, lo farò, e se capirò che qualcosa poteva essere gestito meglio, da me o dalle persone che mi stanno attorno, faremo in modo di far meglio la prossima volta”. Magari, però, lontano da New Orleans.

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