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Playoff NBA, Philadelphia spalle al muro: cosa fare contro Leonard e Toronto?

NBA

I canadesi hanno un roster profondo, armi tattiche per limitare i "Big Four" dei Sixers e dispongono soprattutto del duo Leonard-Siakam; il più completo della Lega considerando il lavoro in entrambe le metà campo. Philadelphia deve inventare in fretta qualcosa per invertire la tendenza

Toronto-Philadelphia in diretta dalle 02.00 su Sky Sport NBA e in replica martedì 30 aprile alle ore 14, 17 e 21 con il commento di Alessandro Mamoli e Matteo Soragna

LEONARD FA IL FENOMENO: 1-0 TORONTO NELLA SERIE

LEONARD VS. PHILADELPHIA: I PRECEDENTI NON LASCIANO DUBBI

Prima della palla a due che ha dato il via alla serie, prima dei 45 punti messi a referto in faccia all’impotente difesa Sixers, JJ Redick non aveva dubbi su quale fosse il principale problema per Philadelphia: “Kawhi”. Una conferma quella di gara-1 alle perplessità già avanzate da molti tra le fila della squadra della Pennsylvania: “Qualunque sia l’accoppiamento, resta un grande giocatore. Un campione. Dobbiamo cercare di rendergli la vita complicata, nulla più”. Missione fallita, non solo ai Sixers, ma a chiunque abbia dovuto fare i conti con lui. Dopo queste sei prime gare playoff del 2019 infatti, Leonard è diventato il miglior realizzatore per efficienza all-time nella storia della post-season NBA. Un dato enorme, che va spiegato e che ben racconta l’efficacia di uno dei migliori difensori della Lega. Il n°2 dei Raptors tira in carriera con una percentuale reale (quella che tiene conto del peso aumentato del tiro da tre punti e della precisione in lunetta) di 62.6%: ogni volta che Leonard tira ai playoff segna 1.25 punti. Mai nessuno prima di lui aveva tenuto medie del genere, neanche Cedric Maxwell – che per fare il suo mestiere non si è mai allontanato più di due metri dal canestro. Neanche Steph Curry, quarto con il 61% nonostante il record di triple ai playoff aggiornato ogni volta che scende sul parquet. No, Leonard è una cosa diversa e sembra aver fatto un ulteriore passo avanti in questa post-season. Un giocatore entrato in NBA con un limitato bagaglio tecnico in attacco e una predisposizione e attitudine per il gioco tutta da costruire e sviluppare.

Un giocatore che ha imparato ad attaccare negli anni

In prima fila, come al solito inquadrato a ogni pausa del gioco, c’era Drake, che dopo l’ennesimo canestro con tanto di virata in velocità di Leonard aveva urlato ripreso dalle telecamere: “Non ti può marcare, non ci riesce”, rivolto verso un Jimmy Butler affaticato e costretto a inseguire senza mai riuscire a mettere il corpo tra l’avversario e il canestro. Né lui, né Simmons, né Harris: “Questo dimostra soltanto che il lavoro che ho fatto dal primo anno nella Lega fino a oggi ha portato i suoi frutti – racconta Leonard, come al solito avaro di parole e asciutto nell’utilizzo degli aggettivi – chi mi conosce sa bene che penso soltanto al successo della squadra, non guardo mai agli obiettivi personali”. Tanto che a cinque minuti dalla sirena il n°2 dei Raptors aveva iniziato a girarsi di continuo verso la panchina: sul +20 infatti sperava in una sostituzione che avrebbe allungato il suo riposo, mentre coach Nurse voleva continuare a cavalcarlo. Fermo a quota 41, mancava un solo canestro per eguagliare il suo precedente massimo in carriera ai playoff. I 43 punti contro Memphis nel 2017, stampati in faccia a Marc Gasol: “La ricordo bene quella partita, ma adesso sono felice che il suo record non coincida più con quella partita contro i Grizzlies e che, soprattutto, io fossi per una volta al suo fianco a godermi e a beneficiare del suo impatto”. In carriera sono 14 vittorie senza neanche una sconfitta per Leonard contro i Sixers. E al momento neanche la sua nemesi Butler sembra poter fare molto in marcatura contro di lui. “È in continua evoluzione, il suo obiettivo è quello di rientrare al più presto nei discorsi in cui si parla dei migliori giocatori della Lega – racconta Jonathon Simmons, che con lui ha condiviso lo spogliatoio a San Antonio – contro un talento del genere non puoi aspettarti una serata storta. Tanto sai che non ci sarà mai”.

Leonard, un fattore determinante anche in difesa

Più della virata a velocità supersonica da parte di Leonard contro l’ex Bulls, è rimasta impressa negli occhi di molti la stoppata senza appello piazzata su Tobias Harris lanciato a canestro. Un gesto barbaro, un atto di forza, un messaggio più forte anche dei 45 punti a referto. L’ex Clippers infatti ha puntato il ferro da lontano, cercando quasi un accoppiamento in transizione risultato poi letale. La serie di errori commessi in rapida sequenza da Harris è evidente, ma il più grande passo falso di tutti è certamente la sottovalutazione delle doti tecniche/atletiche/fisiche di uno dei migliori giocatori della Lega. Harris punta dritto verso le fauci del leone pronto a sbranarlo e non cambia direzione, non accenna finte, non inventa espedienti. La stoppata di Leonard è un massacro, il colpo di grazia in una partita che dopo il contropiede di Siakam e il seguente +13 chiude definitivamente i conti. Leonard pesa (e molto) in difesa e Philadelphia potrebbe pensare di adottare la tattica che lo stesso Butler utilizzò ai tempi dei Bulls nel 2016. In gara-1 l’ex Spurs è spesso finito sulle sue tracce, intercambiabile all’occorrenza con Siakam e sempre pronto all’aiuto e al raddoppio – ogni riferimento alle linee di passaggio di Ben Simmons sempre intercettate non è puramente casuale. Tre anni fa si parlò di “Kawhisolation”, ossia un’idea tanto semplice quanto funzionale: preferisco rinunciare del tutto al mio miglior attaccante pur di non avere Leonard tra i piedi. Il n°2 dei Raptors infatti spesso si prende cura del realizzatore più pericoloso che per scelta viene dirottato in un angolo ben lontano dal pallone. Fermo, senza permettere così a Leonard di avere a portata di mano i compagni e un eventuale aiuto. Un attacco quattro contro quattro in sostanza, a cui Philadelphia potrebbe pensare in casi eccezionali di poter ricorrere: a mali estremi (e Leonard sembra proprio esserlo), estremi rimedi.

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